Belle toujours - Bella sempre

Belle toujours

FRANCIA, PORTOGALLO - 2006
Trentotto anni dopo, Husson e Sevérine s'incontrano di nuovo. Lui la vede ad un concerto di musica classica ed inizia a seguirla. Sevérine, ormai vedova da tempo, tenta in ogni modo di evitare il passato ma accetta l'incontro quando Husson la invita a cena facendole capire di essere disposto a rivelarle cosa aveva raccontato tanti anni prima a suo marito. Dopo che un suo amante ha sparato a suo marito, lasciandolo muto e paralizzato in seguito alle lesioni riportate, Sevérine non ha mai potuto sapere quanto suo marito conoscesse delle sue tresche. La cena si svolge in un'atmosfera tesa: è il momento della sadica vendetta di Husson.

CAST

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 63MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2006).

- SEQUEL DEL FILM "BELLA DI GIORNO" DI LUIS BUÑUEL (1967).

CRITICA

"Gran successo per 'Belle toujours', il film che il vegliardo De Oliveira ha inteso dedicare al capolavoro di Buñuel. Non credendo affatto che 'Bella di giorno' avesse bisogno di uno svolazzo aggiuntivo. Ci limitiamo a comunicare che qui l'algida bellezza parigina che si prostituiva nel pomeriggio riappare nelle vesti di vedova triste e solitaria (la dimenticabile Bulle Ogier), afflitta dalla solitudine e dai rimpianti. Michel Piccoli, che al contrario di Catherine Deneuve ha accettato la rimpatriata, si conferma invece l'anima nera del prototipo, ancora e sempre a caccia di complotti morbosi e tortuosi: l'incontro tra i reduci sfocia in una raffinata cena (dettagliata in tempo reale e in assenza di dialoghi) che finisce senza le promesse rivelazioni e con una sgradevole chiave moralistica affibbiata alle situazioni buñueliane. Implicazioni, suggestioni e valori senili incastonati in un impeccabile quanto ammiccante contesto teatrale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 settembre 2006)

"Non è da credere ma, arrivato quasi alla soglia dei cento anni (è nato nel 1908), Manoel de Oliveira ci dà ancora un'altra delle sue opere maggiori. Questa volta, per mettervi mano, si è rivolto a uno dei capolavori del cinema. 'Belle de jour' ('Bella di giorno'), diretto nel '67 da Luis Buñuel con una sceneggiatura del suo fido Jean-Claude Carrierè. (...) Attorno a questo schema, il film. Frutto ancora una volta di quel "cinema della parola" sempre perseguito dal suo attore, ma con una dinamica interna, una lucidità di dialoghi, una preziosità di immagini da conquistare subito, senza nessuna fatica. Si impongono non solo quei protagonisti, lui mefistofelico, lei pentita fino a desiderare di andare a chiudersi in un convento, ma un personaggio di fianco, un barista che, con l'esperienza della tanta gente che incontra, commenta come da vicino le posizioni psicologiche alla base del film di Buñuel. E si impongono con malizia, un ricordo della misteriosa scatola offerta a suo tempo a Séverine da un suo cliente orientale (di cui si tace sempre il contenuto), e una geniale citazione del surrealismo di Buñuel quando, per chiudere, nell'albergo di lusso dove si svolge la cena, si fa apparire una gallina nel vano di una porta. Come lo struzzo famoso nel 'Fantasma della libertà'... Se Bulle Ogier nelle vesti di una castigata Séverine non può competere con la sulfurea Catherine Deneuve, Michel Piccoli rifà il signor Husson con gli stessi perfidi misteri. Per nulla inceppati dagli anni." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16 settembre 2006)

"A 97 anni il portoghese De Oliveira firma un film perfetto e straordinario, un incanto di grazia, vita e cinema a macchina fissa, omaggiando Buñuel. Di cui riprende, 39 anni dopo, due personaggi di 'Bella di giorno', la peccatrice Sevèrine e il suo cinico spasimante Husson, cui la lega un segreto. Tampinata, invitata a cena, la donna, cambiata, andrà in convento, come Ofelia, ma l'uomo si ostina alla recherche. Michel Piccoli beve nel primo tempo col barman filosofo Ricardo Trepa, nipote del regista, e mangia nel secondo: impagabile. La cena a lume di candela è da antologia, l'autore scrive con le immagini e gira con le parole, ha la saggezza dell'età e un'illimitata fiducia nel racconto morale e nei flash back dei sentimenti. Rifiutato dalla Deneuve, che gaffe!, Bulle Ogier la fa dimenticare in fretta." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 22 settembre 2006)
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