Black Mass - L'ultimo gangster

Black Mass

USA - 2015
3/5
Black Mass - L'ultimo gangster
La storia di Whitey Bulger, famigerato criminale di Boston che, grazie al suo status di informatore dell'FBI, mise in atto la propria scalata al potere nel crimine organizzato facendo cadere nelle mani delle autorità la mafia italiana nel New England.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL2, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: libro "Black Mass - L'ultimo gangster" di Dick Lehr e Gerard O'Neill (ed. Rizzoli)
  • Produzione: JOHN LESHER, BRIAN OLIVER, SCOTT COOPER, PATRICK MCCORMICK, TYLER THOMPSON PER CROSS CREEK PICTURES, IN ASSOCIAZIONE CON LE GRISBI PRODUCTIONS, FREE STATE PICTURES E HEAD GEAR FILMS
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 8 Ottobre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Chi era James "Whitey" Bulger? Prova a raccontarcelo Scott Cooper, che al suo terzo lungometraggio (dopo Crazy Heart e Out of Furnace) decide di "inquadrare" quello che, nel 2007, era considerato dall'FBI il secondo fuggitivo più importante dopo Osama Bin laden.
Già, proprio l'FBI, grazie al quale anni prima lo stesso Bulger era riuscito a diventare il boss indiscusso di Boston. Ufficialmente "informatore" da utilizzare per tentare di arrivare alla cattura del clan mafioso degli Angiulo, l'irlandese dagli occhi di ghiaccio sfruttò per anni quella che lui definiva "alleanza" per agire indisturbato e diventare sempre più potente. Ed è giustamente questo strano legame ad interessare maggiormente Cooper, deciso a portare in superficie le contraddizioni tipicamente umane di un criminale senza scrupoli, capace di uccidere a sangue freddo e, al tempo stesso, di accostare l'auto per aiutare un'anziana signora del quartiere dov'è cresciuto.

Black Mass si concentra sull'ascesa del boss, partendo da metà anni '70. Il controllo del territorio, racket e narcotraffico, scommesse e distributori automatici: chi tradisce muore, chi parla muore. Ma Boston rappresenta anche l'infanzia di Bulger, i suoi legami (l'anziana madre, il fratello senatore interpretato da Benedict Cumberbatch, il piccolo figlio che perderà tragicamente...): proprio da lì arriverà il più insperato degli aiuti, dall'agente John Connolly (Joel Edgerton), un tempo compagno di giochi, che intravede in Whitey il modo più veloce per fare carriera.

Quello di Cooper è un film che pesca a piene mani  dalla tradizione dei gangster-movie americani (gettando anche l'amo per più di qualche citazione e omaggio) ma che riesce anche a smarcarsi con dignità dal peso dei paragoni. L'aiuto che gli porta Johnny Depp (la cui trasformazione fisica, a detta di molti, già gli garantirebbe un ingresso di favore alla cinquina dei prossimi Oscar...) è tutto sommato relativo: vuoi per la natura così distaccata del personaggio, vuoi per la capacità di non anteporsi mai troppo al film stesso, l'attore è il primus inter pares di un meccanismo funzionale e coinvolgente. Dove a colpire davvero è la natura poliedrica di Boston, città "salvata" anche in questo caso dai giornalisti del Boston Globe, i primi a svelare il ruolo da informatore di Bulger. Fuori Concorso a Venezia 72.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE BRETT RATNER.

- FUORI CONCORSO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015).

CRITICA

"Film vintage, un perfetto teatrino di violenze con un Johnny Depp bruttino ma molto bravo. Tutto senz'anima, ci vorrebbe un po' di regia Viagra: in confronto alla serie con Gandolfini sono mezzi soprano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 ottobre 2015)

