Belli di papà

ITALIA - 2015
3/5
Belli di papà
Vincenzo è un imprenditore di successo. Vedovo, rimasto improvvisamente solo, deve badare a tre figli ventenni, Matteo, Chiara e Andrea, che rappresentano per lui un vero e proprio cruccio. I ragazzi vivono, infatti, una vita piena di agi, ma senza senso e soprattutto ignari di qualsiasi responsabilità, con una quotidianità leggera, lontana dai doveri e dalla voglia di guadagnarsi la vita. Vincenzo tenta perciò di riportarli alla realtà: una messinscena con cui fa credere ai figli che l'azienda di famiglia stia fallendo per bancarotta fraudolenta. Sono perciò costretti ad un'improvvisa fuga degna di veri latitanti. I quattro si rifugiano in una vecchia e ormai malconcia casa di famiglia in Puglia. Per sopravvivere, Chiara, Matteo e Andrea dovranno cominciare a fare qualcosa che non hanno mai fatto prima: lavorare.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: MAURIZIO TOTTI, ALESSANDRO USAI PER COLORADO FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 29 Ottobre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Guido Chiesa si è fatto conoscere in passato per Il partigiano Johnny, 2000, Lavorare con lentezza, 2004, Io sono con te, 2010. Titoli che mettevano insieme con acutezza e sagacia storia, letteratura, società e si proponevano come giusti per il pubblico di cineclub e rassegne. Deve essere anche con l’intento di provare nuove strade espressive che Chiesa ha aderito alla richiesta della Colorado Film di cimentarsi con qualcosa di più aderente al mercato. E’ arrivato così questo Belli di papà, una commedia diretta sul filo di un acre umorismo sociale pensando anche alla gestualità imprevedibile e alle multiformi risorse attoriali di Diego Abatantuono.
Il quale è qui Vincenzo Liuzzi, ricco industriale milanese vedovo che architetta una messa in scena per mettere in crisi i suoi tre figli tra i 20 e i 25 anni, superficiali e viziati. Il punto di partenza è un film messicano campione di incassi in patria Nosotros los nobles di Gary Alazraki al quale Giovanni Bugnetti e Guido Chiesa si sono ispirati  per scrivere soggetto e sceneggiatura.
Su un’ambientazione che mette insieme la modernità sazia e sicura di sé di Milano e la modestia dignitosa e non rassegnata di un meridione arguto e pieno di risorse, Chiesa intesse una trama divertente e incisiva di intrighi ed equivoci. Riuscendo a comporre un tessuto di realtà e finzioni piacevole e vivace, a disegnare con credibilità i percorsi di personaggi all’inizio in lite e poi via via più capaci di conoscersi, di dialogare e accettarsi nel bene e nel male. L’argomento dei soldi che non danno la felicità accusa forse qualche rughe quanto a ripetizioni ma la innata vivacità di Abatantuono ne rivitalizza l’assunto e lo rende attuale e degno di riflessione.
E’ giusto che i giovani ricevano comprensione e che in cambio siano capaci di attivarsi per non vivere di rendita e costruire il proprio futuro. Insomma dal traliccio della vetusta commedia italiana, Chiesa riesce a tirare fuori qualche imprevista novità e a portare a casa risultati di utile freschezza narrativa. Accanto ad Abatantuono vanno ricordati i suoi tre ‘figli’, interpretati da Matilde Gioli, Andrea Pisani, Francesco Di Raimondo, Barbara Tabita (la fiamma di Vincenzo negli anni giovanili), Francesco Facchinetti, all’esordio con sicurezza, e Antonio Catania (il Rivera del cinema italiani, Diego dixit) e un gruppo di ottimi caratteristi pugliesi.

NOTE

- BASATO SUL FILM "NOSOTROS LOS NOBLES" (2013) DI GARY ALAZRAKI.

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE PUGLIA - FONDI FSC E PO FESR 2007-2013.

CRITICA

"Riabilitando l'aggettivo carino, che pur non si addice agli estri di Abatantuono, questa prima commedia di Guido Chiesa, lungi dal 'Partigiano Johnny', merita la categoria. (...) Storia socialmente soft in mano al mattatore misurato Diego accanto a giovani promesse (Matilde Gioli), occasione per un confronto generazionale (tema caro al regista) adattato ai tempi: un capitalino umano, ma solo piacevole." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 ottobre 2015)

"Una commedia italiana non ovvia, non deludente, non sciatta. Evviva. A dire il vero 'Belli di papà' si appoggia su uno spunto consolidato e su una struttura derivata da un precedente film, il messicano 'Nosotros los Nobles' per la regia di Gary Alazraki ( che a sua volta sembrerebbe debitore di un film di Buñuel, 'El gran Calavera' del '49) (...). È la conduzione che dimostra un certo valore e un certo spessore. La scrittura, la vivacità ben calibrata delle battute, la regia di Guido Chiesa (...) e l'interpretazione misurata di Abatantuono, che è il padre Vincenzo comico e malinconico al punto giusto, e anche dei tre ragazzi, in particolare la ragazza (Matilde Gioli), cui si accompagna Antonio Catania nel ruolo del socio in affari di Vincenzo." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 29 ottobre 2015)

