Be Cool

USA - 2005
Be Cool
Chili Palmer è tornato. Ha abbandonato il mondo del cinema e ora ha deciso di dedicarsi alla produzione musicale, prendendo sotto la sua protezione la cantante Linda Moon. Ma nello stesso tempo deve fare i conti con la mafia russa e i gangstar rappers...
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, MUSICALE, POLIZIESCO
  • Tratto da: ROMANZO 'CHILI CON LINDA' (MARCO TROPEA ED.) DI ELMORE LEONARD
  • Produzione: DANNY DE VITO, DAVID NICKSAY, MICHAEL SHAMBERG, STACEY SHER PER MGM, JERSEY FILMS, DOUBLE FEATURE FILMS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 15 Aprile 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
L'ex strozzino Chili Palmer (John Travolta) vuole abbandonare il giro della produzione cinematografica per avventurarsi in quello della musica. Prenderà sotto la sua ala protettrice una giovane cantante di talento (Christina Milian) e, con l'aiuto della discografica Edie Athens (Uma Thurman), proverà a farle fare carriera. Non sarà così facile, però: Nick Carr (Harvey Keitel), già produttore della ragazza, non vuole perderla, la mafia russa non riesce a rimanerne fuori e i gangsta rappers attendono da Edie il pagamento di un vecchio debito. Diretto da F. Gary Gray (Il negoziatore, The Italian Job) e tratto, come dieci anni fa Get Shorty, da un romanzo di Elmore Leonard, Be Cool non tradisce le attese: eccessivamente caricaturale, a tratti demenziale e riconoscibile per gli stilemi narrativi adottati già nel precedente, delizioso episodio, è divertissement allo stato puro. John Travolta e Uma Thurman si ripropongono in un ballo a due dopo la performance di Pulp Fiction, Danny DeVito (anche produttore della pellicola) compare in un paio di sequenze che lasciano il segno e tutti gli altri - da Harvey Keitel a The Rock, da Vince Vaughn a Cedric The Entertainer, da André Benjamin a James Woods - riescono ad incarnare lo spirito esilarante su cui poggia l'intera confezione. Lo spettatore è avvisato: il meccanismo funziona solo se non gli si dà troppo peso. Stavolta, come fu allora per il cinema, è il mondo della musica ad essere osservato satiricamente: non nuovo a comparizioni di questo tipo, Steven Tyler - il leader degli Aerosmith - si presta al gioco senza riserve. Curiosità: lo scenario è ancora una volta quello di Los Angeles. Un paio di sequenze vengono girate durante una partita dei Lakers (di sicuro la squadra di basket più "filmata" nella storia del cinema). In After the Sunset, pellicola al momento nelle sale, accade esattamente la stessa cosa.

NOTE

- ANDRE' BENJAMIN E' MEGLIO NOTO COME ANDRE' 3000, LEADER DEL GRUPPO HIP-HOP 'OUTKAST'.

CRITICA

"Il vero dominatore del film è sempre lui, Travolta, faccia sempre più gonfia, passo sempre più tronfio, eppure magnifico nel tenere la scena, nel catalizzare l'attenzione dell'obbiettivo, nel suo straordinario modo di essere altalenante passando da un successo a un flop con disinvoltura stupefacente. E da lui bisogna partire per questa tendenza di molti film leggeri che non intendono più soltanto confezionare storie, bensì utilizzare gli attori per quel che sono e rappresentano. (...) In fondo è questa la forza del cinema made in Hollywood, il valore aggiunto delle star riconoscibile ovunque e per questo pagate a dismisura. Così, anche quando non dovesse tutto funzionare al meglio, si ha per sempre un prodotto a disposizione che tutti sono in grado di riconoscere." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 15 aprile 2005)

"Il cinema cool esiste. Sono film più montati che costruiti, più accattivanti che emozionanti, più "fichi" che belli. Esempi: 'Collateral', i due 'Kill Bill'. 'Be Cool' di Felix Gary Gray non fa eccezione. Ci basta? No, se ti aspetti un sequel all'altezza dell'originale 'Get Shorty' grande commedia con violenza & risate diretta da Barry Sonnenfeld. Qui il regista è così mediocre da farsi annichilire dal cast svogliato quanto stellare (John Travolta, Uma Thurman, Harvey Keitel, Vince Vaughn). Vedere Travolta e Thurman ballare insieme dopo 'Pulp Fiction' con l'aria di chi sta compilando una pratica fiscale fa male al cuore. Così come ferisce vedere il bel libro di Elmore Leonard distrutto da una sceneggiatura senza ritmo. In questa storiella Chili Palmer (Travolta) lascia il mondo del cinema per quello della musica pop dove incontra gangster di colore, mafia russa e un gorilla gay interpretato con grazia dall'ottimo Dwayne The Rock Johnson. Per fortuna che c'è lui. Molti cammeo di rockstar, tutti molto insipidi. E il cinema cool diventa un cinema cul de sac. Un vicolo cieco dove regnano pigrizia e vanità." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 15 aprile 2005)

"Affiancato da Uma Thurman, messa lì a far la bella donna più che la brava attrice che non è mai stata, John Travolta torna ai massimi livelli storici della sua gigioneria. Vaga per il film con aria che dovrebbe essere sfrontata mentre è irritante e stavolta non c'è Gene Hackman a salvare il salvabile. La bella sorpresa di 'Be Cool' è The Rock, il gayo mazziere mazziato che aspira a fare l'attore, ma in due ore circa non è molto. Senza costrutto e senza convinzione troviamo Harvey Keitel e James Woods; quanto a Danny De Vito, fa l'ennesima caricatura di se stesso ma ha un motivo valido: è il produttore di 'Be Cool', come già di 'Get Shorty'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 15 aprile 2005)

"Nel suo essere un seguito; nel suo svolgersi a Hollywood; e nel suo ammiccare a tutto quanto fa spettacolo, 'Be Cool' è un perfetto esempio di cinema postmoderno in cui personaggi e situazioni sono qualcosa in sé, ma sono anche qualcosa che allude a qualcos'altro. Il giovane regista afroamericano F. Gary Gray, già autore di un remake ('The Italian Job') che qui si cimenta in un seguito, padroneggia il giocattolo con notevole perizia. Il film è divertente, spigliato, e pieno di musica." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 15 aprile 2005)

"'Be Cool' si propone come un noir satirico, con distacco comico, sull'industria dello spettacolo. Il suo limite è che non si assume nessun rischio, costruendo per intero l'operazione produttiva sulla star Travolta affiancata da Uma Thurman e circondata da un cast di secondi ruoli perfino esagerato: Harvey Keitel, Danny De Vito, Vince Vaughn, The Rock nella parte di una guardia del corpo, senza contare Steve Tyler degli Aerosmith. John balla con Uma e rispetta i termini contrattuali sotto ogni riguardo: benché il suo corpo di ex-bel giovanotto sia sformato dal grasso, quando scende nella pista da ballo ritrova tutta la leggerezza del sabato sera, non tocca più terra. Però il film, anziché smontare i cliché come pretenderebbe, li celebra; mentre tutto è così programmaticamente, consapevolmente, esageratamente cool da lasciare in disparte l'anima". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 aprile 2005)

"Film mosci e sconnessi come 'Be Cool' ce ne sono tanti, ma quello che fa rabbia è lo sfruttamento dell'accoppiata più brillante della nuova Hollywood. John Travolta e Uma Thurman, per sempre uniti nell'immaginario collettivo dal ballo di 'Pulp Fiction', si prestano all'inevitabile citazione che, altrettanto inevitabilmente, sfocia in recriminazione: la colpa, ovviamente, è di regista & sceneggiatore che stropicciano con malagrazia un romanzo di Elmore Leonard ('Chili con Linda', Marco Tropea Ed.) tentando d'imbastire l'improbabile seguito di 'Get Shorty'. (...) Discretamente originale e moderatamente divertente: dieci anni dopo F. Gary Gray riprende il personaggio di Travolta e lo sperpera, ahimé, in un tourbillon di ammiccamenti che non riescono a coprire il vacuo ghirigoro delle situazioni". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 aprile 2005)

"Batti e ribatti dove il dente duole. Hollywood ci avverte che sono tutti corrotti nello show business e per convincerci richiama in servizio, 10 anni dopo Get sShorty, Chilli Palmer-John Travolta. Che non lavora più nel cinema ma nella musica e vuole lanciare una fanciulla irretita dalla rete malavitosa canzonettara. Nonostante gli ammicchi (il ballo con Uma Thurman come se fossimo sempre con la febbre di quel sabato sera), il film è un pasticcio di noia multi genere che sembra sempre partire ma non parte mai: la trovata più carina è quella del gangster finto nero Vince Vaughn con la sua guardia del corpo gay (The Rock). Intorno squadracce e mafiosi, volti noti, inutili guest star: ma la miccia del regista Gary Gray è bagnata." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 aprile 2005)
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