Billy Lynn - Un giorno da eroe

Billy Lynn's Long Halftime Walk

USA, GRAN BRETAGNA, CINA - 2016
Billy Lynn - Un giorno da eroe
Storia del 19enne soldato semplice Billy Lynn e dei suoi commilitoni del Reparto Bravo, sopravvissuti a una cruenta battaglia in Iraq e celebrati come eroi grazie alle riprese di una troupe embedded. Come premio, Billy e i suoi compagni vengono riportati a casa per un tour promozionale in Usa, che culmina in uno spettacolo scenografico nell'intervallo di una partita di football in Texas il Giorno del Ringraziamento...
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA
  • Specifiche tecniche: SONY CINEALTA F65, SRMEMORY, F65 RAW (DUAL-STRIP 3-D) (4K), D-CINEMA (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo " È il tuo giorno, Billy Lynn!" di Ben Fountain (ed. Minimum Fax, coll. Sotterranei)
  • Produzione: MARC PLATT, ANG LEE, RHODRI THOMAS STEPHEN CORNWELL PER FILM4, THE INK FACTORY, DUNE FILMS, MARC PLATT PRODUCTIONS, STUDIO 8, TRISTAR PRODUCTIONS, BONA FILM GROUP
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA (2017)
  • Data uscita 2 Febbraio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
“Da quando ho realizzato La vita di Pi, ho capito che nel fare un film in 3D non basta aggiungere solo una dimensione, ma è necessaria una risoluzione che è possibile ottenere solo con un frame-rate molto più alto rispetto a quelli abituali. Il nostro modo di guardare le cose può diventare allora molto più profondo. Penso che il futuro sia davvero emozionante”.

Le parole di Ang Lee nell’introdurre la sua nuova fatica – tratta dal libro di Ben Fountain (È il tuo giorno, Billy Lynn!, minimumfax) – si scontrano, purtroppo, con la resa effettiva che il suo film avrà nelle sale italiane (ma anche negli altri paesi non sarà facile vederlo nella sua forma nativa).

Sì, perché quello che ci arriva è nulla più che un semplice, ennesimo film sul ritorno in patria di un soldato USA di stanza in Iraq celebrato come eroe, costretto a vivere un’esperienza tra il surreale e il grottesco durante l’intervallo di una partita NFL del Giorno del Ringraziamento. Nelle intenzioni di Ang Lee, invece, quella contrapposizione tra realtà e allucinazioni, tra sparatorie polverose e bombardamenti mediatici, andava risolta attraverso un’esperienza talmente immersiva da superare gli abituali concetti di fruizione: 120 fotogrammi al secondo, in 3D. Un film, per questo, ad oggi ingiudicabile. Ma, di sicuro, precursore di un nuovo modo di concepire la visione.

CRITICA

"Vedendo questo film di Ang Lee bello, anomalo, fuori dal generi, ricco di ambiguità, si ricorda un capolavoro di Preston Sturges 'Evviva il nostro eroe' del 1944, dove un soldatino con febbre da fieno viene scambiato al rientro per eroe, con tutto il circo che ne consegue. E' il tema di Billy Lynn, che è anche il nome di un giovane decorato nel secondo conflitto iracheno che si gode con i suoi compagni nel Giorno del Ringraziamento la licenza premio (...), nel mercato fiorente del patriottismo (...). Nonostante l'attrazione per una cheerleader che gli fa l'occhiolino, il nostro (Joe Alwyn, bel volto fintamente anonimo ma interessante) non vede l'ora di tornare in guerra: la personalità è schizzata. Patologia ben nota al cinema (dalla Bigelow a 'Homeland', ad 'American Sniper') e che il pacifista Ang Lee tratteggia con finezza, andando a scovare peccati veniali e mortali negli angoli della vicenda, nella sua psicologia, nei canoni di un cinema bellico contraddetto: più pace che guerra, come nel romanzo ispiratore (...)." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 febbraio 2017)

