Cape Fear - Il promontorio della paura

Cape Fear

USA - 1991
Ad un processo per stupro contro Max Cady, l'avvocato difensore Sam Bowden ha omesso la presentazione di un rapporto che poteva in parte fargli ridurre la pena. Uscito dopo 14 anni ed avendo acquisito le prove del danno subìto, Cady elabora un diabolico piano per vendicarsi di lui. Comincia innanzitutto con il farsi riconoscere ed il minacciarlo velatamente, quindi passa all'azione avvelenando il cane della moglie e quindi seviziando brutalmente la sua collega ed amante Lori Davis. Vano è il tentativo di farlo arrestare per vagabondaggio: Cady ha un cospicuo conto in banca. Lori, per paura di uno scandalo, rinuncia a denunciare l'aggressore e Sam si vede costretto ad assumere un investigatore, Claude Kersek, che tenta dapprima di impaurire Max minacciandolo, ma con scarsi risultati. Frattanto le attenzioni di Max si spostano sulla giovane figlia dell'avvocato, Danielle, che viene attirata con un inganno nel teatro della scuola, dove avviene un vero e proprio plagio della ragazza, per metterla contro i genitori e preparare una futura seduzione. Ma il padre lo viene a sapere, e furibondo decide di far pestare Cady, come lo consigliava di fare Kersek, ma ingenuamente lo va a minacciare in un pub. Dopo il pestaggio, che finisce per ritorcersi sugli aggressori data la forza dell'ex galeotto, Sam si trova incriminato perché Max ha registrato la conversazione e lo denuncia. A questo punto Sam e Kersek decidono di fingere un'assenza di due giorni dell'avvocato in modo da attirare in casa Cady e poterlo uccidere per legittima difesa. Ma l'uomo riesce ad introdursi in casa assassinando la cameriera ed il detective. Terrorizzati i tre fuggono a Cape Fear a bordo di un fuoristrada, e prendono un battello sul fiume. Ma il maniaco si è legato proprio sotto la loro vettura. A Cape Fear, in una serie di colpi di scena, tra lotte selvagge nel fiume, violenze fisiche e morali e sadiche minacce, finalmente l'avvocato riesce ad eliminare il mostro.

CAST

CRITICA

"Remake del thriller girato nel '63 da Jack Lee Thompson con Robert Mitchum e Gregory Peck che qui accettano con molta autoironia due particine, il film di Scorsese è, a dir poco, ridondante. Non si può negare al geniale regista italoamericano un grande istinto cinematografico, ma occorre sottolineare che qui, come in altri casi, la smania di insistere su certi dettagli decorativi, sia psicologici che scenografici, lo porta a calcare assai la mano sulla sceneggiatura, fino a proporre dei personaggi che finiscono per essere poco credibili. La bravura dell'istrione De Niro e della sorprendente Juliette Lewis, acerba e maliziosa, non basta a rendere la pellicola un classico del genere, nonostante gli inni di lode di parte della critica". ("Segnalazioni Cinematografiche, vol. 113, 1992").

"Peccato per quei venti minuti da horror all'Argento, cui assistono allibiti i veterani Robert Mitchum e Gregory Peck, protagonisti de 'Il promontorio della paura' di ventinove anni prima, perché l'angoscioso remake di Martin Scorsese, ottimamente giocato su atmosfere da incubo, ti incatena alla poltrona fino a tre quarti. Il sobrio padre coraggio Nick Nolte nulla può di fronte all'invadenza del demoniaco mascalzone Robert De Niro, così esagerato da mancare l'Oscar di un soffio". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 settembre 2001)
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