Camminando sull'acqua

Walk on Water

ISRAELE - 2004
Camminando sull'acqua
Eyal, uno zelante agente del Mossad, i cui genitori sono sopravvissuti all'Olocausto, è incaricato di ritrovare un ex ufficiale nazista, Alfred Himmelman. Entra così in contatto con i nipoti del vecchio ufficiale: Pia, che vive in un kibbutz con il suo ragazzo, e Axel, che vive a Berlino dove insegna il tedesco ai bambini figli di immigrati e che ora è venuto in Israele per vedere la sorella. Eyal si spaccia come guida turistica e accompagna i due ragazzi in un giro della vecchia Gerusalemme e una gita lungo la costa. Durante il viaggio, tra Eyal e Axel nasce una profonda amicizia e l'agente riesce a scoprire due verità: l'omosessualità di Axel ma soprattutto che l'ex ufficiale è ancora vivo e parteciperà alla festa di compleanno del padre dei due ragazzi. Eyal viene allora incaricato di andare a Berlino ed eliminare Himmelman, ma una volta giunto in Germania scopre una serie di verità nuove e inaspettate non solo sulla famiglia di Axel e Pia ma anche su se stesso...
  • Altri titoli:
    To Walk on Water
    LaLehet Al HaMayim
    Walking on Water
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85), ARRICAM CAMERAS
  • Produzione: LAMA PRODUZIONI
  • Distribuzione: TEODORA FILM
  • Data uscita 12 Novembre 2004

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 54MO FESTIVAL DI BERLINO (2004) NELLA SEZIONE PANORAMA.

- HA VINTO IL PREMIO DEL PUBBLICO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DI FILM CON TEMATICHE OMOSESSUALI - TORINO 2004

- PRESENTATO AL FESTIVAL DI TORONTO (2004)

CRITICA

"Proprio quando sembra ingolfarsi lungo i sentieri battuti del gay movie, 'Camminando sull'acqua' inizia a sorprenderci: la trama sentimentale (sciabola contro fioretto, il macho redento dal gay) prende tinte da thriller politico; le certezze dell'uomo d'azione si venano di razzismo; il sogno israeliano diventa un incubo. E le colpe della Germania una morsa che soffoca i nipoti di vittime e carnefici, senza eccezione. Un film sfacciatamente di genere dal regista di Yossi & Jagger, nome di punta del cinema israeliano, con qualche goffaggine che fa tenerezza. Il personaggio più bello, che innesca la crisi decisiva, è il giovane palestinese rimorchiato in discoteca. Ma anche la rissa contro gli skinhead a Berlino e il lento sciogliersi del macho sono ben risolti. Contro gli stereotipi, per la tolleranza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 novembre 2004)

"Un film israeliano che si stenterebbe a definire 'politicamente corretto' (...) la regia è di Eytan Fox, di cui si è visto 'Yossi e Jagger', sul rapporto omosessuale fra due militari israeliani. Qui è omosessuale il nipote del nazista e narrativamente e psicologicamente lo si privilegia, spesso in modo discutibile, di spazi a danno del protagonista, pur lasciando in primo piano quel suo strano desiderio di dimenticare il passato. I modi sono nitidi, ma vi si accolgono, specie attorno alla figura del nipote, momenti totalmente incongrui. Se il film si segue, così, lo si deve soprattutto a Lior Ashkenazi nella parte pur contraddittoria dell'agente. Lo si ricorderà, di recente, in 'Matrimonio tardivo'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 12 novembre 2004)

"Mette troppa carne al fuoco 'Camminando sull'acqua', ma è un difetto dettato dalla generosità: spaccato di una nazione dove convivono diffidenza e libertà, trasparenza democratica e clima di sospetto, intolleranza." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 12 novembre 2004)

"È salutare confrontarsi ogni tanto con film fuori standard, specie se azzardano inediti mix di genere. Ed è proprio il caso di 'Camminando sull'acqua', terzo film dell'israeliano Eytan Fox, già notato per 'Yossi & Jagger', niente di meno che un film d'azione, anzi di guerra, dai roventi risvolti gay. (...) Fox padroneggia bene il ritmo e benissimo le atmosfere connesse a tre ambientazioni assai differenti, mentre le componenti strettamente gay sembrano un bel po' bozzettistiche e quelle del conflitto di coscienza tra ebrei e tedeschi fatalmente velleitarie. Il film, comunque, resta notevole e da vedere per come affronta il rebus mediorientale, ribollente magma di colpe e vendette, utopie e crimini che il regista sa interpretare solo nella chiave del suo impulsivo, vivido e vitalistico linguaggio cinematografico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 novembre 2004)
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