"Con tante mozioni sul web in difesa di questa o quella causa, qualcuno dovrebbe fare qualcosa per impedire a Hollywood di condannare a priori i figli ribelli. Non si contano più infatti, ormai, i bei film segnati da insuccesso negli Usa che vengono buttati via nel resto del mondo, complici spesso media sempre più superficiali dunque accucciati sull'unico valore che riconoscono perché in numeri: gli incassi. L'ultima vittima di questo cannibalismo degno di Saturno è nientemeno che Ang Lee, grande regista di film magnifici quanto diversi (...). Che stavolta ha il 'torto' di raccontare l'osceno intreccio fra guerra e società dello spettacolo con il suo sguardo eclettico e insieme irriducibilmente orientale, cercando con ostinazione di ritrovare l'innocenza del suo protagonista. Dove innocenza significa capacità di stupore e vulnerabilità, doti difficilmente concesse al cinico e disincantato spettatore dei nostri giorni. (...) nessuno meglio di Ang Lee sa dar forma all'esperienza di questo ragazzino, eroe suo malgrado, che ha ucciso ma non conosce ancora l'amore, orchestrando un viaggio diviso fra dubbi, ricordi, sconcerto per il ritorno a casa e in famiglia (quanto è brava Kristen Stewart, qui sua sorella, quando ne vale la pena), scoperta dei meccanismi sconci dello show business (c'è già il progetto di un film sulla loro storia). Peccato non poterlo vedere nella versione originale, cioè in 3D e girato a 100 (anziché 24) fotogrammi al secondo, anche se a quanto pare l'esperienza è così iperrealistica da risultare paradossalmente artificiosa. Altri grandi (da Eastwood a De Palma) hanno percorso questa strada, forse con maggior forza. Ma mai con la dolcezza, la delicatezza disperante di Ang Lee." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 febbraio 2017)

"«Billy Lynn - Un giorno da eroe» sottolinea, purtroppo il declino a cui sembra andare incontro Ang Lee, professionista un tempo audace e incisivo come pochi altri. (...) Da un romanzo evidentemente non eccelso (...), il regista punta a fare satira guardando gli avvenimenti attraverso gli occhi del poveretto a cui la guerra ha procurato uno stato allucinato permanente. Il girotondo dei flashback, imperniato nel corso del secondo tempo del seguitissimo match di football americano, dovrebbe ovviamente insistere sul confronto tra un evento come quello sportivo e quello violento «messo in scena» sugli insanguinati campi di battaglia. Nulla, però, riesce e il colpo di grazia al film viene inferto dai ripetuti primi piani dei personaggi che guardano in camera, tra i quali solo la sorella sfigurata di Billy interpretata dalla Stewart rende giustizia al nome di chi ha diretto il pasticcio." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 febbraio 2017)

"Di film sulle missioni militari Usa dagli anni Novanta a noi ce n'è ormai abbastanza. E 'Billy Lynn - Un giorno da eroe' del premiatissimo cinoamericano Ang Lee entra con onore nella galleria. Soprattutto per la prospettiva che sceglie. Lo scenario non è tanto quello bellico (che comunque c'è, in flashback). (...) Sarebbe interessante sapere se Clint lo ha visto e cosa ne pensa. Forse non abbastanza 'maschio', o forse no. Commovente il ragazzo Joe Alwyn." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 2 febbraio 2017)

