Benedetta

FRANCIA, GERMANIA - 2021
2/5
Benedetta
Nel XVII secolo, quando la peste si diffuse in Italia, la giovanissima Benedetta Carlini entrò nel convento di Pescia in Toscana. Fin da piccola, Benedetta ha avuto la capacità di compiere miracoli e la sua presenza nella nuova comunità cambierà molte cose nella vita delle suore.
  • Durata: 126'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.39)
  • Tratto da: ispirato al romanzo "Atti impuri - Vita di una monaca lesbica nell'Italia del Rinascimento" di Judith C. Brown (ed. Il Saggiatore)
  • Produzione: SAÏD BEN SAÏD, MICHEL MERKT, JÉRÔME SEYDOUX PER SBS PRODUCTIONS, PATHÉ, IN COPRODUZIONE CON FRANCE 2 CINÉMA, FRANCE 3 CINÉMA, TOPKAPI FILMS, BELGA PRODUCTIONS

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Scritto – con David Birke, dopo che l’abituale Gerard Soeteman ha mollato per divergenze creative, ossia “troppa sessualità” – e diretto da Paul Verhoeven, Benedetta si appoggia al saggio di Judith C. Brown Atti impuri – Vita di una monaca lesbica nell’Italia del Rinascimento per raccontare Benedetta Carlini (Virginie Efra), una suora del XVII secolo controriformista che dopo essere entrata in convento a Pescia, Pistoia, si legherà sessualmente a una novizia, Bartolomea (Daphne Patakia), suscitando la riprovazione prima della badessa (Charlotte Rampling) e poi del nunzio pontificio (Lambert Wilson).

In Concorso a Cannes, dove il regista olandese ritorna dopo Elle (2016), Verhoeven non prende posizione su Benedetta, ovvero se sia una mistica o una manipolatrice, piuttosto ne celebra il desiderio sessuale associando l’incontro con il Cristo, che nelle visioni le viene in soccorso e di cui si vuole sposa, alla carnalità con Bartolomea: un concorso di colpa, per le istituzioni religiose, suggellato dal dildo che la novizia ricava da una statua lignea della Madonna.

Fossero altri tempi, si sarebbe gridato allo scandalo, soprattutto, fosse un altro film: il problema, il maggiore, di Benedetta è che non si riesce davvero a prenderlo sul serio, ossia a farsene una ragione. Il camp è incerto, il kitsch preterintenzionale, basti pensare oltre alle visioni mistiche à la Brian di Nazareth, la peste di cartone, il cielo virato in rosso al fisico palestrato e al trucco e parrucco losangelino anni 80 della Efra: che c’azzecca con la monaca e, qualora fosse uno smargiasso update, come mai non ne abbiamo l’irrefutabile certezza poetica?

È che il film è medio, anzi, mediocre. Si astiene dalla critica puntuale e puntuta sulla Chiesa, su Benedetta, sulla stessa unione saffica, e ancor più dall’analisi della sua natura cinematografica: pamphlet anticlericale, trattatello femminista, feuilleton erotico, film in costume svestito, che cosa è Benedetta? Poca roba.

Verhoeven dice di essersi ispirato per la fotografia a Barry Lindon, ma non vogliamo infierire. Diciamo solo che ha preso i voti: negativi.

NOTE

- IN CONCORSO AL 74. FESTIVAL DI CANNES (2021).

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA RÉGION PROVENCE-ALPES-CÔTE D'AZUR; IN PARTENARIATO CON: CNC, LE CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE, NETHERLANDS FILM FUND, TAX SHETLER DU GOUVERNEMENT FÉDÉRAL BELGE VIA BELGA FILMS FUND.
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