Benny & Joon

USA - 1993
Benny & Joon
Alcune persone colorano i disegni, facendo attenzione a non sbavare col colore fuori dei bordi. Altre, invece, escono leggermente dai bordi. Poi c'è Sam che non vede nemmeno i bordi. Joon Pearl è una ragazza giovane e carina che ha un grande senso artistico, è intelligente... e squilibrata. Joon vive con il fratello Benny che, nel suo desiderio di proteggerla dal mondo esterno, potrebbe perderla per sempre. Nella vita di Benny e Joon fa capolino Sam. Il quale, eccentrico e divertente, nutre una vera passione per i film, sia classici che non, e possiede un'abilità prodigiosa nel ricreare la magia dei suoi idoli Buster Keaton e Charlie Chaplin. Sam procede ad un ritmo tutto suo, ma Joon riesce a seguirne il passo ed essendo entrambi due tipi originali, finiscono con il trovarsi.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: ALLEGORICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: SUSAN ARNOLD, DONNA ROTH - M.G.M.
  • Distribuzione: UIP

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: BILL BADALATO.

- REVISIONE MINISTERO LUGLIO 1993.

CRITICA

Le esortazioni dolci e amare del Tim Burton di Edward manidiforbice influenzano piacevolmente il cinema di Chechick e la straordinaria performance di Johnny Depp, forse il più singolare e dotato attore della nuova ondata americana. Abilissimo nella mimica, qui poeticamente (e cinefilicamente) ispirato alla gestualità di Buster Keaton e di Charlie Chaplin, il trentenne Depp costruisce un personaggio trasognato, malinconico e languido. E Maria Stuart Masterson - faccino nitido e ingenuo - simula una splendida, timida, introversa crisi psicotica senza, per questo, dover saccheggiare il lacero repertorio di smorfie ed enfasi alla Rain Man. (Il Messaggero, Fabio Bo, 17/09/93).

E' raro trovare una commedia romantica sul tipo di Benny & Joon, dove delicatezza e tolleranza sono prese a criterio di rappresentazione al posto di clamore e furia della stragrande maggioranza dei film. Non è poco, e basta per farsi perdonare alcuni difetti. Nell'esplorare il confine tra la normalità e la pazzia ad esempio, Chechick cade a volte nelle semplificazioni della vecchia antipsichiatria: i disturbati mentali sono poetici e potenzialmente felici, basta lasciarli liberi della loro diversità. E alla lunga , i continui riferimenti a Keaton diventano invadenti, mentre il compito di rifare la chapliniana "danza dei panini" è un pò troppo anche per l'amabile Depp. Ma sono peccati veniali. Anzi, la semplificazione della "morale della favola", unita a qualche goffagine in sceneggiatura rischia di avere un effetto benefico su questa commedia gentile, rendendola ancora più toccante e meritevole di simpatia. Al suo confronto i vari, perfetti "Rainman" e film sull'handicap confezionati per gli Oscar si rivelano esempi di calcolo smaliziato. (La Repubblica, Roberto Nepoti, 05/10/93)
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