Bastardi senza gloria

Inglourious Basterds

GERMANIA, USA - 2009
3/5
Bastardi senza gloria
Francia, II Guerra Mondiale. Un gruppo di soldati americani di origine ebraica viene paracadutato sul suolo francese per una missione speciale: uccidere il maggior numero possibile di nazisti e partecipare ad un'azione di sabotaggio, atta ad eliminare il Führer e i suoi più fedeli collaboratori, durante l'anteprima di un film realizzato da Goebbels, che si terrà in un cinema di Parigi. Nel frattempo, anche la bella e giovane Shosanna Dreyfus, una ragazza di origine ebrea, proprietaria della sala in cui si terrà l'anteprima, cercherà la sua personale vendetta contro coloro i quali hanno compiuto il massacro della sua famiglia, di cui lei è rimasta unica superstite...
  • Altri titoli:
    Inglorious Bastards
  • Durata: 160'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, GUERRA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, SUPER 35 (1:2.35) - DE LUXE
  • Produzione: QUENTIN TARANTINO LAWRENCE BENDER, HENNING MOLFENTER, CHARLIE WOEBCKEN, CHRISTOPH FISSER PER A BAND APART, ZEHNTE BABELSBERG FILM, LAWRENCE BENDER PRODUCTIONS, THE WEINSTEIN COMPANY, UNIVERSAL PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL - DVD: UNIVERSAL HOME VIDEO (2010)
  • Data uscita 2 Ottobre 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
L'attesissimo Inglourious Basterds (da noi Bastardi senza gloria) di Tarantino arriva finalmente in sala: venerdì 2 ottobre, in 400 copie con Universal.
La storia è nota: un gruppo di soldati ebrei Usa, reclutati e comandati da Brad Pitt (tenente Aldo Raine), si rende protagonista nella Francia occupata di efferate azioni di guerriglia contro i nazisti, presi a mazzate e per i capelli (ogni basterd deve riportare a Raine 100 scalpi...).
Ma in realtà questa violenza é più raccontata che mostrata: le scene pulp si contano su tre dita, mentre alla ribalta viene portata la parola, il dialogo, con il vero protagonista del film: il formidabile attore austriaco Christoph Waltz, nei panni del colonnello SS Hans Landa,"il cacciatore degli ebrei", dall'eloquio ironico, dialettico, colto e poliglotta.
É lui a mettere in ombra non solo Pitt, ma anche la missione dei basterds: mettere a ferro e fuoco una sala cinematografica parigina dove si terrà la premiere, alla presenza di Hitler e Goebbels, di Nation's Pride, sulla gloria dell'esercito tedesco. Sarà proprio Landa a smascherare Raine e accoliti, spacciatisi per italiani (!), ma a vanificare il suo intervento ci penserà la vendetta della giovane Shosanna (Melanie Laurent), a cui l'SS, « gatto per i topi » ebrei, aveva sterminato la famiglia.
Nel cast anche Diane Kruger, Eli Roth, Michael Fassbender, colonna sonora su spartito spaghetti-western - non è l'unico tributo di Tarantino al genere - di Ennio Morricone, Bastardi senza gloria deve il titolo a quello pressoché identico con cui fu distribuito negli States Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari (1977) : Tarantino ne ha acquisito i diritti, non - ha precisato - per farne un remake, ma per poterne utilizzare il titolo, appunto.
Il film si apre con la sua scena migliore, di chiara derivazione western, ovvero l'interrogatorio di Landa a un francese che nasconde sotto casa degli ebrei: tortura dialettica e linguistica, la sequenza assorbe e affina in termini performativi la lezione dialogica del Tarantino migliore, quello che ha regalato alla settima arte il nonsense verbale de Le iene, Pulp Fiction e Jackie Brown.
Qui e negli altri duelli di parola di Landa-Waltz, giustamente premiato a Cannes, sta la forza del film, che viceversa si stiracchia con stanchezza a tratti palese per due ore e 40 minuti in cui poco succede: è sul versante action - il genere war-movie di riferimento la vorrebbe serrata e travolgente – che latita, come pure sul fronte dell'iperviolenza - due o tre scalpi non fanno splatter - e del movimento puro, con il montaggio che se la prende comoda.
Insomma, un Tarantino paroliere, grande direttore di attori, creatore di un personaggio, Landa, da antologia, ma insieme poco interessato alle azioni, e all'azione, dei basterds a cui ha dedicato il titolo.
Se con la morte in sala di Hitler e con l'oggettiva responsabilità della macchina cinema nella sua fine, Quentin dimostra di credere ancora che la settima arte possa cambiare il mondo, cui appartiene questo film apolide ("Non sono un filmaker americano"), vogliamo crederci anche noi, ma il maccaroni-combat Inglourious Basterds non sposta le gerarchie interne della sua filmografia.

NOTE

- OMAGGIO AL FILM "QUEL MALEDETTO TRENO BLINDATO" (1977) DI ENZO G. CASTELLARI CHE NEGLI USA ERA STATO DISTRIBUITO CON IL TITOLO "THE INGLORIOUS BASTARDS".

- PREMIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE A CHRISTOPH WALTZ AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).

- GOLDEN GLOBE 2010 A CHRISTOPH WALTZ COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA E SCENEGGIATURA.

- OSCAR 2010 A CHRISTOPH WALTZ COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA. IL FILM AVEVA OTTENUTO ALTRE SETTE NOMINATION: MIGLIORE FILM, REGIA, SCENEGGIATURA ORIGINALE, FOTOGRAFIA, MONTAGGIO, MONTAGGIO SONORO (WYLIE STATEMAN), MISSAGGIO SONORO (MICHAEL MINKLER, TONY LAMBERTI E MARK ULANO).

- DAVID DI DONATELLO 2010 COME MIGLIOR FILM STRANIERO E NASTRO D'ARGENTO 2010 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.

CRITICA

"Il bello del cinema è che può permettersi di reinventare la Storia. Così Tarantino in un colpo solo fa fuori Hitler, Goebbels, Goring, Boorman e compagnia: boom, e la guerra finisce con un attentato al cinema parigino in cui gli occupanti nazisti e i loro sommi capi proiettano in gran pompa un film di propaganda. Il bello di Tarantino è che può spaziare tra i generi rimanendo fedele a se stesso e continuando a divertire il pubblico: 'Inglorious bastards, ispirato all'italiano 'Quel maledetto treno blindato' (1978, regia di Castellari), è la storia di una doppia vendetta. (...) Ma rispetto alle atrocità che si sono viste in questo festival, paradossalmente il nuovo Tarantino brilla per moderazione. Il sangue è ridotto al minimo, a parte qualche scalpo in primo piano. E i dialoghi, caustici e serrati, garantiscono la tensione, sono la vera forza del film. Come i protagonisti, da Pitt a Christoph Waltz, lo strepitoso attore tedesco che interpreta un colonnello viscido e poliglotta delle SS, dal sinistro soprannome di 'cacciatore di ebrei'." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 21 maggio 2009)

"Come l'italiano Marco Bellocchio anche l'italoamericano San Quentin Tarantino, da almeno 10 anni, preferisce scappare nel passato e sciacquare i panni tra brigatisti rossi, guerrieri ninja, balie pirandelliane o Hitler & i suoi nazisti, piuttosto che affrontare, nei drammi contemporanei, cellulari, palmari o G8, le diavolerie senza romanticismo che von Trier dimentica nelle foreste sabbatiche di Washington e Almodovar nella clandestinità delle isole vulcaniche. I film in costume, di genere dominante biografico o bellico, al di qua dell'Impero del Nokia, anzi addirittura film scanditi in capitoli, qui cinque, compreso il prologo, più epilogo, di cui ognuno dotato di un certo look speciale, permettono rapporti meno nevrotici e banalmente barbari con il Mito e forme di relazioni interpersonali più classiche, pop e violente. Anche se a essere mitologizzato, in 'Inglourious Basterds', il divertimento, molto acido e indigesto sulla shoa e il Führer, il film in concorso ieri di Tarantino lungo quasi due ore e mezzo (ma non pesano mai), è il cinema di genere più geniale, fantasioso e scombinato al mondo. Che è quello made in Italy ereditato da Enzo G. Castellari, Lucio Fulci, Mario Bava, Antonio Margheriti e Sergio Corbucci che tanto poi deve alla parodia, al pastiche, al patchwork, alla confusione dei generi congeniata dei genietti del cinema moderno, Füller, Corman, Russ Meyer e Aldrich sugli archetipi classici (Omero, Eschilo, Sofocle, Shakespeare, Marlowe...) che già tutto scrissero e sceneggiarono." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 21 maggio 2009)

"Operazione Kino batte Operazione Walkiria dieci a zero. Se l' obiettivo di entrambe le operazioni è lo stesso (eliminare Hitler e il suo stato maggiore) nessuno può mettere in discussione che quella messa a punto per 'Inglourious Basterds' sia molto più affascinante di quella attuata dal maggiore von Stauffenberg. Perché il cinema ha delle ragioni che la Storia non è in grado di capire. Ma Quentin Tarantino sì. E il cinema è il vero trionfatore di questo film, divertente, trascinante (nonostante le sue due ore e 28 minuti di durata), spensierato e colorato, che si permette di riscrivere i destini della Seconda guerra mondiale in nome della passione cinefila ma anche di un' idea di cinema che vuole ritrovare nella forza della produzione di genere (film di guerra, ma anche western, melodramma, commedia, eccetera eccetera) l'energia per superare l' impasse creativo che a volte sembra aver imbrigliato registi e produttori e che lo stesso Tarantino aveva sperimentato sulla propria pelle con il precedente, molto meno riuscito, 'Grindhouse'. Invece in 'Inglourious Basterds' (che riprende, storpiandolo, il titolo internazionale del film di Enzo G. Castellari 'Quel maledetto treno blindato'. E i legami si fermano lì, smentendo ogni altra possibile derivazione) il gusto di giocare coi generi e con le citazioni diventa lo schema portante intorno a cui prende forma la storia di un gruppo di soldati americani guidati da Aldo (...)." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21 maggio 2009)

"Nessuno sapeva esattamente cosa aspettarsi dalle tre ore annunciate di nazi-western in salsa kosher. Il fiato è rimasto sospeso per tutto il tempo, mentre davanti ai primi testimoni della stampa internazionale prendeva forma con inaspettata lucidità una sorta di favola tinta dei soliti ricchissimi fantasmi tarantiniani (il cinema italiano di serie b, il mondo dei fumetti, tutto Leone, migliaia di omaggi, in primis al regista Castellari e al suo 'Quel maledetto treno blindato', rititolato negli Usa 'Inglorious Bastards') in cui le atrocità del nazismo hitleriano entravano una ad una nel prisma colorato e blasfemo di un occhio infantile per riuscirne depurate di ogni male e trasformate in una catartica favola per adulti. Che si conclude, tanto per dirne una, con la suprema vendetta degli ebrei che danno fuoco ai loro assassini. Nessun rispetto della storia vera, ci mancherebbe, solo magica vendetta dell'immaginazione pilotata dalla fantasia folle e davvero geniale del principe bambino di Hollywood: mister Quentin Tarantino. (...) Il cinema come arte ma anche come corpo (la pellicola, le pizze, il proiettore) è protagonista accanto agli attori anche per Tarantino. Qui si trasforma in fuoco, lavacro con il quale l'ingiustizia viene lavata, spazzata via dalle fiamme come in una notte dei cristalli al contrario. Una montagna di omaggi e citazioni che vanno dai nomi dei personaggi (uno per tutti, l'Ed Fenech interpretato da Mike Myers, omaggio alla Edwige Fenech amata da Quentin) alle musiche (dovevano essere firmate da Morricone, ma il maestro italiano era impegnato con 'Baaria' di Tornatore) fanno semplicemente da supporto creativo all'esplosione visiva di Tarantino che qui, come forse dai tempi di 'Pulp Fiction' non gli succedeva, finalmente ritrova la compattezza della narrazione e l'unità filmica. Un capolavoro, si dice da sé il regista alla fine del film, e a suo modo ha ragione." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 21 maggio 2009)

"Se si prende sul serio il film, vien voglio di sculacciarlo, Tarantino. Naturalmente è un errore. Non c'è nulla di serio in questa cavalcata di due ore e 40, vagamente ispirata a 'Quel maledetto treno blindato' di Enzo G. Castellari che alterna frenetiche sequenza d'azione a estenuanti scene di dialogo. E' un fumetto e soprattutto l'ennesimo omaggio di Tarantino ai suoi miti cinofili. Infatti un modo per prendere sul serio 'Inglorious Basterds' c'è: pizzicare le citazioni, ed apprezzare il ruolo che il cinema ha dentro la storia." (Alberto Crespi, 'l'Unità', 21 maggio 2009)

