Black Mass - L'ultimo gangster

Black Mass

USA - 2015
La storia di Whitey Bulger, famigerato criminale di Boston che, grazie al suo status di informatore dell'FBI, mise in atto la propria scalata al potere nel crimine organizzato facendo cadere nelle mani delle autorità la mafia italiana nel New England.

CAST

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE BRETT RATNER.

- FUORI CONCORSO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015).

CRITICA

"Film vintage, un perfetto teatrino di violenze con un Johnny Depp bruttino ma molto bravo. Tutto senz'anima, ci vorrebbe un po' di regia Viagra: in confronto alla serie con Gandolfini sono mezzi soprano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 ottobre 2015)

"Una sola pecca si può imputare a 'Black Mass', biografia non agiografica di Whitey Bulger che fra la fine degli anni 70 e i primi anni 90 dominò la scena criminale di Boston: ed è che viene dopo una lunga serie di film - dalla trilogia del Padrino ai tanti «bravi ragazzi» di Martin Scorsese, da 'C'era una volta in America' a 'The Yards' di James Gray - che hanno rifondato il genere gangsteristico da sempre caro a Hollywood, con risultati spesso buoni se non addirittura fantastici. (...) Insomma, qualcuno potrebbe dire: si sentiva il bisogno di una nuova variante sul tema? E, tuttavia, nella filmografia di Scott Cooper - un cineasta che in altre occasioni ci è sembrato troppo compiaciuto a indugiare sui particolari e a giocare sui toni cupi - questo ci sembra il risultato più felice. (...) la solida sceneggiatura di Jezz Butterworth e Mark Mallouch costruisce un ritratto a tutto tondo di James Bulger, sempre in primo piano; ma anche gli altri personaggi assumono il giusto rilievo (...). E sono ben individuati i caratteri degli uomini della banda (...). La regia fila asciutta e rigorosa; ed è convincente l'ambientazione d'epoca nel rione popolare di Boston South dove i Bulger sono cresciuti. Impersonando Whitey Johnny Depp al solito si trasforma con coraggio: stempiato, ingrassato, lo sguardo azzurro freddo e minaccioso, affronta un altro di quei travestimenti che potrebbero distruggere la sua fama di sex symbol; e una volta di più dimostra le sue mimetiche, duttili qualità di interprete. Ma quanto ci piacerebbe vederlo in un ruolo, diciamo così, più normale." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 ottobre 2015)

"Siamo nel gangster movie contemporaneo: formalismo, attenzione ai dettagli, cast ben assortito, colpi di scena alternati a buoni momenti di sosta ritmica. Il problema sta nell'anima del film, che non riesce a restituire né l'ombra dell'epicità (inarrivabile?) dei maestri del genere Coppola e Scorsese né l'audace profondità dei movimenti di macchina di Michael Mann, a cui si deve con lo stesso Depp il magnifico 'Nemico Pubblico' su Dillinger. Solo cinema d'intrattenimento." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 8 ottobre 2015)

"'Black mass' mostra tutto, ma i fondo non racconta niente. Il film di Scott Cooper (...) suggerisce un'infanzia bostoniana dura come 'Mystic River' e di passionale cameratismo maschile alla 'C'era una volta in America' (le donne, di fatto, nel film non esistono), ma quella che poteva diventare un'interessante epopea criminale rimane sepolta sotto l'esagerato make-up albino che doveva aiutare Johnny Depp a tornare in lizza per l'Oscar. Il trucco è così esibito da rendere Jimmy paradossalmente ancora più distante e scollato rispetto al contesto. Depp, rigido e inespressivo, abita un horror mentre tutti gli altri personaggi paiono uscire da un gangster movie scorsesiano senza Scorsese alla regia. peccato perché Cooper è un interessante giovane regista 'vecchio' amante della New Hollywood anni 70. Ci saranno altre occasioni. Questa, purtroppo, l'ha sprecata." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 8 ottobre 2015)

"Piacerà anzitutto a chi ha un debole per Scott Cooper (...). perché Cooper sa raccontare. non importa se non sa accostare la «normalità» del male con lo spessore filologico di Martin Scorsese, o se la saga mafiosa del New England non la riporta con il respiro epico dei «Padrini» di Coppola. Quello che importa (allo spettatore, non al cinephile) è che Cooper prende i suo i personaggi come pedine e li muove da una sequenza all'altra colla precisione e la strategia di una grande partita a scacchi (...). la partita è magistralmente raccontata ed è vero peccato che il cast sostenga la storia meno felicemente del previsto. Cooper ha sempre cavato il massimo dai suoi attori (...) ma qui non sfrutta come dovrebbe Joel Edgerton (...) e Juno Temple e ebenedict Cumberbatch. forse li tiene indietro per dar più spazio a Depp." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 ottobre 2015)

"(...) Scott Cooper, reduce dall'interessante 'Out of the Furnace' (...) dimostra, con questo 'Black Mass', di poter dire la sua pur senza toccare certi picchi che appartengono a pochi. (...) A dar volto allo spietato Bulger è un ritrovato Johnny Depp, costretto, per esigenze di scena, a recitare con un particolare trucco che non solo lo rende quasi irriconoscibile, ma ne limita anche il solito campionario di faccette, restituendoci un attore capace, solo con uno sguardo allucinato, di incutere soggezione, dando espressione all'anima maligna del suo personaggio. Il cast di contorno, poi, perfettamente scelto, contribuisce a rendere ancora più credibile l'intera operazione, impreziosita da una fotografia e da una ricostruzione d'epoca da Nomination." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 8 ottobre 2015)
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