Beket

ITALIA - 2008
Freak e Jajà si incontrano ad una fermata d'autobus in mezzo al nulla. I due non si conoscono, ma decidono lo stesso di intraprendere insieme il viaggio verso GODOT, un Dio che si è manifestato al di là della montagna, sotto forma di sonorità musicale. Lungo il tragitto, i due incontreranno un gruppo di personaggi piuttosto bizzarri.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI: UNIONE COMUNI DELLA GALLURA E TEMPIO PAUSANIA, PROVINCIA MEDIO CAMPIDANO, PROVINCIA OLBIA E TEMPIO DELPHINA HOTEL & RESORT.

- IN CONCORSO AL 61° FESTIVAL DI LOCARNO (2008) NELLA SEZIONE 'CINEASTI DEL PRESENTE'.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2009 PER IL MIGLIOR SONORO IN PRESA DIRETTA.

- PRIMA USCITA IN SALA: 23-01-2009.

CRITICA

"Commedia della solitudine in forma di itinerario geografico-esistenziale, un film non per tutti i palati: impegnativo alla visione, pieno di riferimenti, intelligente ma (consapevolmente) criptico. Per chi è disposto ad accettare la sfida, si tratta di una parafrasi del beckettiano 'Aspettando Godot'; una ersione 'dinamizzata' che ha ricevuto premi della critica a Locarno." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 23 gennaio 2009)

"Teso, suggestivo, visivamente notevole, ma anche ermetico, sovraccarico, insistito. 'Girotondo' era più equilibrato. Ma la ricerca di Manuli è di quelle, non molte, che meritano occasioni più frequenti." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 gennaio 2009)

"Ispirato alla ben nota (e proverbiale) pièce teatrale di Samuel Beckett 'Aspettando Godot', il film di David Manuli ambienta una sorta di western in una 'no man's land' tra personaggi sospesi, come quello di Freak Antoni. Una trama che gira intorno, come il nonsenso degli eroi bechettiani di Godot, ma che evoca tanto cinema da Bunuel a Ciprì e Maresco, passando per Wim Wenders." (Dario Zonta, 'L'Unità', 23 gennaio 2009)

"(...) a rispolverare un altro «tassello» della breve ma sostanziosa filmografia di Davide Manuli è il coraggioso circuito Distribuzione Indipendente che ha nel suo dna l'impegno a portare in sala proprio il cinema «clandestino», più d'autore e lontano dai soliti standard. Si tratta di 'Beket' secondo lungometraggio di Manuli, del 2008, interamente girato in Sardegna tra Gallura e Cabras, con Luciano Curreli e Jérôme Duranteau, già complici del 'Girotondo', Roberto Freak Antoni, indimenticato leader degli Skiantos, Paolo Rossi e Fabrizio Gifuni. Un nuovo gruppo di «scoppiati» che entrano a gamba testa nell'opera di Samuel Beckett per una rilettura del tutto personale di uno dei testi chiave del teatro dell'assurdo. Il riferimento ad 'Aspettando Godot' è esplicito, anche se il distacco da «quella» storia è quasi immediato. Al posto di Vladimiro ed Estragone, qui troviamo Freak (Luciano Curreli) e Jajà (Jérôme Duranteau) che, stufi di aspettare Godot ad una fermata del bus in una landa desolata, decidono di andarlo a cercare di persona. Anche perché il bus che li avrebbe portati a lui neanche si ferma. Ancora bianco e nero nella splendida fotografia di Tarek Ben Abdallah, ancora paesaggi desolati da post atomica, accompagnano il cammino dei due personaggi che, strada facendo, si raccontano a monosillabi tranche de vie andate storte, ancora eroina, alcool, figli dimenticati, famiglie perdute che irrompono a tratti, come echi di solitudine di un'umanità sperduta a ritmo di techno-trance. Un viaggio fatto di incontri, anche. (...) Tra grottesco, nonsense e ironia il viaggio di Freak e Jajà ci srotola addosso attimi di verità, a tratti persino commoventi (lo sono per esempio i monologhi dalle pesanti nasali francesi di Duranteau), in cui lo spaesamento di fronte ad un futuro che non c'è fa da dorsale alle immagini. Un cinema «marziano» quello di Davide Manuli, premiato a tanti festival e avvicinato da alcuni a quello altrettanto «a parte» di un'altra coppia geniale di «marziani» come Ciprì e Maresco, ma anche osteggiato, se non addirittura «detestato» da altri, come sempre accade di fronte all'opera dei veri outsider." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 16 maggio 2013)

"Spiacerà a chi non apprezza molto le riletture stravaganti dei classici, specie quelli malamente invecchiati come il 'Godot' di Beckett degli anni 50. Specie se chi rilegge è Paolo Rossi." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 maggio 2013)

"Davide Manuli ci aveva già impressionato, e avvolto con il suo 'Girotondo, giro attorno al mondo', un film che ha dissacrato e devastato l'impantanato cinema italiano. Arriva nelle sale 'Beket', la sua opera seconda. Le reazioni di fronte ad un pellicola così sono diverse e distanti. Si può negare l'esistenza di questo film, poiché è un'opera che non potrà mai attraversare il grande pubblico, e che è destinata ad un percorso laterale, ed anche un po' obliquo. L'altra reazione pensabile c'è, ed è quella di accettare 'Beket', e di lasciarsi trafiggere dalla sua essenza, minuto dopo minuto, immagine dopo immagine. Non è la scelta più facile certo, ma solo per tutti coloro che non temono lo sconvolgimento dei sensi e delle emozioni, per quelli che ancora sperano. Film beckettiano poiché certo che nasce da quell''Aspettando Godot', quel Godot che non verrà né oggi né domani." (Emanuela Ramponi, 'Il Punto', 17 maggio 2013)
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