Burying the Ex

USA - 2014
3/5
Burying the Ex
Max ed Evelyn, la sua ragazza, decidono di andare a vivere insieme. Evelyn durante la convivenza si rivela dispotica e una maniaca del controllo ma Max è troppo spaventato da lei per chiudere il loro rapporto. Quando la ragazza muore in un misterioso incidente, Max pensa di poter avere una relazione serena con Olivia, una ragazza conosciuta da poco. Ma Evelyn risorge dalla tomba decisa a riprendersi il fidanzato, anche se questo vuol dire trasformarlo in uno zombie.
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, HORROR
  • Produzione: VOLTAGE/ELEVATED, ACT 4 ENTERTAINMENT, SCOOTY WOOP ENTERTAINMENT, ARTIMAGE ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: BARTER ENTERTAINMENT

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
A morte l'horror! Evviva la romantic-comedy! No, non ci siamo bevuti il cervello, ma se anche un cultore del filone come Joe Dante alza bandiera bianca forse dovremmo arrenderci anche noi.
Il regista dei Gremlins si unisce al de profundis già intonato da illustri colleghi come Craven, Carpenter e Raimi e ci regala un horror che, preso atto della morte dell'horror, si mette a farne la parodia: la zom-com.
Cosa tra l'altro che riesce benissimo al suo Burying the Ex - presentato fuori concorso al Lido - in cui sbarazzarsi di una fidanzata appiccicosa non è facile, ma diventa assai più complicato se diventa uno zombie. Prima di finire schiantata contro un autobus, Evelyn (Ashley Greene) era solo un'ecologista romantica e rompiscatole, convinta di avere trovato in Max (Anton Yelchin) l'uomo dei sogni. Lui invece, da onnivoro dell'horror e da estimatore di carne, latticini e derivati, si è già convinto a mollarla, forte anche dell'incontro con Olivia (Alexandra Daddario), una cultrice del terrore come lui. In suo soccorso arriva un pullmann, ma lasciare Evelyn non è facile e la donna tornerà dal regno dei morti per riprendersi il suo uomo.
Equivoci, omaggi e gag senza soluzione di continuità per un congedo dal genere che Dante dirige con la consueta maestria e l'intelligenza metatestuale di sempre.
Immutato è l'affetto per il b-movie (dal Bacio della pantera a Ho camminato con uno zombie) e per i padri del filone (dal leggendario produttore Van Lewton al genio Romero), conclamata la fine di un genere che Hollywood ha seppellito preferendogli teen-movie decerebrati e stupide love-story: Dante lo certifica attraverso un dispositivo simbolico schietto ed efficace, in cui la minaccia dello zombie è solo passeggera mentre l'amore - con tanto di anello! - trionfa.
Tutto perfetto, gradevole, già visto e un po' futile.Continuare a vedere i maestri del genere portare fiori alla tomba del'horror è diventato uno strazio. Qualcuno la riapra, piuttosto.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014).

CRITICA

"Bentornato Joe, è sempre un piacere. (...) Joe Dante (...) torna (...) con un film, 'Burying the Ex', dichiarato omaggio al cinema anni '80, agli horror di serie B come quelli che aveva collezionato a metà anni '60 nel suo film di montaggio di 7 ore 'The Movie Orgy'. Uno zombie movie scanzonato, ipercitazionistico, ironico e sarcastico che piomba leggero (...) in un'epoca in cui anche a questo genere si cerca di dare uno spessore esistenziale e filosofico che magari non ha. Ecco quindi il gioco di rimandi di questa commedia romantica zombie, dal regista definita con l'ibrido «zom com» (...). Per gli amanti del genere 'Burying the Ex' è un concentrato di citazioni, con i poster appesi alle pareti di nostri film, da 'La maschera del demonio' di Mario Bava a 'Tempi duri per i vampiri' di Steno (...). Un film in cui la ditta di trasloco chi si chiama «Romero e figli» (omaggio al maestro del genere George Romero), sugli schermi passano i volti di Christopher Lee e Peter Cushing e l'attore con più di cento titoli alle spalle, tra cui tutti quelli di Dante, Dick Miller fa un cameo con tanto di applausi a scena aperta alla proiezione stampa. Dove l'immaginario e le dinamiche sono quelle dei film per adolescenti anche se i protagonisti sono adulti. (...) Un cinema in qualche modo romantico, scanzonato, semplice, diretto, popolare ma liberatorio. Che non si prende mai troppo sul serio. (...) Arrivederci Joe. E grazie." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 5 settembre 2014)

"Gustosissima parodia dei film zombie, il lavoro di Joe Dante, (...) è anche un grande omaggio al cinema horror di ieri (quello in bianco e nero) e segnala la nascita di quella che è stata denominata la zomcom." (Andrea Frambosi, 'L'Eco di Bergamo', 5 settembre 2014)

"Joe Dante in grande spolvero per una commedia zombie. Si ride moltissimo (...). I giochi di parole, talvolta intraducibili, i riferimenti alla cultura pop e ai consumi made in Usa rischiano di creare qualche difficoltà per la distribuzione, ma il film è talmente spassoso che rinverdisce i fasti di Landis versione horror, resuscita il Romero dei tempi migliori (le citazioni di film e di nomi si sprecano nell'ora e mezza canonica di film). Del resto Dante è sempre stato appassionato di cinema di genere. (...) Da bimbo si costruiva da solo la camera oscura e si faceva i suoi filmetti, poi è diventato montatore di trailer per la società di distribuzione di Gorman e quando il film era fiacco ricorreva all'immagine dell'elicottero filippino che esplodeva in volo, anche quando non aveva alcuna relazione con il film, ma l'effetto era accattivante. Ha imparato a intrattenere e divertire anche senza risorse produttive faraoniche." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 5 settembre 2014)
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