Buoni a nulla

ITALIA - 2014
2/5
Buoni a nulla
Il povero Gianni è costantemente perseguitato da ingiustizie commesse da parte della ex moglie, dei colleghi, della pestifera vicina di casa anziana. Ad un certo punto però, Gianni decide che è arrivato il momento di reagire! Così, insieme al suo compagno di lavoro Marco - anche lui buono, gentile e indifeso, ma soprattutto vittima della bella collega Cinzia di cui è innamorato e a cui non sa dire mai no - decide finalmente di arrabbiarsi e imparare a farsi rispettare...
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: ANGELO BARBAGALLO PER BIBI FILM TV CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 23 Ottobre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Chi sono i buoni a nulla dell'ultimo film di Gianni Di Gregorio? Un popolo di operosi nullafacenti, di strateghi del quieto vivere, di galoppini senza nome e di rassegnati all'ultimo stadio.
Come Gianni, il protagonista, dipendente pubblico che fa "un po' di tutto e un po' di niente", più la seconda. Gli mancano sei mesi alla pensione ma poi il governo cambia regole e allunga l'agonia: deve farsi altri tre anni, in un'altra sede, alla periferia della periferia di Roma. E lui? Cala la testa, che altro può fare? E sopporta: vecchi rompiscatole di condominio, ex mogli petulanti, figli scrocconi, prepotenti di ogni specie.
C'è però chi è messo peggio, Marco (Marco Marzocca), il collega senza charme di Gianni, generoso e mai ricompensato, factotum di tutti, di Christian (il lecchino della direttrice Anna Bonaiuto), di Cinzia (Valentina Lodovini, la collega maggiorata cui non si può dire di no, almeno non alle sue scollature), di Gianni  persino.
E quando il film sembra proseguire sulla falsa riga dei precedenti lavori di Di Gregorio (Pranzo di ferragosto, Gianni e le donne), giocando sulla simpatica e a tratti eroica capacità di sopportazione di un personaggio unico nel panorama della commedia italiana - se fosse un annuncio sarebbe "maturo signore romano eternamente succube, irreprensibilmente garbato, vagamente beone e fondamentalmente frivolo" - ecco che Buoni a nulla ribalta lo schema raccontando l'inaudita rivolta del nostro, culminata nei piccoli e innocenti dispetti, nell'arte di arruffianarsi il prossimo, di battere vigliaccamente i pugni con chi è più debole.
Ma sarà che questa rivoluzione copernicana ci appare poco plausibile e che il primo a non esserne del tutto convinto sembra lui, l'autore, sta di fatto che dal "colpo di scena" in poi il film sembra cambiare pelle e sgonfiarsi, con la storia che inizia a girare a vuoto e i protagonisti a non andare da nessuna parte.
Emerge l'equivoco. Di Gregorio persiste a dare la carota ai suoi personaggi quando meriterebbero il bastone. Tratta la satira con i guanti della pietas, e si contraddice: essere troppo accondiscendenti non faceva male?

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON PATRIZIO S.R.L. (AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT); FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- PREMIO L.A.R.A. (LIBERA ASSOCIAZIONE RAPPRESENTANZA DI ARTISTI) A MARCO MARZOCCA COME MIGLIOR INTERPRETE ITALIANO ALLA IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014, SEZIONE 'GALA').

CRITICA

"Fosse l'età dei personaggi a definire i generi, Gianni Di Gregorio sarebbe il padre di un filone che prende allegramente a schiaffi l'impasto letale di gerontocrazia e giovanilismo che affligge l'Italia. Lo ha fatto con 'Pranzo di Ferragosto'. Lo ha ripetuto nel delizioso 'Gianni e le donne', sempre in prima persona come un incrocio tra Nanni Moretti e Jacques Tati. In 'Buoni a nulla' (...) più che un'età è di scena un carattere o forse un vizio, peraltro poco praticato di questi tempi. La mitezza, il rifiuto dell'aggressività. Che può essere rassegnazione ma anche saggezza e disincanto. Almeno se gli altri non ne approfittano troppo. (...) Provocando una serie esilarante di sconquassi che avrebbero potuto fare di 'Buoni a nulla' una commedia strepitosa se l'autore-attore fosse andato fino in fondo. Anziché contentarsi, un po' come il personaggio, di indicare la strada. Poco male: in un cinema conformista come il nostro, 'Buoni a nulla' resta un esempio di inventiva e libertà. Scritto con grazia addosso ai corpi e ai volti non omologati degli attori (Valentina Lodovini, Anna Bonaiuto, Marco Messeri, Daniela Giordano, Gianfelice Imparato). Senza dimenticare i due fantastici vicini di casa, Giovanna Cau e Ugo Gregoretti, poche battute in cui però c'è tutto un mondo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 ottobre 2014)

