Cane mangia cane

Dog Eat Dog

USA - 2016
Cane mangia cane
Storia di tre ex detenuti che vorrebbero adattarsi alla vita civile: Troy, in cerca di un'esistenza semplice e pulita, è schivo e ha una mente geniale ma non riesce a liberarsi dall'odio per il sistema; Diesel è a libro paga della mafia ed è insofferente alla sua condizione familiare con una casa in periferia e una moglie assillante; Mad Dog, mina vagante del trio, è posseduto da veri e propri demoni interiori che lo portano a vivere sempre situazioni complicate. Disperati, i tre decidono di accettare l'offerta di lavoro proposta da un eccentrico boss della mafia. Sanno che dovrebbero rinunciare, ma l'occasione è troppo ghiotta per non afferrarla al volo; solo un altro colpo, un jackpot che gli farà guadagnare abbastanza per poter ricominciare da capo. Tutto quello che devono fare è semplicemente rapire un bambino, figlio di un altro malavitoso che sta derubando il boss, e Troy progetta un piano perfetto. Qualcosa, però, va storto, la situazione sfugge di mano e i tre devono quindi fare di tutto per non ritornare in prigione...
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: romanzo omonimo di Edward Bunker (ed. Einaudi)
  • Produzione: BLUE BUDGIE DED PRODUCTIONS, IN ASSOCIAZIONE CON ARCLIGHT FILMS INTERTATIONAL, PURE DOPAMINE, IN COLLABORAZIONE CON INGENIOUS MEDIA E SHANGHAI GIGANTIC PICTURES CO.
  • Distribuzione: ALTRE STORIE IN COLLABORAZIONE CON MINERVA PICTURES (2017)
  • Data uscita 13 Luglio 2017

TRAILER

NOTE

- FILM DI CHIUSURA ALLA 48. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2016).

CRITICA

"Il grande sceneggiatore di 'Taxi Driver' (1976), nonché regista di 'American Gigolò' (1980), adatta l'omonimo romanzo del 1995 firmato Edward Bunker, romanziere ex criminale mentore di Quentin Tarantino (Bunker interpretava Mr. Blue ne 'Le iene'). (...) Crepuscolare, satirico (finalmente vediamo inquadrati i nordamericani per quello che sono: quasi tutti obesi) e a suo modo commovente. Finale da brividi. Il mitico Paul Schrader, al ventesimo film da regista e qui anche in divertente cammeo, graffia ancora e sconcerta come un tempo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 4 agosto 2017)

"(...) questo heist-movie sui generis è immanente, sordo, nonsense. La violenza è fessa, nichilista e ottusa, la cornice è da sparatutto d'autore, il traguardo da impallidire 'Highlander', perché non ne rimarrà nemmeno uno. Un gioco al massacro ineluttabile e ineludibile, demitizzante (Taylor Swift) e ironico nero (una irriferibile battuta a sfondo pedofilo). Intendiamoci, non è un film riuscito, e tuttavia non è da buttare, qualche buona cosa c'è. Il peccato originale è proprio nel mood: Schrader sa girare, eccome, ma per trasporre il libro sceglie un 'pastiche' che alterna il bianco e nero al colore ipersaturo, gli effetti agli effettacci, peraltro senza colpo ferire. (...) il 22 luglio, il cineasta compie 71 anni, qui denuncia un giovanilismo senile e, perfino, ascendenze damsiane, nel senso del nostro DAMS universitario. Nel cast i suoi attori feticcio Nicolas Cage e Willem Dafoe, più Christopher Matthew Cook: se la cavano bene tutti e tre, eppure non basta, forse, non serve. (...) Vi torneranno in mente le peregrinazioni notturne di Scorsese, e ancor più di Abel Ferrara, qualche soluzione alla Harmony Korine o alla Larry Clark, e apprezzerete senz'altro l'esibita volontà di sovvertire un genere crime - e le serie crime - sempre più pastorizzato, eppure 'Cane mangia cane' si morde anche la coda: intorcinato più che libero, noncurante più che amorale, tentato più che riuscito. Buona la prossima." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 13 luglio 2017)

"(...) nei panni di 'Mad Dog', psicopatico drogato e disperato in combutta con Nicolas Cage, Willem Dafoe nel film di Paul Schrader 'Cane mangia cane', Dafoe, ancora una volta, risulta incisivo e potente. Uno sconfitto grondante violenza, perfettamente in tono con l'epopea tarantiniana che Schrader ha tratto dal libro cult di Edward Bunker." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 13 luglio 2017)

"Parte bene, ma poi si impantana in logorroiche elucubrazioni e ridicole imitazioni tarantiniane." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 13 luglio 2017)

"(...) un oggetto di elettrica pulp fiction (anche se la sua darkness totale ricorda più un salto nel vuoto come 'Killer Joe', di Friedkin, che le geometrie di 'Le iene'), posizionato alla Quinzaine forse perché troppo osé per il concorso, dove - quando si tratta di violenza e/o cinema di genere - alla furiosa energia intellectual/visiva di Schrader si preferisce il sadismo di superficie e di riporto di un Winding Refn. (...) A partire dal massacro rosa shocking con cui si apre il film, annoiarsi è impossibile in questa scommessa su una genere/storia molto conosciuti (...) che Schrader affronta con l'entusiasmo di un ventenne e la voglia di buttare a mare molte delle sue stesse cifre stilistiche. Almeno in apparenza, infatti, nessuno dei suoi film da regista, o da sceneggiatore (se non forse la discesa agli inferi di 'Hardcore' scritto però da John Milius) anticipa il mix di anarchia (formale e dello spirito) di 'Dog Eat Dog' i suoi bruschi scarti tonali e visivi, lo humor cattivissimo, l'uso spinto del colore, gli sconfinamenti (quasi grafici) nel fumetto, l'interpretazione sopra le righe di Dafoe, quella più interiore di Cage... E, in chiusura, l'apparizione del fantasma di Bogart (un'invenzione di Cage, che non era nello script). Il film è un oggetto di puro id, un invito ad abbandonarsi al guilty pleasure, che Schrader coreografa alla quasi-perfezione. (...) Christopher Matthew Cook, una rivelazione (...). Insomma, Schrader e i suoi complici non si risparmiano nulla, incluso un finale che potrebbe - o meno - essere ambientato nell'aldilà. Presentato come film di chiusura della Quinzaine, alla vigilia dell'epilogo di un festival più confuso e amorfo che brutto, 'Dog Eat Dog' ha il sapore di un gesto di liberazione, quasi fisica. Con esso Schrader si dimostra il più tenace, adattabile e ostinato dei grandi della nuova Hollywood, marginalizzati da un cinema che ha sempre più paura del mondo, di se stesso e della sua capacità di reinventarsi." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 21 maggio 2016)
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