"(...) ha i limiti di tante commedie nostrane. Idea azzeccata, avvio convincente, tutto che sembra andare per il meglio, compreso un certo buonumore del pubblico, pronto a sorridere, riconoscendosi nei personaggi della storia. All' improvviso, però, qualcosa si arena, le trovate scarseggiano e il racconto si avvia piattamente verso il prevedibile finale. La salvezza, in 'Belli di papà', è tutta nelle mani del mattatore Abatantuono che fa ridere con un'alzata di sopracciglio, uno sguardo di sottecchi, una rabbia trattenuta a stento (...). Mossa felice, perché Abatantuono è sempre più bravo nell'esprimere, come aveva a suo tempo intuito Pupi Avati, quel disincanto ironico, vitale e malinconico comune a tanti esemplari di virilità all'italiana." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 29 ottobre 2015)

"Ricchi rampolli della Milano 'cool & fashion' tremate: è in arrivo la commedia che spegnerà ogni velleità mondana a favore di un verbo poco frequentato: guadagnarsi quotidianamente la pagnotta. (...) L'esito di questa piacevole commedia diretta da Guido Chiesa (debuttante del genere) non è da raccontarsi, di essa però vanno elogiate una certa freschezza ed originalità seppur tragga ispirazione dal film messicano 'Nosotros los nobles'. Nessuno, finora, era riuscito a prender così bene per i fondelli la milanesità radical chic che però, all'occorrenza, sa come darsi da fare." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 29 ottobre 2015)

"Non c'è più religione: Guido Chiesa, ex critico e regista sofisticato due volte in Concorso al Festival di Venezia (...), è approdato al nazionalpopolare. Già stupiva trovarlo come mentore accanto all'esordiente Paolo Ruffini per due demenziali come 'Fuga di cervelli' e 'Tutto molto bello'. Con 'Belli di papà' la mutazione si è completata. (...) E' un remake di un gioiellino messicano ('Nosotros los nobles') ma è anche la prova che Chiesa è un regista eclettico pronto a una commedia vitale, accessibile, mai banale. Perfetto Abatantuono nel ruolo del ricco borghese e bravissimi i tre giovani figli più un Francesco Facchinetti deliziosamente perfido." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 29 ottobre 2015)

"Piacerà soprattutto per merito di Abatantuono. Un vero ultimo dei Moicani. Ovvero l'ultimo attore nostrano in grado di reggere sulle spalle un intero film, come facevano ai tempi d'oro i grandi mostri (Gassman, Sordi, Tognazzi). 'Belli di papà' funziona solo per lui. II resto del cast è quasi sotto la media." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 ottobre 2015)

"Non è una novità che il cinema di casa nostra vada a pescare idee in altri lidi, facendole proprie. 'Belli di papà' è solo l'ultimo in ordine di tempo e conferma quanto siamo bravi nel saper calare certe sceneggiature nel nostro vissuto quotidiano, arricchendole della nostra capacità di far commedia. Qui, ad esempio, ci si è ispirati (in quasi tutto) al film messicano campione di incassi «Nosotros los nobles», affidandosi, soprattutto, alla vena di un bravissimo Diego Abatantuono, vero motore portante del film, capace di abbinare sarcasmo e malinconia, senza mai debordare là dove in tanti sarebbero caduti in tentazione. (...) Si ride sopra la media delle commedie italiane, anche se molte di queste battute sono state già anticipate dal trailer. Peccato. Interessante la scelta vincente di affidare un simile soggetto ad un regista come Guido Chiesa, di solito alle prese con pellicole drammatiche. Se il film non naufraga, a causa di una idea di partenza forse un po' debolina per tenerla in piedi novanta minuti, è merito anche suo. Del rapporto padre e figli il cinema ha scritto migliaia di pagine. Questa, nella sua semplicità, non sfigura nella ricca collezione del grande schermo." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 29 ottobre 2015)

"Niente di particolarmente complicato (...) e nemmeno di tanto originale, dato che questo «Belli di papà» non è altro che il rifacimento del film messicano «Nosotros los nobles» di Gary Alazraki che, a sua volta, era ispirato niente di meno che a «El gran Calavera» (1949), secondo film messicano del grande Luis Buñuel. Però una commedia piuttosto garbata, sull'ormai consolidato asse Nord-Sud, che serve anche a mettere in scena le diversità e gli stili di vita tra i viziati figli di papà e il nuovo ambiente in cui si vengono a trovare. Che cerca, ovviamente con i toni leggeri che gli competono, di raccontare come sia difficile educare i figli. Curioso anche, sempre per quanto riguarda il discorso del ribaltamento narrativo, il fatto che i riccastri milanesi diventino gli immigrati in cerca di lavoro al Sud, che magari non è proprio un'idea originalissima, però funziona. E funziona, il film, grazie soprattutto ad un Diego Abatantuono in grandissima forma, che senza strafare riesce a piazzare qua e là una serie di battute divertenti ma anche intelligenti. Così come si è rivelato una bella sorpresa l'esordio sul grande schermo di Francesco Facchinetti (...). Per tacere dell'ottimo Antonio Catania che Diego Abatantuono ha definito con una geniale intuizione «il Rivera del cinema italiano». «Bene gli altri»: come si scriveva nelle vecchie recensioni teatrali." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 31 ottobre 2015)
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