BlacKkKlansman

USA - 2018
Questa è la la storia vera di Ron Stallworth, un detective di Colorado Springs che ebbe il coraggio di sfidare il Ku Klux Klan per impedire che il gruppo prendesse il controllo sulla città. L'agente infiltratosi nell'organizzazione, riuscì a scoprire molti segreti, pur essendo afroamericano.

CAST

NOTE

- GRAND PRIX E MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA ECUMENICA FRIPRESCI AL 71. FESTIVAL DI CANNES (2018).

- IN PROGRAMMA AL 71. FESTIVAL DI LOCARNO (2018), NELLA SEZIONE 'PIAZZA GRANDE'.

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2019 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, MIGLIOR REGISTA, MIGLIOR ATTORE (JOHN DAVID WASHINGTON), MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (ADAM DRIVER).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2019 PER: MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGISTA, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (ADAM DRIVER), MONTAGGIO, MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE.

CRITICA

"(...) Il film ha una vocazione esplicitamente politica, vuol comunicare col grande pubblico attraverso i meccanismi spettacolari: da un lato, quindi, toni da commedia action (retti benissimo dalla coppia di attori John David Washington e Adam Driver, nel ruolo dei due poliziotti infiltrati); dall'altro improvvise aperture didattiche: un finto filmato iniziale (...) davvero impressionante (...). E, dall'altro lato, in bocca ai cattivi ci sono slogan di sinistra attualità (...). Con dei toni così carichi e dei cattivi lombrosiani, un rischio è di mostrare gli adepti del Klan come un branco di idioti, dunque in fondo poco pericolosi anche, se ben inseriti in un sistema e in un'ideologia. Per sventare questo pericolo, Lee nel finale esplicita la portata attuale del suo film,(...) a parte l'eccessiva lunghezza, riesce a centrare l'obiettivo che si era prefisso, mostra tra le sue stesse pieghe un progetto ancora più ambizioso che il regista accenna soltanto. È un film sulla rappresentazione della razza, sulle colpe del cinema stesso (a cominciare ovviamente da La nascita di una nazione di 'Griffith' e da 'Via col vento', entrambi citati), con la proposta parallela di un sotterraneo contro-canone "sporco" che parte dal cinema blaxploitation degli anni 70. Una linea purtroppo soltanto abbozzata, che avrebbe fatto di 'BlacKkKlansman' un film più ricco e appassionante." (Emiliano Morreale, 'la Repubblica', 27 settembre 2018)

"E Spike Lee finalmente ha fatto ancora la cosa giusta, BlacKkKlansman detective story tratta da un'incredibile storia vera. Ci si emoziona, ci si indigna anche ridendo con evidenti rimandi a oggi e il finale con gli incidenti razzisti in Virginia del 2017: America first, come dice l'innominato presidente. (...) Si imparano molte cose, anche il prezzo del cappuccio con cui i razzisti nascondevano il volto: II film s'impenna con due donne ai semafori ideali opposti, senza mancare di adrenalina, stavolta utile. Una lezione anti razzista di cui c'è sempre bisogno. Siamo nei 70 (blaxploitation, Shaft...) con sguardo contemporaneo ed evidenti richiami cinefili: Rossella O'Hara in 'Via col vento' che di razzismo se ne intendeva, mentre dal volto di Harry Belafonte che spiega come fu dura per i neri, viene il momento più commosso. Tra technicolor e bianco e nero, finzione e realtà, gag e spari, delirio e civiltà, illusioni e delusioni, Lee firma un bellissimo e straziato apologo paradossale sul peggio che sempre ritorna e sul cinema che tiene il piede in due scarpe." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 settembre 2018)
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