Border - Creature di confine

Gräns

FRANCIA, SVEZIA, DANIMARCA - 2018
2,5/5
Border - Creature di confine
Una guardia di confine che ha fiuto per identificare i contrabbandieri un giorno si trova di fronte ad una persona che non riesce a decifrare.
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di John Ajvide Lindqvist
  • Produzione: NINA BISGAARD, PETER GUSTAFSSON, PETRA JÖNSSON PER META SPARK & KÄRNFILM
  • Distribuzione: WANTED, PFA FILMS E VALMYN (2019)
  • Vietato 14
  • Data uscita 28 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Tina è una doganiera con una dote particolare, riesce a fiutare (letteralmente) il passaggio di ogni malintenzionato. Avviene così che contribuisce a mettere la polizia sulle tracce di un terribile giro di pedofili.

Allo stesso tempo, però, non riesce ad inquadrare un misterioso viaggiatore, Vore, al punto di innamorarsene.

Sulla carta il film di Ali Abbasi, regista nato in Iran ma ormai cittadino danese, è un thriller dalle consuete atmosfere scandinave, con traghetti in continuo transito e boschi misteriosi sullo sfondo.


 

Ma le fattezze del personaggio protagonista e, poco dopo, del misterioso viandante così simile a lei, spostano il terreno dell’opera dalle parti del fantasy horror metafisico: Tina (la trasformazione di Eva Melander è a dir poco… spaventosa) è infatti una “donna” con un “cromosoma difettoso”, almeno questo è quello che le hanno sempre raccontato da quando è piccola: nel viso e nel corpo, e all’indomani dell’incontro con Vore anche nell’animo, è lampante che i tratti ferini di una misteriosa bestialità ne caratterizzano l’esistenza.

A suo modo magnetico e irrituale, Gräns (“confine”) paga però alla lunga questa insistita ricercatezza di senso – oltre che identitaria – finendo per sfociare in territori a dir poco inverosimili: per carità, quando si tratta di proporre riflessioni sulle problematiche relative alla diversità (in definitiva i due protagonisti sono dei... troll) e ai soprusi ogni arma è valida, a patto di non pigiare troppo sul pedale dell’improbabile.

Vincitore della sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2018.

 

 

NOTE

- PREMIO 'UN CERTAIN REGARD' AL 71. FESTIVAL DI CANNES (2018).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2019 COME: MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURE ACCONCIATURE (GÖRAN LUNDSTRÖM, PAMELA GOLDAMMER).

CRITICA

"Il film di Ali Abbasi, il regista iraniano-svedese premiato a Cannes: "L'estetica di Hollywood non è la realtà" (...). È l' inizio di un viaggio d'investigazione criminale su una rete di pedofili, ma anche di presa di coscienza personale, costellato da potenti (insvelabili) colpi di scena. 'Border- Creature di confine', tratto dal racconto Gräns dello scrittore svedese John Ajvide Lindqvist è favola mitologica, thriller, racconto morale e sociale che affronta i temi di identità di genere e integrazione." (Aranna Finos, 'La Repubblica', 14 marzo 2019)

"(...) Ci sono volute un'attrice svedese, un attore finlandese e un regista di origine iraniana per realizzare questo strano film, contenente elementi di "fantastico" ma ben radicato nella realtà. Ci si sente la cultura nordica dei troll e degli elfi (l'origine è un racconto di John Ajvide Lindqvist, detto "lo Stephen King scandinavo"); però ciò che importa al regista è interpellare lo spettatore sull'idea di normalità. Qual è la linea di frontiera tra umano e animale? Che cosa è bello e che cosa è brutto? Certo, accostarsi a un film come Border non è facile: ma chi lo fa ne sarà premiato da momenti di pura emozione." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 marzo 2019)

"(...) La presenza nel cinema è stata finora di derivazione fiabesca senza particolare enfasi. Fino ad oggi. Ora il troll diventa una star sexy degna del rock & roll grazie a Border di Ali Abbasi dove li troviamo moderni, hippie, rivoluzionari oppure in abiti borghesi, con la sportina del pranzo, contribuenti del fisco con casetta nel bosco dove c'è pure un fidanzatino disoccupato ad aspettarli che guarda sempre la tv. Possono fare i doganieri in Svezia grazie a un fiuto infallibile non solo per droghe di tutti i tipi ma anche per stati d'animo come paura, ansia e vergogna. (...) questo magnifico fantasy realistico è al cinema dove troverete uno dei film più originali e belli degli ultimi vent'anni grazie alla sapienza letteraria della fonte, John Ajvide Lindqvist, ancora capace di portare l'archetipo del mostro dentro il mondo di oggi sposando la mitologia norrena con la filosofia (il troll ha per forza parametri morali diversi da noi?), psicologia freudiana e body horror del primo David Cronenberg. Al cinema il tutto diventa segno dell'orrore grazie al trucco antico, senza utilizzo del computer, di visi meravigliosamente deformati (candidatura agli ultimi Oscar per il makeup) (...). Ma quello che colpisce di più di questa gemma premiata al Festival di Cannes 2018 è come poliziesco, love story, mito e dramma possano sposarsi alla perfezione. (...)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 marzo 2019)
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