Battle of the Year 3D: La vittoria è in ballo

Battle of the Year: The Dream Team

USA - 2013
Battle of the Year 3D: La vittoria è in ballo
"Battle of the Year" è un torneo internazionale di break dance che si tiene annualmente e che attira le migliori squadre di ballerini di tutto il mondo. Negli ultimi 15 anni, gli americani non sono riusciti a portare a casa il trofeo e per questo Dante, magnate dell'Hip Hop di Los Angeles ed ex B-Boy, decide di chiamare il suo amico Blake, ex allenatore di basket, per allenare un Dream Team composto dai migliori B-Boys di tutti gli Stati Uniti. Con soli tre mesi a disposizione, Blake userà ogni tattica e stratagemma per preparare al meglio la squadra e infondere in loro la forza e la voglia di riportare il trofeo in America, dove è nato.
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, MUSICALE
  • Specifiche tecniche: SONY CINEALTA PMW-F3 / SONY PMW-TD300
  • Tratto da: basato sul documentario"Planet B-Boy" di Benson Lee
  • Produzione: CONTRAFILM
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 5 Dicembre 2013

TRAILER

NOTE

- COREOGRAFIE: DAVID SCOTT.

CRITICA

"Specchio di una società ultracompetitiva, rivolto verso gli strati 'bassi' della popolazione (in fondo racconta sempre storie di riscatto), il film-di-danza ha preso sempre più piede nelle recenti stagioni. Ora che 'Step Up' è diventato un franchise, arriva a far parte del club Benson Lee, già regista di un ottimo documentario ('Planet B-Boy') sul tema. Fictionalizzando il quale, Lee racconta le vicende di Blake (è Josh Holloway, noto ai fan di 'Lost'), ex-allenatore di basket convocato da un magnate perché riporti negli Usa il trofeo di Battle of the Year, gara di ballo che riunisce i migliori team del mondo e che gli americani non vincono da quindici anni. (...) Bravo a riprendere i balli, sfruttando al meglio spazi e movimenti coreografici, Benson Lee è mal servito da una sceneggiatura indigente, che assembla tipi umani prevedibili (salvo, forse, la danzatrice gay) e luoghi comuni della narrazione. Paradossale, allora, che le scene di danza siano relativamente poche." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 dicembre 2013)

"Potrebbe essere un ulteriore capitolo della serie 'Step Up', ma non ne possiede gli accattivanti elementi di attrazione e la sua aria di prodotto per famiglie non sembra il più idoneo a conquistare l'interesse del pubblico giovanile, a dispetto della presenza del carismatico e acrobatico cantante ballerino Chris Brown. Benson Lee ha realizzato il film a partire da un suo documentario, 'Planet B-Boy', dedicato all'annuale gara di street dance (...). Nella scialba sceneggiatura di Brin Hill e Chris Parker i risvolti narrativi sono ridotti all'osso, il 3D è inutile, tutto è giocato sui passi di danza e i ragazzi sono bravi, ma il montaggio non dà abbastanza respiro ai loro numeri." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 dicembre 2013)

"Ancora breakdance. Revival anni '80? Dopo averla rivista al cinema nel bellissimo 'C'era una volta un'estate', ecco che la frenetica danza a contatto con il suolo (nata in Usa a metà 70 e ispirata alla brasiliana capoeira) torna sul grande schermo in 'Battle of the Year: La vittoria è in ballo', pellicola con torneo mondiale dove gli Americani si scontreranno in finale con i Coreani. Sono loro ormai i nemici degli yankee (somigliano anche ai cinesi e non si corre il rischio dell'incidente diplomatico con Pechino) in tanto cinema hollywoodiano degli ultimi anni. Di solito queste pellicole sono fresche e acrobatiche. Stavolta no. Dialoghi scemi, ammorbanti montaggi di allenamenti che nemmeno in tutti i Rocky messi insieme e protagonisti senza mordente (c'è il Josh Holloway della serie tv 'Lost'). A confronto le saghe 'Step Up' e 'Street Dance' sono capolavori della settima arte." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 5 dicembre 2013)

"I coreani sono i campioni in carica ma bisogna riportare la Battle of The Year in America. La crew di b-boy è forte ma serve un ex allenatore di basket, pur con passato tormentato, per trasformarla in una squadra. E l'aiuto di una bella coreografa, farà il resto. Rispetto ai soliti film sulle competizioni di danza, visti e rivisti, qui si cerca di far passare il messaggio che il ballo è uno sport e lo sport è un'arte. E il ballo, completo protagonista della storia, fa la differenza." (A.S., 'Il Giornale', 5 dicembre 2013)

"Spiacerà a chi magari, dato il soggetto, si aspettava qualcosa di diverso dai soliti musical sulla break dance. E invece è un'altra polpetta di maniera (cambiano i ballerini, ma non i personaggi). Anzi i personaggi sono anche più scostanti del solito (come la mascolinissima coreografia)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 dicembre 2013)
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