Barry Seal - Una storia americana

American Made

USA - 2017
3/5
Barry Seal - Una storia americana
Corriere della droga. Informatore della polizia. Traditore. Patriota. Uno dei più ricchi statunitensi negli anni Ottanta. Il pilota TWA Barry Seal, per la sua diabolica spavalderia e il gusto per la bella vita, è l'eroe della piccola e noiosa cittadina del sud in cui vive. Con grande sorpresa di sua moglie Lucy, questo affascinante imprenditore passa dall'essere un rispettato pilota TWA a rivelarsi una figura chiave di uno dei maggiori scandali della storia moderna. Pochi si sarebbero potuti accorgere che un traffico di contrabbando avrebbe portato Barry a costruire un esercito e a finanziare una guerra. Una volta che questo affermato uomo dei cieli viene catturato da una divisione ombra del governo mentre trasporta casse di AK-47 e chili di cocaina, riesce comunque a fare una fortuna come protagonista dello scandalo Iran-Contra. Passando dallo scambiare armi per ostaggi fino a formare boss centro e sud americani, Barry diviene un improbabile eroe che si batte contro il sistema. E allora, come riesce a dormire di notte? È tutto legale se lo fai per i buoni.
  • Altri titoli:
    Mena
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: BRIAN GRAZER, BRIAN OLIVER, TYLER THOMPSON, DOUG DAVISON, KIM ROTH, RAY ANGELIC PER IMAGINE ENTERTAINMENT, CROSS CREEK PICTURES, QUADRANT PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 14 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
L’asso del cielo, l’eterno top gun, Tom Cruise vola alto e continua a sfidare l’età a colpi di missioni impossibili. Il giubbotto di pelle e la moto da ragazzaccio appartengono ai tempi goliardici di Maverick e compagni, mentre gli occhiali a specchio rimangono un classico intramontabile. Oltre a Scientology e alle presunte tirannie sui set, Cruise rimane un sempreverde del cinema d’azione, e questa volta interpreta Barry Seal, un pilota realmente esistito sempre sospeso tra la legge e il narcotraffico.

Siamo nel 1979, quando l’America comincia a conoscere la crisi economica e Carter proietta il Paese in una spirale di scarso ottimismo. La crisi di fiducia colpisce tutti i livelli della società, e l’unica salvezza sembra essere la cavalcata liberista che porterà Reagan alla Casa Bianca. Barry Seal – Una storia americana distrugge ogni tipo di sogno, e sembra quasi suggerire che l’uomo comune debba abbracciare la criminalità per autodeterminarsi. È la storia dell’Henry Hill di Quei bravi ragazzi o dell’Irving Rosenfeld di American Hustle, mascalzoni in giacca e cravatta dal futuro oscuro, che vivono il presente in adorazione di montagne di banconote.

I soldi sono i veri protagonisti di Barry Seal – Una storia americana. Seal non sa più dove nasconderli. Li chiude nel magazzino, in mezzo ai trucchi della moglie e sotto il letto, scava fosse in giardino e occulta borsoni stracolmi in ogni anfratto della sua reggia, ma non sono mai abbastanza. Il capitalismo si incarna nell’ambizione sfrenata, nell’incapacità di comprendere quando la stiva è troppo piena per chiudersi.


 

L’attore Ronald Reagan entra nello Studio Ovale, e oltre ai tagli fiscali e alla rinascita made in America, arrivano le manovre sottobanco contro i Sandinisti e lo scandalo Irangate. Seal si destreggia tra il cartello di Medellín e la Cia, traffica polvere bianca e scatta foto da urlo per i servizi segreti. Doppio, triplo e anche quadruplo gioco: l’Ethan Hunt – Cruise si scopre antieroe, nemico della patria e paladino dei propri interessi. La bella vita non si ottiene con il sudore, ma con le rotte secondarie dove Fbi e Dea non possono vedere.

L’eccentrico Barry Seal deve piegare la testa davanti ai poteri forti, che con una mano lo puniscono e con l’altra gli evitano la galera. Il confine tra legalità e profitto a qualunque costo è poco più di una linea sulla cartina, e l’America perde la sua aura magica, mentre la cocaina piove dalle nuvole. Cruise inganna la platea con i suoi sorrisi magnetici, e a tratti il nemico si trasforma nel vicino di casa che tutti vorremmo avere. Il regista Doug Liman assolve il suo personaggio, e a più riprese si chiede se la reale minaccia sia il Governo o chi approfitta degli intrighi di palazzo.

A cospirare nell’ombra (o forse alla luce del sole), troviamo anche l’onnipresente Pablo Escobar, un fenomeno pop che spazia dal piccolo al grande schermo. Dalla serie televisiva Narcos all’imminente Loving Pablo, la ferocia di Escobar ha rapito attori come Benicio del Toro e Javier Bardem. Ed è subito record di ascolti. Il vilain è il nuovo principe azzurro, la rivoluzione è alle porte.

