Bordertown

USA, GRAN BRETAGNA - 2005
Bordertown
Lauren Adrian è un'ambiziosa giornalista del Chicago Sentinel che sogna di diventare corrispondente dall'estero, se non addirittura inviata di guerra in Iraq. Tuttavia, i suoi sogni si scontrano con la volontà del suo capo, George Morgan, che la manda a Juarez, in Messico, a caccia di notizie su una serie di misteriosi omicidi perpetrati ai danni di giovani donne. Le vittime sono per lo più impiegate delle "Maquiladoras," (o Maquilas), le fabbriche di assemblaggio di prodotti elettronici diretti al mercato americano, situate lungo la frontiera con gli Stati Uniti. Giunta sul posto, Lauren chiede aiuto per la sua inchiesta ad Alfonso Diaz, suo ex collega e ora direttore di un piccolo quotidiano locale, "El Sol de Juarez". Insieme, i due giornalisti iniziano una disperata battaglia per cercare di smascherare una vasta rete di corruzione che si estende sui due lati del confine, ma soprattutto per proteggere Eva, unica superstite dei feroci attacchi alle giovani messicane, finché la stessa Lauren si troverà costretta a lottare per salvare la sua stessa vita...
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: MOBIUS ENTERTAINMENT LTD., MOSAIC MEDIA GROUP, EL NORTE PRODUCTIONS, NUYORICAN PRODUCTIONS, CAPITAL FILM
  • Distribuzione: MEDUSA (2007)
  • Data uscita 23 Marzo 2007

RECENSIONE

di Diego Giuliani
La notizia buona è che la storia è di quelle fortissime: il taciuto massacro di oltre 400 donne, violentate e uccise dal 1993 fra il Chihuahua e Ciudad Juarez, al confine tra Messico e Stati Uniti. La polizia insabbia, le autorità minimizzano e c'è pure l'ombra delle multinazionali, che cavalcano il degrado economico e sociale con le "maquilladoras", fabbriche dello sfruttamento dove immigrate da tutto il paese producono in batteria per l'Occidente ricco. La notizia brutta è che a dirigere è Gregory Nava: semisconosciuto regista televisivo, che trasforma una potentissima denuncia in un action qualsiasi. Non si aiuta con la sceneggiatura (da lui stesso scritta), ma non lo aiutano neanche gli attori. Che Jennifer Lopez sia una reporter americana inviata a far luce sul caso, lo deduciamo soltanto dalla macchina fotografica che porta al collo. Per il resto corre, si dimena e, per la sua samaritana dal cuore tenero e i modi bruschi, sembra più che altro ispirarsi alla Lara Croft di Tomb Raider. Antonio Banderas prova a metterci una pezza: avendo sentito puzza di bruciato, all'inizio aveva gentilmente declinato. Poi un'accorata richiesta dell'associazione madri delle vittime l'ha convinto a partecipare. Impegno e ruolo sono però a scartamento ridotto: fa il possibile, ma il canovaccio è quello e il suo direttore di giornale è relegato a strumentale sponda della reporter militante che il film dovrebbe incoronare. Dovrebbe.

NOTE

- IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).

CRITICA

"Assassini sessuali seriali? Fredda repressione antisindacale? Pura malvagità misogina? Dal film
non si capisce quale sia il movente della strage, realmente avvenuta e tuttora in corso ma poco nota in Italia. Forse i tre moventi si sommano all'endemica criminalità locale, che facilmente si abbatte sugli indios, con la connivenza della polizia. Fin qui la realtà. Quanto alla finzione, 'Bordertown' è un film americano non hollywoodiano, in gergo un film 'indipendente', perché non distribuito da una delle majors. Però è un film indipendente con buoni nomi (oltre alla Lopez, Martin Sheen e Antonio Banderas), che può sperare di riportare a casa i soldi, se punta più sul giallo che sul sociale. Che peraltro non manca: l'inizio e la fine evocano certi film di Francesco Rosi, dove i giornalisti dell'Unità o dell'Ora di Palermo scoprivano le magagne dell'Italia dc. Anzi, Banderas, direttore del quotidiano d'opposizione di Ciudad Juàrez, finisce ammazzato da uno squadrone della morte. Ma la Lopez è fatta più per correre, inseguita, o difendersi da uno stupro, che per recitare dialoghi importanti. In effetti la proiezione per la stampa è stata punteggiata di risate per l'umorismo involontario del suo arringare da suffragetta. Ma Berlino - si sa - crede alle lacrime, più di Cannes e di Venezia." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 febbraio 2007)

"Ecco il film sognato dalle signore e signorine che guardano al giornalismo come al massimo dello chic (radical va da sé). Partire lancia in resta per smascherare le nefandezze maschiliste e capitaliste, affrontare taccuino in mano i biechi poliziotti e politici, dare voce ai dannati della terra e, se possibile, condividere gli scoop con i più carismatici tra i paladini/colleghi. Il bello del cinema è che il transfert può venire affidato a icone sexy come Jennifer Lopez e che, nell'ultimo ruolo, al posto di Michele Santoro è facile imbattersi in Antonio Banderas: 'Bordertown' appare, così, uno di quei film-presepio che vorrebbero subissarti con l'urgente nobiltà del messaggio, ma non possono essere presi sul serio per la smaccata platealità del loro piglio (foto)romanzesco. La Lopez, in particolare, indossa alla perfezione le divise casual da inviata di guerra, ma tanta verecondia engagée proprio non ce la fa a negarsi i malandrini intermezzi di un party tirata come dio comanda, una scena di sesso o almeno un'inquadratura strategica del giustamente celebre e straripante sedere." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 febbraio 2007)

"Dietro a Bordertown' c'è la storia vera e tuttora irrisolta di Juarez e delle più di 400 messicane trucidate in modi con particolare crudeltà dal '93 ad oggi. Ma purtroppo ormai i film di denuncia si fanno solo a colpi di star: ed ecco la reporter J.Lo scoprire la solidarietà femminile. Ecco il suo ex Banderas, fotografo d'assalto, rischiare la vita per aiutarla. Ecco le più viete convenzioni hollywoodiane accamparsi tutte insieme, come un'unghia passata sulla lavagna in questo brutto film su un'ottima causa. Conosciamo il ritornello: senza questi ingredienti Juarez, oggi, non sarebbe mai arrivata sugli schermi. Ma anziché sensibilizzare, film come questo rischiano di normalizzare e anestetizzare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 marzo 2007)

"A mezzo servizio tra denuncia e suspense, il film è nobile e un po' piatto, magniloquente ma utile, incendiario, svelando un orribile retroscena di fatti a noi ignoti secondo lo schema del cinema anni '70, stile quasi da fumetto e da fantascienza: ma poi, presi i killer, i delitti continuano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 marzo 2007)
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