Becoming Jane - Il ritratto di una donna contro

Becoming Jane

GRAN BRETAGNA, USA - 2007
Becoming Jane - Il ritratto di una donna contro
Inghilterra, fine 1700. Jane, la più giovane delle figlie del reverendo Austen, è in età da marito e la sua famiglia vorrebbe darla in sposa al facoltoso signor Wisley, nipote della ricca Lady Gresham, ma la ragazza, dotata di uno spirito libero e indipendente, non accetta l'imposizione di un matrimonio di convenienza perché attende il vero amore. In occasione della visita di suo fratello Henry, Jane fa la conoscenza di Tom Lefroy, un giovane avvocato irlandese, e tra i due nasce un forte sentimento. Contro il volere di tutti, Jane e Tom iniziano a frequentarsi. Ma ben presto si trovano di fronte ad una difficile scelta, in un'epoca in cui sposarsi per amore è un concetto che non è preso in considerazione, mentre valgono esclusivamente la classe sociale, l'orgoglio e il pregiudizio.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, ROMANTICO
  • Produzione: ROBERT BERNSTEIN, GRAHAM BROADBENT, DOUGLAS RAE PER COLUMBIA PICTURES, BLUEPRINT PICTURES, ECOSSE FILMS, OCTAGON FILMS, SCION FILMS LIMITED
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 12 Ottobre 2007

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Orgoglio e pregiudizio, il prequel. In estrema sintesi, è questo il sottotitolo di Becoming Jane, che si configura letteralmente quale romanzo di formazione. Durante e dopo, ovvero il “coming to age” di Jane Austen e il suo successivo fissarsi su carta nel celebre romanzo. Buon film, questo diretto da Julian Jarrold (Kinky Boots), da vedersi in coppia con il gemello Pride and Prejudice del 2005, regia di Joe Wright starring Keira Knightley. I punti di tangenza, anzi di effettiva congruenza, sono molteplici: la Lizzie della Knightley rivive qui negli occhioni e nella maturità di Jane/Anne Hathaway, in un incontro-scontro a distanza che vede primeggiare ai punti l’attrice americana. Oltre a forma (regia Bristh style da trasposizione), costumi e setting socio-ambientale, un’altra liaison indiretta riguarda James McAvoy, al fianco di Keira in Espiazione, qui contrastato oggetto del desiderio di Jane, nei panni di un avvocato in erba irlandese, il dandy povero in canna Tom Lefroy. Sono i suoi pregi e gli altrettanti difetti che daranno vita cartacea a Mr. Darcy, nel frattempo troviamo Jane nell’Hampshire rurale dell’Inghilterra meridionale, figlia del reverendo Austen (James Cromwell). Tra una mattiniera esecuzione al pianoforte e impeti letterari a stento governabili, Jane non è sicuramente il prototipo della figlia di un reverendo di fine XVIII secolo, tanto da rifiutare la corte dell’atono e facoltoso Mr. Wisley (Laurence Fox): “I suoi soldi non mi compreranno”.

Per la recensione completa leggi il numero di ottobre della Rivista del Cinematografo

CRITICA

"È un bio film sulla vita breve e single di Jane Austen, ma è anche un remake in prima persona di 'Orgoglio e pregiudizio', il suo romanzo più noto. Trasposizione letteraria in bella e banale calligrafia da televisione, con la brava Anne Hathaway che, dibattuta tra ragione e sentimento, ha un oscuro oggetto del desiderio, il giovane ma povero avvocato irlandese James McAvoy, espressivo ed esperto di tormentoni letterari. Figlia talentosa di un reverendo di fine 700 la scandalosa Austen rifiuta il buon partito, il nipote dell' aristocratica rugosa Maggie Smith. In attesa di restare sola, fa baruffa, legge Tom Jones, scrive, balla, prova il cricket e declama sulla scorta di massime neo brechtiane: 'Nulla distrugge lo spirito come la povertà'. Ci si prende e ci si lascia su scenari inglesi casti e campestri, ma il difetto è che il film resta in superficie, non prende al cuore, è un teatrino che mette cipria sulle ferite." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 ottobre 2007)

