Café Lumière

Kôhî jikô

GIAPPONE - 2003
Yoko, scrittrice freelance cresciuta con uno zio nella cittadina rurale di Yubari, fa amicizia con Hjime, proprietario di un negozio di libri usati, con cui passa molto tempo seduta a chiacchierare nelle caffetterie. Quando scopre di essere incinta, Yoko informa suo padre, che vive con la seconda moglie, di voler tenere il bambino senza sposarsi con l'uomo taiwanese che ne è il padre. Col passare del tempo, Yoko inizia a riconsiderare il suo punto di vista sulla sua famiglia, preoccupata per il suo futuro, su Hajime, profondamente innamorato di lei, e sulla nuova vita che sta crescendo dentro di lei.

CAST

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004).

CRITICA

"Il film è un omaggio esplicito a Ozu e al suo Giappone, che torna qui nel racconto di pathos minimalista, nella linea tracciata da una ragazza, Yoko, vagante per una Tokyo disegnata dai treni sospesi sulla città. (...) Intrecci di suoni e di coincidenze, una storia senza storia con lei che insegue qualcosa sulla mappa metropolitana, ha un amico libraio appassionato di rumori ferroviari, aspetta un bambino da un taiwanese che produce ombrelli, due genitori gentili e silenziosi... Hou Hsiao-Hsien dà una direzione al caos dei segni, li ricostruisce sul suo Mac, crea false prospettive, ridisegna Ozu con la leggerezza di un altro tempo dove però il tè versato forma sempre un flusso dorato perfettamente corrispondente a quello dei pensieri." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 11 settembre 2004)

"Da manuale i confronti muti con il padre, che probabilmente vorrebbe ma non sa trovare le parole per parlare alla figlia di che cosa accadrà con questa gravidanza senza padre: un gioco di sfumature sottilissime e preziose, di contrasto tra i gesti di una quotidianità cerimoniosa ripetuti ritualmente e i pensieri che tutti pensano ma restano inespressi e impronunciati. Se state pensando che non è un cinema da masse oceaniche avete azzeccato, è proprio così. Ma che almeno in un festival abbia cittadinanza, schiacciato tra un evento caciarone e l'altro, speriamo non lo voglia negare nessuno." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 11 settembre 2004)
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