Boogie Nights - L'altra Hollywood

Boogie Nights

USA - 1997
A Los Angeles, nel 1977, Jack Horner, regista di film pornografici, non si rassegna ad essere considerato un mediocre, è convinto di valere molto e vuole che il suo cinema migliori sempre di qualità, per ottenere una maggiore considerazione da critici e pubblico. Una sera, in un locale, avvicina Eddie Adams, un giovane che fa il cameriere e, dopo qualche preambolo, lo convince a presentarsi al suo studio per effettuare alcuni provini. Jack si è accorto che Eddie è ben dotato di ciò che soprattutto interessa nelle sue storie. Eddie si mostra del tutto naturale davanti alla macchina da presa, riesce a girare una scena d'amore dopo l'altra, e Jack è molto contento di lui. Preso il nome d'arte di Dirk Diggler, il ragazzo gira una serie di film diventando in breve molto famoso. Le cose sembrano andare bene per qualche tempo finché, all'inizio degli anni Ottanta, comincia a verificarsi una crisi sempre più accentuata di lungometraggi di quel genere. E' il momento in cui si fa largo il sistema delle videocassette, che va a sostituire il prodotto in pellicola. Tra Jack, Dirk e la protagonista femminile Amber i rapporti peggiorano, le liti sono sempre più frequenti. L'ambiente si deteriora e Little Bill, uno della troupe, non regge alla situazione e si uccide. Abbandonato a sé stesso, Dirk diventa una specie di vagabondo. Quando si rende conto di non potere sopravvivere da solo, torna da Jack, che nel frattempo ha ripreso a produrre film, ora su nastro magnetico. Mentre si prepara, davanti allo specchio, Dirk si autoincensa, complimentandosi con sé stesso per la propria, ancora intatta "carica interpretativa".
  • Durata: 153'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: PAUL THOMAS ANDERSON, LLOYD LEVIN, JOHN LYONS, JOANNE SELLAR.
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE/NOVEMBRE 2000

CRITICA

"Il senso amaro del film è che nonostante i vizi e le droghe, le grettezze e le brutture, l'ambiente del sottocinema di vent'anni fa era più umano di quello odierno. Fondata o meno l'ipotesi, l'autore si impegna nel rappresentare quell'ambiente scomparso tenendo d'occhio 'La dolce vita' e 'Nashville'. Fra i tanti modelli del film figura anche un'esplicita citazione da Tarantino nella scena in cui Eddie per disperazione si lascia trascinare a compiere una rapina con risvolto paradossale. A volte la tentazione descrittiva prevale sul ritmo mentre i personaggini da tener d'occhio diventano troppi. Però i ritratti principali sono adeguati e ben serviti dal protagonista Mark Wahlberg, da Julianne Moore che si batte per l'affidamento del figlioletto dalla posizione giuridicamente scomoda di attrice disinibita, da Heather Graham ragazza sui pattini e da tutto il resto dell'affiatata compagnia". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 1998)

"Anche se 'Dirk Diggler' è il centro assoluto, 'Boogie Nights' pensa in grande e circonda i protagonisti di comprimari che danno respiro e sapore a questo gran ritratto dell'America "dal basso". (...) Anche se fra tanti eccessi qualcuno muore di droga o di gelosia, anche se sul finire c'è qualche lungaggine e si fanno più evidenti i debiti con Altman e Scorsese, Anderson dedica uno sguardo sardonico ma privo di sarcasmo, anzi venato di complicità, a questi paladini del porno che sono, a loro modo, veri american heroes. Soprattutto Reynolds, col suo sogno di fare porno 'decenti' travolto dalla bassa definizione e dal pessimo gusto del video". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 marzo 1998)

"Il film un poco turpe, molto lungo e niente affatto noioso ha tre caratteristiche. Primo, non è standardizzato, non ti fa vedere solo quello che già t'aspetti di vedere. Secondo, sa mettere insieme oscenità e pathos, commercio del corpo e sentimenti, esibizioni sessuali e vitalità. Terzo, come in un emporio sa affastellare immagini, scene, atmosfere di altri film, creando un magma onirico nel quale continuamente ti sorprende qualcosa di ben noto, di conosciuto quanto un ricordo o un'esperienza personale. A ogni giovane capita di imitare gli artisti che ammira e la fonte del regista ventiseienne al suo secondo film non è la realtà ma l'irrealtà che conosce meglio: il cinema stesso, il cinema altrui del quale s'appropria con una spregiudicatezza che sfiora il plagio oppure la passione". (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 26 febbraio 1998)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy