Barry Seal - Una storia americana

American Made

USA - 2017
Corriere della droga. Informatore della polizia. Traditore. Patriota. Uno dei più ricchi statunitensi negli anni Ottanta. Il pilota TWA Barry Seal, per la sua diabolica spavalderia e il gusto per la bella vita, è l'eroe della piccola e noiosa cittadina del sud in cui vive. Con grande sorpresa di sua moglie Lucy, questo affascinante imprenditore passa dall'essere un rispettato pilota TWA a rivelarsi una figura chiave di uno dei maggiori scandali della storia moderna. Pochi si sarebbero potuti accorgere che un traffico di contrabbando avrebbe portato Barry a costruire un esercito e a finanziare una guerra. Una volta che questo affermato uomo dei cieli viene catturato da una divisione ombra del governo mentre trasporta casse di AK-47 e chili di cocaina, riesce comunque a fare una fortuna come protagonista dello scandalo Iran-Contra. Passando dallo scambiare armi per ostaggi fino a formare boss centro e sud americani, Barry diviene un improbabile eroe che si batte contro il sistema. E allora, come riesce a dormire di notte? È tutto legale se lo fai per i buoni.

CAST

CRITICA

"Dalla storia vera di Barry Seal, un film armato d'action ma che Cruise tiene ancorato alla retorica. Il ritratto spietato d'un pezzo reazionario di America del doppio e triplo gioco, di cui Tom, riciclatore, trafficante, contrabbandiere, racconta in flash back l'inutilità senza catarsi. Il regista Doug Liman, ci mette fiocchi e tenta il salto in alto ma non è neppure sudoku come 'American Hustle - L'apparenza inganna': atterra su un racconto interessante, vivo e umanamente terrorizzante." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 settembre 2017)

"Dopo la deludente incursione orrorifica di 'The Mummy', Tom Cruise torna con un film a ricetta tradizionale, che guarda (anche nella grana e nei colori della pellicola) al cinema americano degli anni 70. Inclusa una (blanda) quantità di satira politica, nel sottolineare che il massimo valore del buon americano è il profitto. Seal sarebbe anche un personaggio interessante; ma inutile farsi illusioni: la sua sorte è diventare un veicolo per le spavalderie di Cruise, rinunciando a ogni lato oscuro." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 14 settembre 2017)

"Di Seal (...) la sceneggiatura segue le movimentate avventure in un registro di satira che, essendo privo di retrogusto morale, resta di pura superficie. Tuttavia fra voli arrischiati e carichi di cocaina a gogò, il regista Doug Liman, già con Cruise in 'The Edge of Tomorrow' (...), provvede a imprimere alla pellicola un picaresco, nervoso ritmo d'azione, molto confidando sulla simpatia di un personaggio che, a dispetto degli enormi ricavi, appare motivato soprattutto da una brama di vita spericolata. Con gli immancabili RayBan, l'aria ingenuamente spavalda, l'evidente gusto di cimentarsi senza controfigure nelle sue arti atletiche e aviatorie, Cruise gioca divertito ad acchiappami-se-ci-riesci con l'obiettivo del direttore di fotografia Cesar Charlone impossessandosi di Barry e del film. Un film «di Tom Cruise», per l'appunto." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 14 settembre 2017)

"Piacerà a due schiere di spettatori. Il film di Liman (regista abituale di Cruise) procede piuttosto speditamente su due piani e accontenta tutti. La prima schiera naturalmente è quella dei fans di Tom, non troppo ben serviti in tempi recenti. Qui invece il superstar è al suo meglio nel ruolo per cui è famoso, quello della simpatica canaglia. Simpatica all'inizio quando si porta a ventimila metri d'altezza la sua improntitudine di asso dell'aviazione civile. E la simpatia non cala nel corso del film quando le sue azioni si fanno sempre più riprovevoli (lo scenario è molto indulgente col suo protagonista, ma non arriva al punto di definire brava persona uno che spaccia sia pure per conto della CIA). Cruise regge il gioco e a film finito sembra incredibile che sia durato così poco (ammazzato a 42 anni). Lo regge talmente bene che alla fine si ha quasi la sensazione che nella copia originale la storia fosse molto più fosca e greve, e che al montaggio l'editor abbia lavorato di forbici per non passare il consueto metraggio di due ore scarse. Ma il film di Liman vuole essere qualcosa di più . Offrire uno spaccato dell'America degli anni 80. Anni della vittoria dell'America nella guerra fredda, ma anche di notevoli porcherie perpetrate colla scusa appunto della guerra (...). Bene, Liman (sulla scorta di un'ottima sceneggiatura di Gary Spinelli) ci guazza molto bene in quel caravanserraglio di buoni, di cattivi e di buonicattivi (la bontà e la cattiveria saltano fuori all'improvviso). Le ambizioni sono alte. Barry voleva essere il corrispettivo sui pasticciacci brutti di droga e di armi dei kolossal mafiosi di Martin Scorsese ('Quei bravi ragazzi' e 'Casinò'). Materiale per pescare nel torbido ce n'era a iosa. (...) Insomma tutto quello che accade a Cruise risulta credibile. E credibili i ceffi che Barry si trova a giostrare. Certo Liman non è Scorsese. I ceffi rimangono ceffi senza raggiungere uno spessore antropologico. Ma anche così la storia funziona, Liman non perde mai il filo. Forse l'America vincente di Reagan non era proprio così ma ci si diverte molto a vederla così raccontata." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 settembre 2017)

"A prima vista, questo 'Barry Seal' possiede tutte le caratteristiche di certe pellicole «furbe», se mi passate il termine, create ad arte per piacere al pubblico. Non che sia scontato (altrimenti ogni film sarebbe un successo), ma certamente, in questo caso, il giochino ha funzionato: un thriller gradevole, spesso divertente, ben sceneggiato, nonostante un protagonista decisamente sopra le righe, anche se verrebbe da dire sopra le rughe visto il «miracoloso» ringiovanimento del suo viso. Poi, pero, non si può prescindere dal fatto che siamo di fronte ad una storia vera e allora l'idea di romanzarla così smaccatamente per infondere simpatia verso quello che è stato, non dimentichiamolo, un criminale, è questione morale che potrebbe infastidire qualcuno seduto in platea. (...) Indubbiamente, Barry Seal conquista. Il tono volutamente ironico di una vicenda, ricordiamolo, criminale, è scelta rischiosa. Però, non è un documentario e certamente la strada percorsa dagli sceneggiatori ha il pregio di non far cadere mai il ritmo, raccontando brillantemente vicende non edificanti." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 14 settembre 2017)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy