Brooklyn's Finest

USA - 2009
3/5
Brooklyn's Finest
I destini di tre poliziotti di Brooklyn, dal passato e dalle carriere completamente diversi, stanno per incrociarsi. Eddie ha quarant'anni e ha davanti a sé soltanto sette giorni di lavoro prima della pensione. Per combattere la depressione, cerca rifugio nell'alcool e nella compagnia di una giovane prostituta. Sal lavora da anni all'antidroga, fatica a far quadrare i conti, ha già cinque figli e sua moglie è di nuovo incinta di due gemelli. Tango ha passato anni della sua vita a lavorare sotto copertura, è perfino finito in carcere e ora che sua moglie sta per chiedere il divorzio, rivorrebbe disperatamente la sua vita. L'unica cosa che li accomuna è lavorare nel 65° Distretto, uno dei più pericolosi. Improvvisamente una notte le loro indagini convergono nello stesso momento sullo stesso delitto. Sono arrivati all'inferno...
  • Altri titoli:
    Tre piedipiatti a Brooklyn
  • Durata: 140'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, POLIZIESCO
  • Produzione: MILLENNIUM FILMS, THUNDER ROAD PRODUCTIONS
  • Distribuzione: DVD E BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2010)

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Tre agenti di polizia del NYPD. Tre vite spese tra i quartieri più pericolosi della città, soprattutto a Brownsville, Brooklyn. Eddie (Richard Gere) attende solamente che l'ultima settimana di servizio, dopo 20 anni di opaca carriera, finisca quanto prima: la sorte, però, lo mette al fianco delle nuove reclute, giovani poliziotti da disilludere quanto prima. Sal (Ethan Hawke, ideale prosecuzione del personaggio interpretato dieci anni fa, sempre con Fuqua, in Training Day) è alla Narcotici, e alla fine di ogni missione prova ad intascarsi parte dei dollari recuperati per garantire alla moglie, ai quattro figli (e ai due gemelli in arrivo) una nuova casa. Tango (Don Cheadle), per anni sotto copertura tra le strade del quartiere, non sa più se essere un poliziotto o un gangster.
Dalle strade di Los Angeles di Training Day al circoscritto quartiere di Brooklyn, Antoine Fuqua torna a fare ciò che gli riesce meglio (dopo i vari, dimenticabili L'ultima alba, King Arthur e Shooter), il poliziesco: messa in scena muscolare e senza fronzoli, personaggi al limite (non a caso, il regista ha deciso di realizzare il film in seguito all'altissimo numero di suicidi tra le forze dell'ordine statunitensi) e struttura tripartita per descrivere i vari gradi di pressione cui sono sottoposti gli agenti del dipartimento di New York. Meno devastante del già citato film che valse al "corrotto" Denzel Washington l'Oscar, Brooklyn's Finest sfrutta comunque a meraviglia tanto l'eterogeneità di un cast di altissimo livello (tra i comprimari, anche Wesley Snipes, Shannon Kane ed Ellen Barkin) quanto le suggestioni ambientali date da un contesto di sicuro impatto.
Tre storie, tre vite ad un bivio (come Pac-man, dirà qualcuno nel film, "puoi passare di livello ma è impossibile uscire dal gioco") e un finale che le fa convergere nel medesimo luogo: "violenza poetica" un po' telefonata, è vero, ma non per questo banale.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).

CRITICA

"Non è originalissimo il poliziesco 'Brooklyn's Finest' dello specialista Antoine Fuqua ('Training Day'), ma sulla sua efficacia spettacolare e la sua scioltezza di cadenze e caratterizzazioni c'è poco o nulla da obiettare. (...) Sebbene i blitz, le corse in auto, le sparatorie, gli agguati e gli inserti di vita privata siano stati visti e rivisti in un'intera galleria di classici hollywoodiani, Fuqua non pensa minimamente alla citazione o al revival e si spende tutto in uno stile cinico, secco, crudo, incalzante che utilizza al meglio una serie di ambienti dal verismo agghiacciante. L'intreccio tra i percorsi converge, insomma, nella stessa finalità catartica, quella di dimostrare come l'inferno metropolitano lasci poco spazio alle scale di valori care alle istituzioni corotte, ai media voraci e ai cittadini vessati. Le pecche si concentrano, curiosamente, quasi tutte nel settore occupato dalla star Gere: non certo perché il fascinoso Richard abbassi l'alto livello delle recitazioni, ma perché il personaggio risulta troppo garantito e blandito, finanche quando si concede un paio di sequenze semi-hard con una bella nera che la produzione peraltro tiene a promulgare come straordinarie e scioccanti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 08 settembre 2009)
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