Becoming Led Zeppelin

GRAN BRETAGNA, USA - 2021
2,5/5
Becoming Led Zeppelin
Un viaggio nella storia del celebre gruppo musicale britannico formato da Robert Plant (voce), Jimmy Page (chitarre), John Paul Jones (basso e tastiere) e John Bonham (batteria), considerati tra i grandi innovatori del rock e tra i principali pionieri della musica hard rock. Il film ripercorre le tappe del loro percorso nella scena musicale degli anni Sessanta e Settanta, sin dal loro incontro avvenuto nell'estate del 1968, con filmati e immagini inedite, interviste esclusive ai membri della band e rare interviste d'archivio con il leggendario batterista John Bonham, morto nel 1980.
  • Durata: 137'
  • Genere: DOCUMENTARIO, MUSICALE
  • Produzione: GED DOHERTY, DUKE ERIKSON, BERNARD MACMAHON, ALLISON MCGOURTY PER ALTITUDE FILM ENTERTAINMENT, SUBMARINE ENTERTAINMENT

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Becoming Led Zeppelin è diretto da Bernard MacMahon (American Epic) e interpretato da Jimmy Page (chitarra), John Paul Jones (basso), John Bonham (il batterista deceduto nel 1980, che “rivive” in un’intervista del ‘71) e Robert Plant (voce), ovvero i componenti della celebre band.

Fuori Concorso alla 78. di Venezia, rivela a mo’ di patchwork l’immagine – la genesi – del gruppo nei percorsi individuali dei quattro membri sulla scena musicale britannica, e americana, degli anni ’60: dall’infanzia alla formazione musicale, dagli inizi nei piccoli club inglesi all’incontro nell’estate del 1968, fino alla consacrazione negli Stati Uniti e al tripudio planetario, ogni evento seguito da clip d’ordinanza.

Sebbene non esaltante negli esiti, la ricerca, il lavoro d’archivio di MacMahon non si discute. E qualche chicca arriva: Page e Jones agli Abbey Road Studios per registrare la bondiana Goldfinger di Shirley Bassey.

Quattro uomini e una musica, quattro uomini e, nelle intenzioni del regista, un musical, in cui il sound è condizione poetica necessaria e sufficiente: non droga e sesso, solo il rock, riveduto e corretto, ovvero restaurato, da pellicole e negativi originali (70mila fotogrammi), trasfigurato in sequenze à la Singin’ in the Rain, restituito dal pastiche di manifesti, viaggi, fogli di giornale.

Uno storyboard ha battezzato e informato il progetto, che non si discosta da un racconto invero molto convenzionale, in cui le tre talking heads, i tre superstiti divi dell’hard rock separatamente forniscono le tessere per il collage: i cultori dei Led Zeppelin si beeranno facilmente, i cinefili potranno alzare il sopracciglio, ma la forza icastica e iconica di Page, Plant e, pure lui, Mr. Jones non si discute.

Purtroppo, avrebbero beneficiato di un servizio migliore, ossia più coraggioso, eterodosso, sfidante, ma forse saranno stati loro i primi a non pretenderlo, di più, a non volerlo. Tanta musica per nulla? Non esageriamo, ma… le turbolenze degli Anni Settanta sono assenti, scandali e controversie nemmeno a pagare, tutto è invero poco rock. Sicché quando nel 1970 alla Royal Albert Hall va in scena la trionfale rimpatriata già si era affacciata la sensazione. Dell’occasione perduta.

NOTE

- FUORI CONCORSO, ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021).
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