Benvenuto Presidente!

ITALIA - 2013
Giuseppe Garibaldi, detto Peppino, nonostante il nome importante è un uomo dalla vita semplice, un inguaribile ottimista che vive in un piccolo paesino di montagna, ama la pesca, la compagnia degli amici e la biblioteca in cui lavora. Un giorno, a causa di beghe interne al Parlamento, Peppino viene incredibilmente eletto Presidente della Repubblica Italiana. Catapultato in una realtà tanto diversa dalla sua, sa di essere evidentemente inadeguato per un ruolo così importante; tuttavia, grazie alla sua ingenuità accompagnata da buon senso e onestà, Peppino non cadrà nei tranelli del potere o nelle insidie della politica. A tentare di contenere l'ondata di gioiosa follia dell'uomo nuovo del Quirinale sarà l'inappuntabile Janis Clementi, inflessibile quanto affascinante Vice Segretario generale della Presidenza della Repubblica, che cercherà di imporgli il rigore istituzionale richiesto dal suo ruolo e controllare le sue le imprevedibili iniziative. Con il passare dei giorni, l'umanità e la disarmante onestà di Peppino sorprendono le istituzioni in crisi e conquistano il Paese sfiduciato; nel frattempo, però, all'interno dei palazzi del potere si iniziano a intravedere complotti, incidenti diplomatici e macchinazioni politiche...

CAST

NOTE

- REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON FIP-FILM INVESTIMENTI PIEMONTE, CON IL SOSTEGNO DELLA FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE E DEL PROGRAMMA MEDIA DELL'UNIONE EUROPEA.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2013 PER: MIGLIOR COMMEDIA, SOGGETTO E ATTRICE PROTAGONISTA (KASIA SMUTNIAK É STATA CANDIDATA ANCHE PER "TUTTI CONTRO TUTTI" DI ROLANDO RAVELLO).

CRITICA

"'Benvenuto Presidente!' è la versione comica e anche un po' farsesca e favolistica di 'Viva la libertà' di Roberto Andò che non manca di spunti ironici e di toni da commedia ma che non intende essere comico. Due film fantapolitici che entrano in sintonia con il clima del momento. E se già il primo ha trovato i suoi riscontri nel pubblico, questo diretto da Riccardo Milani (ma scritto da Fabio Bonifacci) porta con sé in tal senso potenzialità ancora maggiori. (...) Anche se 'Benvenuto Presidente!' non si eleva al di sopra del film barzelletta alla Totò (ricordate 'Gli onorevoli'?) e anche se stimola tutte le possibili pulsioni che le cronache ci abituano a liquidare frettolosamente come populiste e demagogiche, non si può certamente negargli, oltre che freschezza e simpatia da vendere, anche l'intuizione tempistica di aver intercettato sentimenti e aspettative e impazienze diffusissime. Sarebbe puerile immaginare che si tratti di un contributo alla soluzione delle questioni aperte, ma è interessante che il cinema - il cinema leggero e di intrattenimento - ritrovi un po' di capacità di ascolto e interpretazione degli umori. Con un tocco di furbizia politicamente corretta, per non sembrare qualunquista, il film fa infine capire a Peppino che quello non è il suo posto e che la politica, riformata e 'svegliata' dal suo passaggio impetuoso, deve riprenderselo. Interessante anche annotare che la produzione è quell'Indigo di Nicola Giuliano e Francesca Cima che si è distinta come sigla produttiva di Sorrentino, il regista italiano più sofisticato e innovativo dei nostri anni." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 21 marzo 2013)

"Il racconto più che grottesco è farsesco (...). Con questa chiave si sono prese diverse licenze (...) Certo un po' di populismo e di semplificazioni ci sono ma, come detto, siamo nell'ambito della risata, non del pamphlet. Qualcuno ha voluto vedere dei parallelismi tra il giardiniere Chance di Peter Sellers in 'Oltre il giardino' e questo Garibaldi perché entrambi usano metafore prese dalla natura. Ma Chance il giardiniere parlava in maniera inconsapevole, erano gli altri che gli attribuivano virtù straordinarie, lui era un vero Candide, mentre il Garibaldi di Bisio nel suo essere spontaneo usa i riferimenti di pesca a ragion veduta. Claudio Bisio ha ormai una consapevolezza di sé che lo porta a una sicurezza assoluta, arriva anche a «mostrar le chiappe chiare» ma con un garbo, un pudore e un'autoironia che altri neppure si sognano. Accanto a lui Kasia Smutniak è la predestinata, ossequiosa del protocollo ma dal nome Janis che lascia intuire origini trasgressive. Non sappiamo se esista un backstage, ma se ci fosse sarebbe divertente vedere Bisio a Montecitorio, al Quirinale e impegnato a disfare il vero baldacchino di Cavour." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 21 marzo 2013)

"Non ci sono dubbi sul profetico tempismo del soggetto ideato tre anni fa dal produttore Nicola Giuliano, mentre ce ne sono molti sulla vena di Fabio Bonifacci che ne ha tratto la sceneggiatura. Oggi 'Benvenuto Presidente!' sembra un ghiotto instant movie e il pubblico gradisce, grazie al protagonismo del simpatico Bisio e alla farsesca giocosità di qualche scena: peccato che la regia di Riccardo Milani si ritrovi alle prese con una serie di gag di stampo televisivo, non di rado sfilacciate o poco divertenti e neppure lontanamente incendiarie visto che si limitano ad accomodarsi su uno strapuntino un po' grillino un po' qualunquista un po' vanzinesco. (...) In sala così come nel Paese? Intanto al cinefilo che ricorda Frank Capra, Chance il giardiniere di Sellers o 'Una poltrona per due' si accappona letteralmente la pelle." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 marzo 2013)

"Non film sull'antipolitica, bensì un richiamo alla responsabilità civile che ci arriva da un uomo qualunque (nel recente film di Roberto Andò, 'Viva la libertà', era un professore picchiatello), eroe per caso tra le stanze del Quirinale. (...) A volte graffiante, a volte al riparo tra le pieghe di una comicità più convenzionale e meno coraggiosa, il film non è sempre all'altezza delle ambizioni, ma resta un interessante tentativo di confrontarsi con il malessere di un paese sempre più difficile da raccontare." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 21 marzo 2013)

"Il candido, il folle, ma soprattutto l'uomo qualunque che diventa casualmente un 'leader' pop è una storia vecchia quanto la letteratura. Dunque nulla di nuovo dentro la spassosa commedia diretta da Milani, che tenta - riuscendoci a segmenti - di mettere in ridicolo l'odiata classe politica italiana contemporanea. Film involontariamente 'grillino', parte bene ma finisce in caciara. E Bisio non è Crozza, pelata a parte." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 21 marzo 2013)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy