Bullitt

USA - 1968
Bullitt
Frank Bullitt, tenente della squadra omicidi di San Francisco, viene incaricato da Walter Chalmers, un politicante, di sorvegliare in una stanza d'albergo un certo Johnny Ross, un elemento dell'organizzazione mafiosa, che, fuggito con alcuni milioni di dollari della stessa, è pronto a testimoniare contro i suoi capi. Nonostante tutte le precauzioni prese, durante una notte, per una leggerezza di Ross, che toglie la catena alla porta, due sicari entrano nella stanza e feriscono gravemente l'agente di guardia e il testimone. Mentre questi viene portato all'ospedale, Chalmers, vedendo sfuggire l'occasione per raggiungere i suoi scopi, esige, ma inutilmente, da Bullitt una dichiarazione di colpa. Intanto Ross muore e Bullitt, per evitare complicazioni da parte di Chalmers e dell'organizzazione, nasconde il cadavere e, proseguendo le indagini, riesce ad accertare che l'uomo ucciso dai sicari era un certo Albert Renick, mentre il vero Ross non solo è vivo ma, dopo aver ucciso la moglie di Renick perchè non parlasse, si sta preparando a partire per Roma. All'aeroporto Bullitt fa appena in tempo a fermarlo; dopo una dura lotta nei corridoi del grande edificio, Frank riesce ad eliminare Ross.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: TECHNICOLOR
  • Tratto da: romanzo "Mute Witness" di Robert L. Pike
  • Produzione: WARNER BROTHERS, SEVEN ARTS
  • Distribuzione: WARNER BROS, SEVEN ARTS - WARNER HOME VIDEO - DVD: WARNER HOME VIDEO

NOTE

- PREMIO OSCAR 1969 PER IL MIGLIOR MONTAGGIO. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER IL MIGLIOR SONORO.

CRITICA

"L'inglese Peter Yates fa correre il suo poliziesco più del pendolino: la perla è un irripetibile inseguimento a perdifiato con una Ford Mustang per i su e giù di Frisco con un montaggio da Oscar. Occhio, la poltrona di casa vi sembrerà il sedile di un ottovolante impazzito: straordinario. Steve McQueen è cinico e amaro al punto giusto, Jacqueline Bisset, pur confinata in un angolino, un concentrato di sex-appeal". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 febbraio 2002)
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