"Il film del diligente Julian Jarrold, raffinato adattatore della grande letteratura russa e britannica per la BBC, si staglia per onestà intellettuale. Anche se non esplicitamente, si pone rispetto al presunto piglio biografico con creatività artistica e non con pretese di veridicità assoluta. (...) 'Becoming Jane' è tutto questo, con gli inevitabili schematismi che la trasposizione da pagina scritta a immagine in movimento comporta. Inaspettatamente Anne Hathaway, finora principessa nelle favole, sexy tentatrice e precaria della moda, si rivela tanto lontana dall'icona della scrittrice, quanto vicina nello spirito e nell'impeto. Vince il confronto con la pur brava e spigolosa Keira Knightley dell'ultimo 'Orgoglio e pregiudizio', riesce a rendere la passione e la forza di Jane, senza renderla isterica, eccessiva, bizzarra. Questa donna speciale, figlia di una nobiltà religiosa di campagna, deflagrò come una bomba, spazzando via le convenzioni della società, letteraria e non. Qui la intercettiamo nel pieno del suo amore per l'irlandese Tom Lefroy, finto scapestrato e prodigo per altruismo. Uno splendido James McAvoy, al suo secondo film consecutivo in costume dopo 'Espiazione', sempre a suo agio nella veste dell'uomo sconvolto da eventi, sentimenti e persone più grandi di lui. Avvenente e volitivo, tiene testa ad Anne Hathaway in duetti eccitanti e pieni di ritmo. (...) Un film lieve, romantico, intelligente. Delicato e gradevole nelle immagini come nelle parole, in cui tutti fanno la loro parte, a partire dal cast, british doc e di grande professionalità. Con qualche caduta di stile, estemporanea e non rilevante. Proprio come quelle di Jane, detto tra noi." (Federico Raponi, 'Liberazione', 12 ottobre 2007)

"Julian Jarrold costruisce la sua storia come se Jane fosse l'eroina di un romanzo scritto da lei stessa. Ma non è così, gli sceneggiatori non reggono il confronto con la figlia del pastore. Allora bisogna accontentarsi dei paesaggi, dei costumi, delle frasi a effetto, dei momenti di trasgressione che dovrebbero essere sintomatici del temperamento di Jane, come nell'occasione in cui entra in gioco durante una partita di cricket, sport riservato ai maschietti. Una storia del senno di poi, anche perché della vera Jane, della sua vicenda personale si sa relativamente poco, le sue carte vennero distrutte dalla famiglia e un nipote ne pubblicò una biografia, pare piuttosto edulcorata, molti anni dopo la sua morte." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 12 ottobre 2007)

"Ci ha rappresentato questi amori e questi dolori molto romantici un regista inglese, Julian Harrold, con varie esperienze soprattutto in tv, ma il cinema non l'ha trascurato perché i suoi personaggi li ha portati avanti con precise attenzioni psicologiche, colorendone bene i caratteri, analizzando, perfino con una certa finezza, le situazioni in cui venivano coinvolti e dando amplissimo spazi alle loro cornici attorno: non solo i boschi in primavera e in autunno della campagna inglese, ma i palazzi e i saloni dove i rituali dei balli erano regolarmente occasione per far nascere scintille d'amore. E, non potendosi permettere il lieto fine, mettendo con abilità indubbia in risalto che, per Jane Austen, il successo letterario l'avrebbe ripagata della mancanza di quello. Senza troppo concedere alla retorica." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 12 ottobre 2007)

"'Becoming Jane', tratto da una biografia di Join Spence, è professionalmente ben fatto, mal recitato dalla protagonista Anne Hathway, scrupoloso, manierato; sembra d'aver già visto infinite volte ogni inquadratura, ogni scalone, ogni carrozza, ogni albero." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 ottobre 2007)
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