CRITICA

"Dalla storia vera di Barry Seal, un film armato d'action ma che Cruise tiene ancorato alla retorica. Il ritratto spietato d'un pezzo reazionario di America del doppio e triplo gioco, di cui Tom, riciclatore, trafficante, contrabbandiere, racconta in flash back l'inutilità senza catarsi. Il regista Doug Liman, ci mette fiocchi e tenta il salto in alto ma non è neppure sudoku come 'American Hustle - L'apparenza inganna': atterra su un racconto interessante, vivo e umanamente terrorizzante." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 settembre 2017)

"Dopo la deludente incursione orrorifica di 'The Mummy', Tom Cruise torna con un film a ricetta tradizionale, che guarda (anche nella grana e nei colori della pellicola) al cinema americano degli anni 70. Inclusa una (blanda) quantità di satira politica, nel sottolineare che il massimo valore del buon americano è il profitto. Seal sarebbe anche un personaggio interessante; ma inutile farsi illusioni: la sua sorte è diventare un veicolo per le spavalderie di Cruise, rinunciando a ogni lato oscuro." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 14 settembre 2017)

"Di Seal (...) la sceneggiatura segue le movimentate avventure in un registro di satira che, essendo privo di retrogusto morale, resta di pura superficie. Tuttavia fra voli arrischiati e carichi di cocaina a gogò, il regista Doug Liman, già con Cruise in 'The Edge of Tomorrow' (...), provvede a imprimere alla pellicola un picaresco, nervoso ritmo d'azione, molto confidando sulla simpatia di un personaggio che, a dispetto degli enormi ricavi, appare motivato soprattutto da una brama di vita spericolata. Con gli immancabili RayBan, l'aria ingenuamente spavalda, l'evidente gusto di cimentarsi senza controfigure nelle sue arti atletiche e aviatorie, Cruise gioca divertito ad acchiappami-se-ci-riesci con l'obiettivo del direttore di fotografia Cesar Charlone impossessandosi di Barry e del film. Un film «di Tom Cruise», per l'appunto." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 14 settembre 2017)

"Piacerà a due schiere di spettatori. Il film di Liman (regista abituale di Cruise) procede piuttosto speditamente su due piani e accontenta tutti. La prima schiera naturalmente è quella dei fans di Tom, non troppo ben serviti in tempi recenti. Qui invece il superstar è al suo meglio nel ruolo per cui è famoso, quello della simpatica canaglia. Simpatica all'inizio quando si porta a ventimila metri d'altezza la sua improntitudine di asso dell'aviazione civile. E la simpatia non cala nel corso del film quando le sue azioni si fanno sempre più riprovevoli (lo scenario è molto indulgente col suo protagonista, ma non arriva al punto di definire brava persona uno che spaccia sia pure per conto della CIA). Cruise regge il gioco e a film finito sembra incredibile che sia durato così poco (ammazzato a 42 anni). Lo regge talmente bene che alla fine si ha quasi la sensazione che nella copia originale la storia fosse molto più fosca e greve, e che al montaggio l'editor abbia lavorato di forbici per non passare il consueto metraggio di due ore scarse. Ma il film di Liman vuole essere qualcosa di più . Offrire uno spaccato dell'America degli anni 80. Anni della vittoria dell'America nella guerra fredda, ma anche di notevoli porcherie perpetrate colla scusa appunto della guerra (...). Bene, Liman (sulla scorta di un'ottima sceneggiatura di Gary Spinelli) ci guazza molto bene in quel caravanserraglio di buoni, di cattivi e di buonicattivi (la bontà e la cattiveria saltano fuori all'improvviso). Le ambizioni sono alte. Barry voleva essere il corrispettivo sui pasticciacci brutti di droga e di armi dei kolossal mafiosi di Martin Scorsese ('Quei bravi ragazzi' e 'Casinò'). Materiale per pescare nel torbido ce n'era a iosa. (...) Insomma tutto quello che accade a Cruise risulta credibile. E credibili i ceffi che Barry si trova a giostrare. Certo Liman non è Scorsese. I ceffi rimangono ceffi senza raggiungere uno spessore antropologico. Ma anche così la storia funziona, Liman non perde mai il filo. Forse l'America vincente di Reagan non era proprio così ma ci si diverte molto a vederla così raccontata." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 settembre 2017)

"A prima vista, questo 'Barry Seal' possiede tutte le caratteristiche di certe pellicole «furbe», se mi passate il termine, create ad arte per piacere al pubblico. Non che sia scontato (altrimenti ogni film sarebbe un successo), ma certamente, in questo caso, il giochino ha funzionato: un thriller gradevole, spesso divertente, ben sceneggiato, nonostante un protagonista decisamente sopra le righe, anche se verrebbe da dire sopra le rughe visto il «miracoloso» ringiovanimento del suo viso. Poi, pero, non si può prescindere dal fatto che siamo di fronte ad una storia vera e allora l'idea di romanzarla così smaccatamente per infondere simpatia verso quello che è stato, non dimentichiamolo, un criminale, è questione morale che potrebbe infastidire qualcuno seduto in platea. (...) Indubbiamente, Barry Seal conquista. Il tono volutamente ironico di una vicenda, ricordiamolo, criminale, è scelta rischiosa. Però, non è un documentario e certamente la strada percorsa dagli sceneggiatori ha il pregio di non far cadere mai il ritmo, raccontando brillantemente vicende non edificanti." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 14 settembre 2017)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy