Bentu

ITALIA - 2022
3/5
Bentu
Raffaele ha appena raccolto il suo piccolo mucchio di grano che sarà la provvista di un anno intero. Per non farsi trovare impreparato, da giorni dorme in campagna, lontano da tutti, in attesa che il vento arrivi e lo aiuti a separare finalmente i chicchi dalla paglia. Ma il vento non ne vuole sapere di farsi vedere. Solo Angelino viene a trovarlo ogni giorno per farlo sentire meno solo. Un giorno, forse, quando sarà grande, Raffaele potrà prestargli la sua indomita cavalla e lui potrà finalmente cavalcarla. Ma Angelino non vuole aspettare...
  • Durata: 70'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: liberamente tratto da "Il vento e altri racconti" di Antonio Cossu (1993)
  • Produzione: VIACOLVENTO, ISTITUTO SUPERIORE REGIONALE ETNOGRAFICO, ELISABETTA SODDU, SALVATORE MEREU

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RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

È una voce preziosa, quella di Salvatore Mereu, battitore libero e ostinato in un cinema – come il nostro – pigramente centralista, che relega i narratori delle periferie nelle comfort zone della riserve regionali, considerando i loro film espressioni di una tradizione locale lontana ed estranea alla contemporaneità.

D’altronde Bentu, il nuovo lavoro di Mereu selezionato alle Giornate degli Autori, è davvero fuori dal tempo – perlomeno dall’attualità – e dentro uno spazio preciso, dove la terra costeggia l’onirico, e chiede allo spettatore di misurarsi con qualcosa d’inusitato e arcaico, in cui il ritmo è dato dall’attesa, dalla pazienza, dal ciclo delle stagioni.

Anche stavolta Mereu parte dalla letteratura, sottolineando anzi rivendicando l’adesione a una terra e al suo immaginario che affonda le radici in un passato che non passa. Dopo Giuseppe Fiori per Sonetàula, Sergio Atzeni per Bellas mariposas e Giulio Angioni per Assandira, tocca a un altro scrittore sardo, Antonio Cossu, autore del racconto all’origine di Bentu, qui adattato nella forma di un poema sospeso, etnografico più che lirico.

Annunciata da una spiegazione sull’importanza del grano e del vento in Sardegna, è una favola illuminata da un sole cupo, incardinata sul legame tra un anziano, Raffaele, e un bambino, Angelino, e sui rispettivi rapporti con le spighe e la paglia, la terra e gli animali, il tempo che scorre e quello fermo.

Il vecchio dorme in campagna, aspettando che il vento arrivi e lo aiuti a separare finalmente i chicchi dalla paglia, e il ragazzino lo va a trovare, individuando in quell’uomo un mentore: magari un giorno Raffaele gli concederà di cavalcare la puledra, troppo indomita per la poca esperienza del giovane Angelino.

È un film secco e rigoroso, Bentu, ancestrale e denso, limpido nella rinuncia a fronzoli e orpelli, che in poco più di un’ora capace di raccontare, tra scelte e mancanze, due vite isolate e sole; e in cui il “personaggio” convocato nel titolo si fa presenza e assenza, promessa di futuro e compagnia inquietante.

C’è qualcosa della poetica di Ermanno Olmi in questo cinema radicato nella sua tradizione locale eppure universale per la teoria di temi toccati: un racconto di formazione in cui i protagonisti sembrano modellarsi a partire dal paesaggio naturale, funzioni di un discorso che valica i confini e si fonda su figure eterne quali apprendistato e iniziazione.

La scelta di farne un lungometraggio è forse discutibile e non sempre paga, però Mereu, lo sappiamo, è capace di vitalità che hanno pochi eguali nel panorama italiano: giusto dieci anni fa era a Venezia con quello che resta il suo capolavoro, Bellas mariposas, e Bentu conferma la capacità di lavorare con l’autenticità dei non professionisti, sia il giovanissimo Giovanni Corcu che Peppeddu Cuccu.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI REGIONE SARDEGNA, REGIONE LAZIO, FONDAZIONE SARDEGNA FILM COMMISSION.

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 19. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA, 2022).
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