C'era un cinese in coma

ITALIA - 1999
La serata per l'elezione della Miss finisce sotto un temporale e Ercole Preziosi scappa di corsa. In macchina lo aspetta Nicola, il suo autista, uno studente siciliano che conosce da tempo e che, quando avverte il momento giusto, lo mette di buon umore raccontandogli barzellette: è la volta di quella del cinese in coma, dopo essere stato investito dai carabinieri. Ercole gestisce un'agenzia di artisti di serie B, che vengono collocati su piazze ora più ora meno importanti. Ad Ercole il lavoro piace, e vi dedica più tempo che alla famiglia, la moglie russa Eva e la figlia adolescente Maruska. Il nome di punta della scuderia di Ercole è il comico Rudy Sciacca. Alla vigilia di una serata importante, il comico rimane vittima di un incidente stradale. Come rimediare? Ercole prende Nicola e lo manda allo sbaraglio di fronte al pubblico. Qualche incertezza iniziale, ma poi il ragazzo si fa coraggio e ottiene successo. E' l'inizio di una folgorante carriera. Acclamato e ricercato, Nicola, che ora si chiama Nicky Renda, diventa arrogante e presuntuoso. Quando va all'appuntamento con un imprenditore per firmare un sontuoso contratto televisivo, Ercole rimane fuori. E' il passo che prelude al rovesciamento delle parti: Nicky dietro la macchina con donne sempre diverse, Ercole davanti al volante a fare da autista. Solo dopo aver scoperto che anche la figlia è una delle tante conquiste del nuovo divo, Ercole comincia a recuperare il senso della realtà. Affronta Nicky, lo picchia, gli brucia la macchina. Poi torna verso casa. Si ferma e, rivolto verso la m.d.p., racconta fino alla fine la barzelletta del cinese in coma.

CAST

CRITICA

"Naturalmente è un poco estrema, per metà paradossale e per metà moralistica, la visione di un nuovo tipo di spettacolo basato esclusivamente sul sesso, sull'esibizione corporale e sul linguaggio lascivo: ma l'esagerazione esprime bene l'essenza di un fenomeno. La fine della storia è trascinata e incerta, il film è esile, ma l'invenzione dei due personaggi e dei rapporti tra loro è buona ed efficacemente metaforica. Beppe Fiorello se la cava, Verdone comico e malinconico è portatore di rimpianti, di sussulti di vitalità, di tristezze, di divertimento". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 febbraio 2000)

"Apprezzabile soprattutto per la stupenda interpretazione del protagonista, che fa simpatia per quel suo tenersi in bilico fra il grottesco e la commozione, nella seconda parte il film risulta prevedibile e non ben motivato. Un altro limite è costituito dalla prestazione di Beppe Fiorello, disinvolto ma ancora immaturo per esprimere la complessità di un personaggio bello e dannato: per tener testa all'uomo-orchestra Verdone, ci voleva un Tony Curtis d'epoca". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 4 marzo 2000)

"Se non fosse verdonesco, 'C'era un cinese in coma' di Carlo Verdone deluderebbe i verdonisti e incasserebbe meno del previsto. Dunque rassegnatevi a rivedere un repertorio non illimitato, sebbene ancora capace di variazioni sul tema che vadano oltre le battute che certi/e telegiornalisti/e, entusiasti di mestiere, si affrettano a riversare nelle case, scambiandole per caserme. Facciamocene una ragione. Ma era necessario che 'C'era un cinese in coma' durasse quasi due ore? Sopperire alla qualità con la quantità rende solo più evidenti i difetti. È un peccato perché, di questi tempi, un film di e con Verdone resta pur sempre quello di un passabile regista e con un buon comico. Un regista che non ha fantasia nel disporre la macchina da presa, pazienza, ma che gira un film. Non un film-tv. (...) Trattandosi di un film seriale 'C'era un cinese in coma' è un prodotto collaudato, che spopolerà da Grosseto in giù e anche in su. Di Verdone s'è detto. Quanto a Fiorello immette nel film una rorida - di sudore - fisicità da intrattenitore di villaggio turistico". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 5 marzo 2000)
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