Campane a martello

ITALIA - 1949
Campane a martello
Agostina è una cameriera che nell'immediato dopoguerra, per tirare avanti, ha iniziato a prostituirsi e ogni settimana manda al parroco del suo paese i risparmi, perché glieli conservi. Partiti gli alleati, Agostina torna al paese per riprendersi i soldi. Ma qui l'attende una sgradevole sorpresa. Il vecchio parroco è morto, e il nuovo, Don Andrea, non sapendo di chi fosse quella somma, se n'è servito per aprire un orfanotrofio. Ora i soldi sono spesi. Quando apprende la vera origine dei risparmi di Agostina, Don Andrea, ammalato di cuore, per poco non resta fulminato. Per restituire almeno in parte il denaro, idea uno stratagemma. Fa suonare le campane, e alla popolazione accorsa dichiara che non ha più i mezzi per provvedere alle orfanelle. La sua richiesta al sindaco perché destinare all'istituto i soldi raccolti per erigere un monumento, è stata vana. Ora è costretto a chiudere l'orfanotrofio e ad affidare le orfanelle alla popolazione. Le bambine piangenti, passano la notte sui gradini del sagrato e il sindaco, di fronte alla rivolta della popolazione, manda i soldi al parroco, che vuol consegnarli ad Agostina, che però rifiuta. Per il parroco questa emozione è troppo...
  • Durata: 100'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, SOCIALE
  • Produzione: CARLO PONTI PER LUX FILM
  • Distribuzione: LUX FILM - VIVIVIDEO, PANARECORD (CLASSICI DEL CINEMA ITALIANO)

NOTE

- DIRETTORE DI PRODUZIONE: BRUNO TODINI.

- SEGRETARIO DI EDIZIONE: PAOLO HEUSCH.

CRITICA

"Da 'Vivere in pace' a 'Anni difficili' abbiamo assistito a una serie di tentativi di approfondimento di problemi assai gravi, ed ogni volta abbiamo dovuto constatare quanto il regista fosse al di sotto [...] della materia trattata e delle sue stesse ambizioni, e come egli annaspasse nel buio. L'interesse suscitato dai suoi ilm nasceva da un quasi incomprensibile equivoco a causa del quale si venne a poco a poco a sostituire nella mente dell'osservatore [...] un generico apprezzamento della 'maniera' di Zampa al giudizio sulla sua personalità. Certamente sviato da tale interesse, il regista ha creduto di poter applicare i suoi sforzi di onesto artigiano a film di grande impegno tematico e stilistico [...]. Ha così inconsciamente scelto la via che a tutto [...] può condurre meno che all'arte". (Fernaldo Di Giammatteo, "Bianco e Nero", 4, aprile 1950).
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