"Una sola pecca si può imputare a 'Black Mass', biografia non agiografica di Whitey Bulger che fra la fine degli anni 70 e i primi anni 90 dominò la scena criminale di Boston: ed è che viene dopo una lunga serie di film - dalla trilogia del Padrino ai tanti «bravi ragazzi» di Martin Scorsese, da 'C'era una volta in America' a 'The Yards' di James Gray - che hanno rifondato il genere gangsteristico da sempre caro a Hollywood, con risultati spesso buoni se non addirittura fantastici. (...) Insomma, qualcuno potrebbe dire: si sentiva il bisogno di una nuova variante sul tema? E, tuttavia, nella filmografia di Scott Cooper - un cineasta che in altre occasioni ci è sembrato troppo compiaciuto a indugiare sui particolari e a giocare sui toni cupi - questo ci sembra il risultato più felice. (...) la solida sceneggiatura di Jezz Butterworth e Mark Mallouch costruisce un ritratto a tutto tondo di James Bulger, sempre in primo piano; ma anche gli altri personaggi assumono il giusto rilievo (...). E sono ben individuati i caratteri degli uomini della banda (...). La regia fila asciutta e rigorosa; ed è convincente l'ambientazione d'epoca nel rione popolare di Boston South dove i Bulger sono cresciuti. Impersonando Whitey Johnny Depp al solito si trasforma con coraggio: stempiato, ingrassato, lo sguardo azzurro freddo e minaccioso, affronta un altro di quei travestimenti che potrebbero distruggere la sua fama di sex symbol; e una volta di più dimostra le sue mimetiche, duttili qualità di interprete. Ma quanto ci piacerebbe vederlo in un ruolo, diciamo così, più normale." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 ottobre 2015)

"Siamo nel gangster movie contemporaneo: formalismo, attenzione ai dettagli, cast ben assortito, colpi di scena alternati a buoni momenti di sosta ritmica. Il problema sta nell'anima del film, che non riesce a restituire né l'ombra dell'epicità (inarrivabile?) dei maestri del genere Coppola e Scorsese né l'audace profondità dei movimenti di macchina di Michael Mann, a cui si deve con lo stesso Depp il magnifico 'Nemico Pubblico' su Dillinger. Solo cinema d'intrattenimento." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 8 ottobre 2015)

"'Black mass' mostra tutto, ma i fondo non racconta niente. Il film di Scott Cooper (...) suggerisce un'infanzia bostoniana dura come 'Mystic River' e di passionale cameratismo maschile alla 'C'era una volta in America' (le donne, di fatto, nel film non esistono), ma quella che poteva diventare un'interessante epopea criminale rimane sepolta sotto l'esagerato make-up albino che doveva aiutare Johnny Depp a tornare in lizza per l'Oscar. Il trucco è così esibito da rendere Jimmy paradossalmente ancora più distante e scollato rispetto al contesto. Depp, rigido e inespressivo, abita un horror mentre tutti gli altri personaggi paiono uscire da un gangster movie scorsesiano senza Scorsese alla regia. peccato perché Cooper è un interessante giovane regista 'vecchio' amante della New Hollywood anni 70. Ci saranno altre occasioni. Questa, purtroppo, l'ha sprecata." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 8 ottobre 2015)

"Piacerà anzitutto a chi ha un debole per Scott Cooper (...). perché Cooper sa raccontare. non importa se non sa accostare la «normalità» del male con lo spessore filologico di Martin Scorsese, o se la saga mafiosa del New England non la riporta con il respiro epico dei «Padrini» di Coppola. Quello che importa (allo spettatore, non al cinephile) è che Cooper prende i suo i personaggi come pedine e li muove da una sequenza all'altra colla precisione e la strategia di una grande partita a scacchi (...). la partita è magistralmente raccontata ed è vero peccato che il cast sostenga la storia meno felicemente del previsto. Cooper ha sempre cavato il massimo dai suoi attori (...) ma qui non sfrutta come dovrebbe Joel Edgerton (...) e Juno Temple e ebenedict Cumberbatch. forse li tiene indietro per dar più spazio a Depp." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 ottobre 2015)

"(...) Scott Cooper, reduce dall'interessante 'Out of the Furnace' (...) dimostra, con questo 'Black Mass', di poter dire la sua pur senza toccare certi picchi che appartengono a pochi. (...) A dar volto allo spietato Bulger è un ritrovato Johnny Depp, costretto, per esigenze di scena, a recitare con un particolare trucco che non solo lo rende quasi irriconoscibile, ma ne limita anche il solito campionario di faccette, restituendoci un attore capace, solo con uno sguardo allucinato, di incutere soggezione, dando espressione all'anima maligna del suo personaggio. Il cast di contorno, poi, perfettamente scelto, contribuisce a rendere ancora più credibile l'intera operazione, impreziosita da una fotografia e da una ricostruzione d'epoca da Nomination." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 8 ottobre 2015)
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