"Quentin Tarantino non si smentisce. Anche cimentandosi in un film che tratta della seconda guerra mondiale non rinuncia a giocare con la realtà, a stravolgerla con il suo inimitabile stile. Così con 'Bastardi senza gloria' (...) si diverte a riscrivere la storia, in un'operazione che è impensabile definire revisionista, tutt'altro che accademica e per questo immune da qualsiasi forma di critica storiografica. Il suo è certamente un film politicamente scorretto, ma di pura fantasia, che mescola disinvoltamente fatti e personaggi reali a situazioni e persone inventate. Anzi l'irrealtà è talmente soverchiante e palese che è difficile provare a discutere le tesi proposte, a meno che non si voglia parlare di una storia fatta con i 'se'. Ovviamente il furbo Tarantino sa di compiere un azzardo presentando un gruppo di soldati americani di origine ebraica che nella Francia occupata dai tedeschi portano avanti la loro personalissima guerra ai nazisti, di cui sono diventati un incubo. Una guerra di vendetta, cinica e brutale fino allo stremo, che può non piacere e risultare spiazzante: non siamo abituati a un tale capovolgimento di ruoli, ovvero le vittime del nazismo che diventano spietati carnefici. Insomma, siamo ben oltre l'ebreo impersonato da Benigni in 'La vita è bella' che nel lager al massimo si può permettere di prendersi gioco di un kapò. Tuttavia anche in Israele - e questo è significativo - sono state molte più le lodi che le critiche. Del resto si sa, l'eccesso è il brodo di coltura di Tarantino, che peraltro è cinefilo di prim'ordine e sa come maneggiare soggetti pericolosi. Tanto che nel film persino le scene più cruente e violente sembrano perdere, grazie all'ironia e all'umorismo che l'accompagnano, molto della loro ripugnanza. Pescando come solo lui sa fare nel repertorio classico del genere anni Sessanta e Settanta - il richiamo più esplicito è ai 'maccaroni combat' e in particolare a 'Quel maledetto treno blindato' di Enzo Castellari, senza tuttavia dimenticare la lezione di Robert Aldrich in 'Quella sporca dozzina' - Tarantino scrive e dirige con bravura una storia di fantaguerra. Una storia che ruota attorno a diversi personaggi - il capo dei 'bastardi' (reso simpatico dalla riuscita caratterizzazione un po' tonta di Brad Pitt), il poliglotta e furbo colonnello nazista cacciatore di ebrei (l'ottimo Christoph Walz, meritatamente premiato a Cannes), la giovane ebrea scampata allo sterminio della sua famiglia da parte di quest'ultimo (Mélanie Laurent) e la famosa attrice tedesca divenuta agente sotto copertura degli alleati (Diane Kruger) - che attraverso vicende diverse si ritrovano implicati in un piano per eliminare i massimi esponenti del Terzo Reich. In 'Bastardi senza gloria' - anche questo film, come altri, suddiviso in capitoli e con una colonna sonora e alcune scene che richiamano i western all'italiana - non mancano scene da ricordare, che andranno a infoltire la già ampia galleria 'pulp' di Tarantino, maestro del genere. Fra tutte la lunga, eccezionale sequenza dell'incontro di alcuni 'bastardi' travestiti da ufficiali nazisti con l'attrice spia (...) In questo film - che bisogna vedere in lingua originale per cogliere tutte le sottolineature linguistiche, volutamente esasperate e pertanto esilaranti - c'è tutto ciò che ci si può aspettare da Tarantino, nelle giuste dosi. Ma c'è anche del romanticismo, perché 'Bastardi senza gloria' diventa in qualche modo un omaggio al cinema; un cinema dal potere catartico, che assume addirittura un ruolo centrale in quanto luogo, fisico e immaginifico, in cui il mondo verrà salvato dal male. In questa operazione tesa a mostrare 'l'altro lato della faccenda', come l'ha definito, il regista si conferma un sognatore; e del resto ogni suo lungometraggio sembra un racconto onirico (spesso, per la verità, più un incubo che un sogno). Ma stavolta confeziona un risarcimento della Storia, con un finale sognato all'epoca da molti. In ultima analisi una favola - non a caso il primo capitolo comincia con 'C'era una volta la Francia occupata dai nazisti' - che però lascia tanto amaro in bocca. Perché, si sa, solo nelle favole il lieto fine è garantito. (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 28-29 settembre 2009)
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