Black Hawk Down - Black Hawk abbattuto

Black Hawk Down

USA - 2001
Black Hawk Down - Black Hawk abbattuto
La mattina del 3 ottobre del 1993 a Mogadiscio (in Somalia), diciassette elicotteri con a bordo le truppe speciali dell'esercito americano volano verso un quartiere della città dove è asserragliato uno dei 'Signori della guerra'. Da poco meno di un anno, gli eserciti dei Paesi occidentali sono sbarcati in terra africana nell'ambito dell'operazione 'Restor Hope', nata per riportare tranquillità in Somalia e per sfamare le popolazioni locali. Ma la missione sta fallendo per le interferenze dei 'Signori della guerra'. Quando le truppe americane penetrano all'interno del loro obiettivo, tutto sembra essere andato per il verso giusto. Ma all'esterno, una pioggia di fuoco si abbatte su di loro. Due elicotteri sono abbattuti. E' l'inizio di una battaglia che durerà quindici ore e che costerà ai 'berretti verdi' 18 morti e 70 feriti.
  • Durata: 144'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, GUERRA
  • Specifiche tecniche: SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35) - TECHNICOLOR
  • Tratto da: libro "Falco nero" di Mark Bowden (ed. Rizzoli - coll. Saggi stranieri, 1999)
  • Produzione: COLUMBIA PICTURES CORPORATION, JERRY BRUCKHEIMER FILMS, REVOLUTION STUDIOS, SCOTT FREE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: COLUMBIA - DVD COLUMBIA TRISTAR HOME ENTERTAINMENT (2002)
  • Vietato 14
  • Data uscita 8 Febbraio 2002

NOTE

- OSCAR 2002 PER MIGLIOR MONTAGGIO E SONORO (MICHAEL MINKLER, MYRON NETTINGA E CHRIS MUNRO). IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR REGIA E SCENEGGIATURA.

- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 2002.

CRITICA

"Spietato e crudo nella ricostruzione, il film è stato in forse a causa dei fatti dell'11 settembre. L'America si è divisa: i dettagli delle atrocità di guerra sono stati considerati eccessivi. Trionfo invece per Josh Artnett, già protagonista di 'Pearl Harbour' e nuova star americana. Per stomaci forti e per patiti dei film di Ridley Scott". (Piera Detassis, 'Panorama', 10 gennaio 2002)

"Alla maniera di un film del Settima Cavalleria, il nemico è un branco senza individualità, motivato soltanto a uccidere come i Sioux della vecchia Hollywood; i soldati bianchi si asserragliano in un fortino e, alla fine, arrivano i nostri. La perizia registica di Ridley Scott è fuori discussione; la suspense che s'instaura nella prima parte, diabolicamente efficace. Se qui e là, il film sparge pillole di umanitarismo, è un war-movie da capo a fondo: senza un solo personaggio femminile, non un melodramma d'amore travestito da storia bellica quale era 'Pearl Harbour'". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 febbraio 2002)

"Ridley Scott ha diretto magnificamente un film di guerra unico, senza tregua, feroce, su uno di quei piccoli sporchi conflitti così contemporaneamente non dichiarati ma guerreggiati". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 8 febbraio 2002)

"Mogadiscio, 3 ottobre 1993: le truppe Usa tentano un blitz per catturare due uomini del generale Aiidid. Una missione da 45 minuti. Ma sarà l'inferno. Cade un elicottero, poi un altro, la città brulica di cecchini e loro devono soccorrere i feriti. Bilancio: 18 marines uccisi (in primo piano) e 500 somali (in campo lungo. 'Black Hawk Down' di Ridley Scott è un altare sacrificale in ricordo di quel martirio. Patriottico, sanguinoso, molto impressionante. E molto discutibile". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 febbraio 2002)

"La macchina-cinema di Ridley Scott è un'infallibile performance sul 'tempo del combattimento' nella durata insopportabile e nelle sanguinose digressioni: tra Spielberg ('Salvate il soldato Ryan') e Kubrick ('Full Metal Jacket') ci sono i pezzi d'autore della coreografia di fuoco sull'edificio, la difesa dell'elicottero abbattuto, la sutura della femorale, lo strazio del pilota lapidato dalla folla, il montaggio parallelo dei piani. Oltre il confine morale, eroico, che 'un compagno non si abbandona mai', resta la cronaca di un attacco chirurgico fallito, muto e ambiguo nel suo risvolto spettacolare". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 8 febbraio 2002)

"Seguendo il film lo spettatore ha l'impressione di essere finito anche lui in una trappola. Nel descrivere i combattimenti, Ridley Scott mostra quanto va succedendo dall'alto e dal basso, dalle posizioni dei militari assediati. Questa attenzione alle varie componenti del crudele gioco della guerra, questa intelligenza narrativa, di natura non solamente tecnica ma direi morale, favoriscono il formarsi di un discorso pacifista, sempre implicito nel reportage e sottolineato nella sequenza simbolica dell'esodo dei militari con la folla immobile e minacciosa e la danza dei ragazzini": (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 8 febbraio 2002)
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