Buona fortuna Mr. Stone

The Pickle

USA - 1993
Il noto regista cinematografico Harry Stone è stato travolto da una serie di fiaschi. Nella speranza di liberarsi dei debiti, si appiglia all'unica chance che gli si presenta: dirigere un film fantascientifico per adolescenti su un cetriolo sottaceto volante. Convinto di aver così commesso un suicidio artistico, Harry cerca il conforto di tutte le persone più importanti, e da lui in precedenza sistematicamente trascurate, della sua vita. Vagando tra la madre, i suoi figli, le sue ex mogli e la sua giovanissima fidanzata francese, Harry cerca appoggio e comprensione nelle ore angosciose ed esilaranti che precedono l'anteprima a New York del suo "The Pickle - Il Cetriolino".
  • Altri titoli:
    The Adventures of the Flying Pickle
    Buona sfortuna, Mr. Stone
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: PAUL MAZURSKY PER COLUMBIA PICTURES
  • Distribuzione: COLUMBIA TRI-STAR - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GIUGNO 1993.

CRITICA

"No, 'Buona fortuna Mr. Stone' non è proprio riuscito. Vuole essere un apologo morale come tanti film americani che ci mostrano le miserie dell'esistenza e insieme la via del riscatto. Il suo finale accomodante schiude un paradosso di scarso interesse. Mr. Stone è sulla china del disfacimento, ma gli manca, neanche a dirlo, l'estro visionario del regista di 'Otto e mezzo' o i brividi masochistici d'un personaggio di Woody Allen. E' ebreo newyorkese anche lui, e in bianco e nero ricorda la propria infanzia di periferia, mamma e papà alle giostre o il disco con Beniamino Gigli che canta 'Che gelida manina'. Meglio di ogni altra cosa, nel film, più che la commediola del parapiglia famigliare, è quel tanto di disamorato da tutto, o di finemente incantato per delle sciocchezze (oh, potessi girare un 'Tom Sawyer', una 'Madame Bovary' o un 'Cortez e Montezuma'), che Danny Aiello, protagonista esprime. La cretineria dei produttori (tra cui una checchina spiritata di Los Angeles che vive tra cactus vistosamente simbolici), la cretineria del pubblico, la piega sinistra che il gusto generale ha preso e da cui sembra non profilarsi salvezza: è questo che Mazursky ci fa avvertire pelle pelle come doloroso e inesorabile, e che testimonia qualcosa di reale, di non ovvio (finalmente!). Per il resto il film è iscritto in un registro di comicità prevedibile, di ancor più prevedibile confezione. (Enzo Siciliano, "L'Espresso", 25 luglio 1993)

"...è perciò un film di qualità pregiata, animosamente recitato da Aiello e da un corteggio di caratteristi fra i quali rifulge la gloriosa Shelley Winters, ma non riesce a toglierci la sensazione di vedere la copia di qualcosa, e come pamphlet polemico contro la Hollywood dei kolossal cretini affievolisce il suo risentimento strada facendo. Perché Mazursky non abbandona i modelli di Federico e Woody e non cerca di imitare se stesso? (Tullio Kezich, "Il Corriere della Sera", 15 giugno 1993)

"Il film sarà anche intelligente, spiritoso, ma dà un'impressione polverosa e ripetitiva: fare 'Otto e mezzo' non è da tutti, ci vuole Fellini. (Lietta Tornabuoni, "La Stampa", 13 giugno 1993)
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