"La prima caratteristica del nuovo film di Ang Lee è la sua «fabbricazione», lo ha girato in 3D, in risoluzione 4k e in HFR, cioè a 120 frame al secondo, cinque volte la normale frequenza anche se un numero esiguo di spettatori potrà vederlo nel formato originale, poche sale al mondo infatti sono in grado di proiettarlo. E allora perché verrebbe da chiedere. La risposta è nell'ambizione del film, nella sua ricerca di un iperrealismo che un flusso di immagini così repentino da sfuggire all'occhio moltiplica all'infinito. La «decostruzione» della realtà - e dell'immaginario - fa parte del cinema di Ang Lee almeno dai tempi dell'acclamatissimo 'I segreti di Brokeback Mountain' (2005) in cui si avventurava nel terreno macho per eccellenza dell'immaginario Usa. (...) Ang Lee ammicca a tutti i tasti giusti, non c'è nulla di «provocatorio» in quel film e nemmeno di particolarmente irriverente, se non quel porsi rispetto all'immaginario - e alla società che lo esprime - con una furbissima innocenza da «straniero», quale è lui che arriva in America da Taiwan, e che di quei codici (e di quel mondo) ostenta la libertà di guardare il rovescio. Una posizione che ritorna - sempre con oculatezza mirata a piacere - anche nei film successivi tipo 'Vita di Pi', ed è smaccata in questo 'Billy Lynn - Un giorno da eroe' dove la guerra si intreccia all'apparenza, all'immagine di una mitologia mediatica: il reale scompare nella sua rappresentazione e le lacrime del giovane soldato inerme nella macchina dello spettacolo sembrano essere rimaste la sola cosa «vera» nel baraccone che è l'America. (...) Sull'inadeguatezza del soldato dopo la guerra alla vita quotidiana molto e con più profondità ha detto un film come 'The Hurt Locker' (2008) di Bigelow, così come De Palma nel suo magnifico 'Redacted' ha scardinato lucidamente la retorica della guerra nella sua rappresentazione mediatica. In fondo però non è questo l'obiettivo di Ang Lee, o meglio non il principale. Nel legame virile (?) dei commilitoni e nelle loro teste spappolate dalla guerra ciò che cerca è, ancora una volta, il punto di rottura culturale, sociale dell'America, verità e menzogna di un immaginario che ne fonda e ne accudisce le certezze di cui dissemina nella storia le figure «eterne»: - reduci, cheerleader, rapaci produttori hollywoodiani, white trash, agenti senza scrupoli. È qui lo scollamento tra ciò che è e ciò che il pubblico vuole vedere: l'Eroe, la guerra sempre giusta. Ma Ang Lee è poco raffinato, le ambiguità gli sfuggono in un sistema binario fracassone come lo show a cui ammicca con benevolenza confondendo la critica con la sua apoteosi." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 2 febbraio 2017)

"Qualche presunzione (non ha una vera visione sulla guerra) e molto ritardo (su immagini ormai diffuse), il regista di 'Brokeback Mountain' racconta isolamento psicologico e tormento mediatico di un marine, eroe in Iraq (...). Tra denuncia e cronaca, adrenalina di battaglia e psicosi del rientro, in realtà si fa strada l'idea che più del soggetto e della capacità di farne un buon film, a Lee e alla produzione interessi la novità tecnologica sperimentata: 120 fotogrammi al secondo (cinque volte la norma), in 3D (nativo, come si dice) e 4k di risoluzione per una definizione ultra. Poche sale nel mondo sono adeguate. Visto 'Redacted' di De Palma, è difficile accettare lo sguardo moscio di Lee." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 2 febbraio 2017)

"'Billy Lynn - Un giorno da eroe' in Italia non lo vediamo per come è stato inteso. Né 3D nativo, né 4k, né i 120 fotogrammi al secondo ma gli abituali 24, e l'effetto stranito e straniante è quello di un tutorial di una nuova tecnologia in absentia della stessa: roba da mandare ai pazzi. La storia del soldato 19enne Billy Lynn (...) vuole riflettere (sul)la percezione della realtà da parte dei reduci e la percezione dei reduci da parte della realtà americana, ma il film è moscio e monco. A riprova che la forma è sostanza, e la tecnica non è un giochetto da nerd: Kill Billy..." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 2 febbraio 2017)

"Piacerà perché Ang è un regista intrigante e intriga anche per l'ambiguità con cui conduce la parabola del suo antieroe. A rigore Billy dovrebbe essere un film contro la guerra e la mercificazione del conflitto. In pratica Ang gira talmente bene le scene belliche come non avrebbe fatto neanche un regista guerrafondaio." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 febbraio 2017)

"Ang Lee vuole raccontare le contraddizioni tra ciò che è reale, la guerra, e come questa venga percepita in patria, puntando il dito contro la troppa spettacolarizzazione. Una satira interessante, ma, forse, più per gli americani." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 2 febbraio 2017)

"Con un occhio a 'Redacted' e a 'Flags of Our Fathers', Ang Lee riflette sulle contraddizioni della società americana, sulla fragilità dei suoi eroi e sulla bulimia dello show business che tutto brucia e dimentica in una manciata di minuti; anche la morte, trasformata in intrattenimento. Ai flash back della guerra si alternano le immagini dello show, e non si capisce cosa sia più folle e violento: se le armi del nemico o i fuochi d'artificio di un mondo ossessivamente ludico che divora i valori." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 3 febbraio 2017)
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