Bel Ami - Storia di un seduttore

Bel Ami

GRAN BRETAGNA, FRANCIA, ITALIA - 2012
Bel Ami - Storia di un seduttore
George Duroy, un giovane giornalista, spiantato ma pieno di talento, si trasforma in poco tempo in una delle persone più importanti di Parigi, grazie alle donne che farà innamorare di sé...
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, DCP
  • Tratto da: romanzo "Bel Ami" di Guy de Maupassant
  • Produzione: REDWAVE FILMS IN ASSOCIAZIONE CON XIX FILM, PROTAGONIST PICTURES E RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 13 Aprile 2012

TRAILER

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI BERLINO (2012).

CRITICA

"Cominciamo dai baffi. Come si fa a tagliare i baffi a 'Bel Ami', spesso citati nel romanzo di Guy de Maupassant, che fanno parte del costume fine 800 parigino e rappresentano una zona erogena semovente, in 3D? Ma quello che manca nella riduzione di due teatranti nuovi al cinema, Declan Donnellan e Nick Ormerod, è la profondità di campo storico-psicologica, tutto ciò che in genere sta sotto l'abbondante glamour del dècor. Superficialmente, nella dolce vita dell'arrampicatore della belle époque che tenta la strada del giornalismo colluso con la politica, ci sono gli elementi per attualizzare il bellissimo libro: ogni volta che appaiono amoralità, corruzione, sprezzante machismo, aggiotaggio politico, tutto diventa nostro contemporaneo anche se qui siamo nel 1890 e per le strade della Parigi della Restaurazione girano Gigì e Proust. (...) A Pattinson gli hanno detto di avere lo sguardo tenebroso e ubbidisce, anche quando si rivolge all'amministratore o al vetturino, da bell'involucro vuoto. Ci sono i fatti ma mancano le opinioni, cioè le introspezioni, i ripensamenti, i silenzi, le pause, lo sguardo dello scrittore, la quarta parete del pensiero." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 aprile 2012)

"La Parigi di fine 800 descritta da Guy de Maupassant nel suo celebre romanzo non è poi tanto diversa dall'oggi: ossessione del successo; sesso usato come strumento di potere; politica affari e media quali terreni di coltura dei corrotti. (...) Più che di riattualizzare la devastante visione della società dello scrittore francese, però, l'obiettivo dei due registi (di provenienza teatrale) era quello di fornire un 'veicolo' a Robert Pattinson, ormai in congedo dal ruolo di romantico vampiro nella serie 'Twilight'. Si mette a sua disposizione anche un cast femminile di star (non tutte in parte, per la verità). Ma il personaggio avrebbe richiesto qualche sfumatura in più di quanto il bel Robert non possa offrirgli con le sue due espressioni." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 13 aprile 2012)

"Uomo di scarse qualità, a parte la sua capacità di saper fiutare le occasioni e il maschio fascino che esercita sulle donne, 'Bel-Ami' è la cartina di tornasole di un mondo alto borghese di fine Ottocento, altrettanto privo di scrupoli sotto la vernice delle buone maniere e dominato da intrighi finanziario-politici dove la stampa fa cinicamente la sua parte. Il film racconta il tutto in un'impaginazione (fotografia, costumi, ambienti) elegante come si conviene alla materia; e con un cast ricco di presenze divistiche, dal romantico vampiro di 'Twilight' Robert Pattinson - che non se la cava male a prestare avvenenza e protervia al suo Duroy - alle altolocate signore Urna Thurman, Christina Ricci e Kristin Scott Thomas, che il protagonista usa e getta come gradini della sua scalata sociale. Il problema è che, salvo qualche singola scena più riuscita, la regia resta illustrativa; e, nella pur fedele sceneggiatura di Rebecca Bennette, è come se la storia venisse narrata con gli accenti drammaturgici sbagliati: a scapito sia dello spessore dei personaggi, sia del quadro d'epoca che risulta inerte e doveva invece essere pulsante, forte, crudele." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 aprile 2012)

"Non convince del tutto 'Bel Ami' tratto dal romanzo di Guy de Maupassant e diretto da Declan Donnellan e Nick Ormerod, veterani del palcoscenico. (...) Il film è troppo legato alla pagina scritta, gli attori a disagio nei propri costumi e Robert Pattinson ancora incapace di farci dimenticare il vampiro di 'Twiligh'." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 aprile 2012)

"Maupassant scrisse 'Bel Ami' mentre soffriva di sifilide, quando cioè era convinto di avere ancora poco da vivere. Il romanzo finì, inevitabilmente, per essere pervaso da questa sua paura della morte che andava a braccetto con il desiderio di vivere la vita fino all'estremo, all'ultima goccia. E' quello che amaramente confessa il suo protagonista Georges Duroy, incapace di credere in un aldilà e quindi smanioso di bruciare le tappe per diventare rapidamente ricco e potente. Ambientato alla fine dell'Ottocento, in realtà questo romanzo ha la straordinaria capacità di essere attuale anche oggi. (...) Di tutto questo, nel film c'è poco o nulla. Non tanto nella fedeltà al testo, quasi immacolata, quanto alla sua essenza. Qui risulta tutto sbagliato, a partire dalla scelta di un cast femminile dove si salva solo la Scott Thomas, più a suo agio, in costume e senza, delle ingessate Thurman e Ricci. Quanto a Robert Pattinson, impossibile trovare uno migliore di lui per la parte del bello senza minimo talento." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 13 aprile 2012)

"Vampirizzare Guy de Maupassant e offrirlo in pasto alle fan di 'Twilight'. Niente di più facile disponendo del succhiasangue più amato dai botteghini planetari, ma a quale costo. Nell'ennesima cinetrasposizione del celebre romanzo poco, se non nulla, resta della tensione di uno dei momenti letterari più simbolici della decadenza morale parigina di fin-de-siecle: opulenzia esibita a fronte di miseria registica e addirittura sceneggiata, nonostante l'autorevole fonte. E fa specie che dietro la macchina da presa siedano due stimati drammaturghi inglesi, benché esordienti sul grande schermo. Suo malgrado, fulgido in sex-appeal seppur impallato nello sguardo, il 25enne Robert 'Bel Ami' Pattinson funziona, lasciandosi usare come bambola d'attrazione fatale che dal vortice rovinoso di vite altrui esce trionfante come la più fortunata delle escort. Attorno a lui il magico cerchio di nobildonne hollywoodiane in preda all'ormone assassino. «Georges Duroy è un personaggio da disprezzare non da emulare» sentenziò Pattinson promuovendo il film: una didascalia impeccabile che tuttavia il popolo delle 'twilighters' si pregerà di ignorare." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 12 aprile 2012)
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