Black Sea

GRAN BRETAGNA - 2014
2/5
Black Sea
Il capitano di sommergibili Robinson, con un divorzio alle spalle e un figlio adolescente con cui non ha quasi alcun rapporto, viene licenziato dalla sua società di recupero relitti. L'uomo prova però a riscattarsi con un'impresa straordinaria: recuperare l'immenso carico d'oro contenuto in un sommergibile tedesco che giace sul fondo del Mar Nero dal 1941. A bordo di un sottomarino di fortuna e a capo di un equipaggio poco addestrato, il capitano parte così per un'avventura che si rivelerà ancora più pericolosa del previsto.
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, ARRIRAW (2.8K)
  • Produzione: CHARLES STEEL, KEVIN MACDONALD, JANE ROBERTSON, ALASDAIR FLIND PER COWBOY FILMS, ETALON FILM
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES (2015)
  • Data uscita 16 Aprile 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone

Non sono molti i documentaristi che affrontano il cinema di finzione con la stessa qualità con cui approcciano le storie di vita. Esempio recentissimo è James Marsh, di cui ricordiamo gli eccezionali Man on Wire e Project Nim, mentre ben poco entusiasmo suscitano Shadow Dancer e La teoria del tutto, opere piuttosto convenzionali.
Lo stesso accade a Kevin Macdonald, produzione documentaria d’eccellenza, come Un giorno a settembre, sulla strage delle olimpiadi di Monaco del 1972, o al docu-fiction alpinistico La morte sospesa.
Black Sea ne è il contraltare sottomarino, storia di marinai disoccupati che si trasformano in mercenari per recuperare un carico prezioso affondato nelle profondità oceaniche.
Atmosfere claustrofobiche, introspezione umana e thriller, gli ingredienti c’erano tutti, ma manca paradossalmente l’elemento che contraddistingue il documentarista. Black Sea è un film freddo, il sottomarino un formicaio attraverso cui osservare le interazioni dei personaggi. Latitano empatia e ritmo, difetto di cui soffrivano anche le precedenti opere di finzione del cineasta scozzese.
Resta l’ennesima bella prova d’attore di Jude Law, che migliora di pari passo alla stempiatura.

CRITICA

"Sapore di sale, sapore di vecchio cinema di guerra, mar nero e sottomarini, ricordi di mari caldi con Clark Gable ma anche di U-Boat, Ottobre rosso e K-19 della Bige-low, donna in missione in un genere da veri uomini. (...) Molto classico, con voce off che serve da scorciatoia narrativa, montaggi paralleli, sceneggiatura da fiction, invasione d'acqua digitale, rivalità sudate negli abitacoli fino al finale col gesto di eroismo neo capitalistico. C'è una certa tesa curiosità per il finale e il discorso nascosto sulla febbre dell'oro che omologa differenze e distanze è un plus valore superficiale ma nuovo rispetto al genere in alto mare. Se le varie psicologie sono dozzinali e fin troppe sorprese sono seminate nella sceneggiatura, vale sempre l'incubo claustrofobico da ventimila leghe sotto i mari finché tutti, col pregevole, ruvido tratto dei caratteristi, si riemerge all'aria." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 aprile 2015)

"Nero come gli abissi. Nero come il destino di un pugno di bucanieri. Nero come il Mare di questo 'action thriller' che riesuma due vecchie glorie: il sommergibile e i russi cattivi, o almeno infidi. Anche se qui l'unico vero 'villain' è un inglese detto con schifo "il banchiere". (...) La metafora è evidente, i personaggi sono tagliati con l'accetta. Ritmo e azione non mancano. Il resto un po' sì." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 aprile 2015)

"(...) un thriller «a porte chiuse» che si distingue per claustrofobia nel filone dei film di sottomarino. La differenza con gli altri sta nella connotazione di classe dei personaggi (...)... Peccato per la trama semplificata, che se la sbriga scaricando le colpe sul personaggio di Fraser, indicato fin dall'inizio come psicopatico. Onore invece all'interpretazione di Jude Law il quale, nei film più recenti (vedi 'Dom Heminghway'), pare deciso ad affrancarsi dall'etichetta di «bello» per aggiudicarsi quella di 'bravo'" (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 aprile 2015)

"Claustrofobico come tutti i film ambientati in un sommergibile, «Black Sea» non è brutto o sciatto, ma neppure si piazza all'altezza dei migliori di essi. A metterci il carisma è Jude Law (...). La prevedibilità produce piacere nello spettatore del cinema di genere, ma talvolta succede, come in questo caso, che la suspense e la credibilità latitino e ci si debba concentrare sulle singole performance dei componenti dell'ennesima «sporca dozzina»; in questo senso si può solo segnalare l'intento abbastanza riuscito di raccordarsi allo spirito brutto, sporco e cattivo di cult similari." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 aprile 2015)

"Nel ruolo spicca con autorevolezza Jude Law, che per l'occasione ha messo su solida stazza e ruvida grinta. Quanto al regista Kevin MacDonald, questo sesto film lo conferma valido professionista, ma nel suo restare in bilico fra thriller marinaro e claustrofobico kammerspiel, 'Black Sea' non risulta convincente né in un senso né nell'altro." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 16 aprile 2015)

"Piacerà a tutti. Tranne a chi soffre di claustrofobia (i personaggi non sono claustrofobici, ma la storia sì). Pur non essendo un noir in senso stretto (la trama non ha niente di poliziesco) 'Black Sea' ha vinto con pieno merito l'ultimo festival di Courmayeur. Perché non c'è molto giallo, ma tanta tanta suspense. Accortamente preparata (dopo la presentazione dei personaggi principali, tutti son portati a chiedersi: chi sarà il primo a cedere, all'avidità o alla paura?). Lentamente, inesorabilmente, tenuta in crescita man mano che il racconto procede. (...) E tanto per non creare punti morti, Kelly ha infilato strategicamente una sotto trama, un colpo di scena alla Hitchcock. Hitchcockiano perché non arriva né troppo presto né troppo tardi (e questo deve aver fatto impazzire il pubblico di Courmayeur). (...) Jude (con nostro grande stupore) per la prima volta in circa vent'anni di cinema, si scioglie. Meglio, s'indurisce, domina la scena, mostra di credere al suo personaggio d'indomabile perdente. E cosa più importante porta lo spettatore a crederci (cosa mai successa prima, da 'Ritorno a Cold Mountain' a 'Nemico alle porte')." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 aprile 2015)

"Deludente fumetto avventuroso, una fiacca replica di 'Quella sporca dozzina', gettata allo sbaraglio negli abissi. (...) Con la suspense che resta drammaticamente a bagnomaria." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 aprile 2015)
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