Boys Don't Cry

USA - 1999
Boys Don't Cry
A Lincoln, piccolo centro del Nebraska, il ventunenne Brandon Teena vive una fase di grande confusione interiore. Deciso ad allontanarsi per poter partire da zero dove nessuno lo conosce, arriva a Falls City, un centinaio di chilometri lontano, incontra Lana e viene accolto a casa di lei: ci sono la mamma di lei, e John e Tom, due balordi che hanno passato alcuni periodi in carcere. Brandon e Lana stringono una forte amicizia, finché lui la bacia con grande passione. Ad un certo punto però Brandon non può più eludere le domande su se stesso e la sua provenienza. Processato per furto d'auto, viene rinchiuso in carcere, e qui rivela a Lana di chiamarsi in realtà Teena Brandon, una donna che però si sente maschio e in tale ruolo cerca rapporti con altre donne. In carcere Teena viene violentata, poi, quando esce, chiede a Lena di scappare insieme a Lincoln. John e Tom intervengono, colpiscono brutalmente Teena. In una crescente spirale di violenza, John poi uccide Teena, e Tom colpisce a morte Candy, la ragazza vicina di casa che era intervenuta involontariamente. Fuori campo, Teena legge una lettera scritta a Lana sulla loro difficile condizione.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: dalla storia vera di Teena Brandon
  • Produzione: JEFFREY SHARP, JOHN HART, EVA KOLODNER, CHRISTINE VACHON PER HART SHARP PRODUCTIONS - INDEPENDENT FILM CHANNEL - KILLER FILMS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT
  • Vietato 14

NOTE

- OSCAR E GOLDEN GLOBE 2000 A HILARY SWANK COME MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA. ANCHE CHLOË SEVIGNY E' STATA CANDIDATA A ENTRAMBI I PREMI, MA COME MIGLIOR NON PROTAGONISTA.

- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 2000.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 2 AGOSTO 2011 HA ABBASSATO IL DIVIETO AI MINORI DA 18 A 14 ANNI.

CRITICA

"E' il primo film diretto da Kimberley Peirce, una giovane regista americana che realizza molto bene questo ritratto d'una persona sessualmente disadattata, incapace d'accettarsi sia come donna che come uomo". (Lietta Tornabuoni, 'la Stampa', 11 febbraio 2000).

"Nella mani della neoregista Kimberly Peirce - che ha scritto la sceneggiatura con Andy Bienen, dopo cinque anni di ricerche sul caso - la storia diventa un film bellissimo che sfugge a ogni categoria, attanaglia l'attenzione dello spettatore, lo fa soffrire, ma, una volta tanto, per la buona causa di fargli capire un risvolto della natura umana - gli inconfessabili e incoercibili bisogni dell'identità sessuale - troppo spesso trattato con condiscendente distacco e con disprezzo" (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 13 febbraio 2000).

"Boys Don't Cry è essenzialmente un film morale. Opera prima di una ricercatrice universitaria e documentarista, non racconta di fatto nulla di nuovo ma sceglie un modo inconsueto per raccontarlo. Non è infatti solo "docudrama" ma film tattile, fatto di sensazioni forti buttate direttamente addosso allo spettatore, senza filtri o rielaborazioni. E la Peirce non sarebbe comunque riuscita nell'intento di rendere più sottile e simbolica questa storia d'ordinaria violenza senza Chloè Sevigny, capace di esprimere una forte carica di sensualità, e soprattutto senza Hilary Swank, semisconosciuta in stato di grazia, capace di trasformare il suo personaggio in un emblema di inquietudine esistenziale".
(Stefano Lusardi, 'Ciak', 1 marzo 2000)

"Solo alla fine scopriamo che quella raccontata da 'Boys Don't Cry' è una 'storia vera'. Tragicamente vera. E di colpo il film, non particolarmente bello, si carica di una forza inattesa, e quasi verrebbe voglia di rivederlo alla luce di quella rivelazione (...) Opera prima di Kimberly Peirce, cineasta molto interessata al tema del travestimento, 'Boys Don't Cry' appartiene a un 'genere' che ha prodotto negli anni piccoli capolavori come 'A sangue freddo' di Richard Brooks o 'La rabbia giovane' di Terence Malick. E proprio al film di Malick, oltre che a certe atmosfere delle canzoni di Springsteen (Nebraska docet), sembra rifarsi Peirce, a partire dall'ambientazione Middle West: tra campi di granturco, baracche fatiscenti, fabbriche di inscatolamento, miseria diffusa, country music e pistole in libertà. Capelli a sfumatura alta, una fascia ben stretta per comprimere il seno e fallo di gomma dentro i jeans attillati per simulate la virilità, l'attrice Hilary Swank (ben doppiata da Tatiana Dessi) incarna con malinconica ruvidezza lo straniero "rubacuori" che strega, sulle prime, la piccola comunità rurale. Di Brandon-Teena sappiamo poco o niente: solo che un processo per furto grava su di lei e che nasconde il proprio segreto dietro un vagone di bugie. Vedendo il film pare quasi impossibile (non è mica una storia alla Shakespeare in Love) che nessuno si accorse della vera identità di Brandon, specie l'innamorata Lana, ma sul versante intimo 'Boys don't Cry' resta volutamente allusivo, ambiguo, sfuggente, in modo da rafforzare l'apprezzabile messaggio di tolleranza contro certo machismo muscolare, non solo americano.... (Michele Anselmi, 'l'Unità', 13 febbraio 2000)
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