"Dal cilindro ricolmo di mercanzia varia del festival di Roma (...) è consigliabile estrarre un filmino esile e affabile che rischia di sparire nell'aspra contesa del mercato. «Buoni a nulla» ripropone, infatti, il taglio lieve, l'ironia distaccata e la stupefatta inerzia del regista-protagonista Gianni Di Gregorio, autore di titoli cari a un pubblico di cinefili moderati come «Pranzo di Ferragosto» e «Gianni e le donne». Coinvolto suo malgrado nell'attuale disagio dei dipendenti perseguitati dalla strega cattiva ex ministro Fornero, il nostro antieroe abbarbicato al proprio familiare e popolare habitat deve subire nel corso del film la solita dose d'ingiustizie e prevaricazioni a cura di «avversari» di ogni rango. (...) Nelle more della favoletta urbana un pugno di collaudati caratteristi, da Marzocca alla Lodovini, da Imparato a Messeri, si danno anche loro un gran daffare per supportare il Tati romano centrico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 23 ottobre 2014)

"Con quella sua aria un po' cosi, Gianni Di Gregorio - regista tardivo - ha messo a punto in tre film un personaggio di lunare esemplarità in un mondo dove educazione e tolleranza sono in via di rottamazione. (...) Difficile non provare simpatia per l'elogio controcorrente della gentilezza d'animo, per la dolce amara riflessione su vizi e virtù della terza età, ma come il protagonista il film ha l'inconsistenza di chi procede sommesso, quasi scusandosi di esistere." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 ottobre 2014)

"Favola dalla comicità garbata, la terza commedia del co-sceneggiatore di 'Gomorra' racchiude alcune ricette per il benessere secondo la 'filosofia Di Gregorio' perché chi vuol viver lieto sia, di doman non v'è certezza." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 23 ottobre 2014)

"Simpatica, ultraleggera commedia, la terza di Gianni Di Gregorio. Con il suo stile garbato, racconta la minirivolta dei deboli. (...) Nel susseguirsi di gustose scenette, molti i sorrisi, ma, a guardar bene, nemmeno una vera risata." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 ottobre 2014)

"Riecco Gianni, prototipo dell'uomo gentile, timido, impaurito, vittima designata di ogni angheria in famiglia e sul lavoro. Già protagonista di 'Pranzo di Ferragosto' e di 'Gianni e le donne', il personaggio, immancabilmente interpretato da Gianni Di Gregorio che è anche regista, riappare, a completare una sorta di trilogia, in 'Buoni a nulla' (...) commedia garbata ma decisamente comica, priva della vena malinconica dei precedenti lavori del regista, è il primo film che racconta le vittime della legge Fornero (...). Nonostante i problemi di traffico e di parcheggio, raccontati in stile Jacques Tati, Gianni non vuole abbandonare il cuore della capitale e non si riconosce negli avveniristici quartieri moderni. Del resto il contrasto fra questi due modelli di città è evidente e nel film la presenza di Roma non funziona da semplice fondale, ma assume un'importanza da protagonista, diventa a sua volta personaggio." (Franco Montini, 'La Repubblica - Roma', 19 ottobre 2014)

"Frenesia di ritmo e capitomboli di intreccio non sono esattamente gli assi nella manica di Gianni Di Gregorio che dopo aver sorpreso da debuttante quasi sessantenne con 'Pranzo di Ferragosto' e continuato a mietere simpatie con 'Gianni e le donne', torna sul set per 'Buoni a nulla'. Dove non è più un figlio più che attempato ma continua ad essere, da ex marito e padre poco affidabile, da impiegato fannullone, il consueto solitario e metodico filosofo della vita slow (chissà perché viene in mente uno scenario da film portoghese). Un succedersi di scenette molto gustose anche grazie agli interventi di Marco Mazzocca, Gianfelice Imparato, Marco Messeri." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 19 ottobre 2014)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy