C'era un castello con 40 cani

ITALIA - 1990
Bob, un manager milanese, vive con una piacente vedova, Giovanna, e col figlio di lei, il piccolo Tom, al quale è molto affezionato. Alla morte di una lontana zia contessa, Bob eredita un antico castello in Toscana, e vi si reca con Giovanna e Tom, per venderlo al più presto, anche perchè il notaio locale, Renzoni, lo ha spaventato, parlandogli della cifra necessaria per la tassa di successione. Ma i tre restano affascinati dalla bellezza della campagna e del castello, e Tom è subito entusiasta di due grossi cani, che fanno parte dell'eredità. Bob, intanto, fa amicizia con la maestrina Violetta, che insegna nel paese e tiene anche lo spaccio, e coll'anziano veterinario Muggione, filosofo ed ecologista. Giovanna, lusingata dai rapporti coi nobili vicini, non vuol più partire, e inizia invece una redditizia attività, impiantando nei terreni del castello una pensione per cani di lusso, che subito raccoglie molti esemplari delle più varie razze, tutti intelligenti e simpatici. Tom è felice di stare in mezzo alla natura e agli animali, e Bob si adatta rapidamente alla nuova vita. Però Giovanna riparte per Milano, quando i vicini titolati se ne vanno, dopo aver promesso la vendita della casa e del terreni ad un importante gruppo industriale, che vuol trasformare tutta la zona in un complesso residenziale. Poichè Bob rifiuta invece di vendere la sua proprietà, il notaio, che è interessato nell'affare, gli fa bruciare una notte i canili, causando così la morte di uno dei cani. Bob è costretto allora ad accettare di vendere anche perchè riceve l'ingiunzione di pagare subito la tassa di successione. L'asta fittizia per l'acquisto del castello sarebbe vinta dal complesso concorrente, ma Muggione riesce a far perdere tempo al giudice, permettendo così ad un funzionario delle Belle Arti di dichiarare il castello monumento nazionale, a causa di preziosi affreschi antichi scoperti da Tom. La proprietà resta perciò a Bob, che è ormai felicemente legato a Violetta, e terrà con sé Tom, il quale lo chiama papà Giovanna ha nel frattempo sposato un altro. I cani riavranno la loro comoda pensione.

CAST

CRITICA

"Simpatica favola, teneramente ecologica, e vagamente gialla dell'elegante e spiritoso Duccio Tessari, tanto poliedrico quanto poltrone. I buoni sentimenti camminano a quattro zampe, è la facile morale, cui tentano di contrapporsi il sempre delizioso commediante Peter Ustinov e una schiera di ottimi caratteristi, tra cui arranca Salvatore Cascio, giovanissimo reduce di 'Nuovo Cinema Paradiso'. Superlativi e ben addestrati cani, un vero peccato che si debba chiamarli così". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 11 aprile 2001)
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