Barnabo delle montagne

ITALIA, FRANCIA, SVIZZERA - 1994
I guardiaboschi vivono montando la guardia a una polveriera sperduta in alto tra le ghiaie, Barnabo ha poco più di vent'anni quando entra a far parte del corpo e Del Colle, il vecchio comandante, lo accoglie come un figlio. Ogni giorno passa uguale all'altro. Rimane l'eco della guerra appena finita e il ricordo di Dario, il più coraggioso dei guardiaboschi, ucciso dai contrabbandieri. Un giorno anche Del Colle viene trovato ucciso. Bisogna trovare gli assassini. Pattuglie di guardiaboschi e paesani fanno il giro delle montagne. Ma non c'è traccia dei contrabbandieri. Arriva il sentore ruvido dell'inverno, e con la prima neve anche il ricordo del vecchio comandante sembra affievolirsi. Quando ormai le ricerche sono abbandonate, viene, la grande occasione, Barnabo se la lascia sfuggire; di fronte ai contrabbandieri ha paura. Viene cacciato dal corpo, scende in pianura, diventa contadino. Dopo anni ritorna in montagna; ma non sarà riammesso fra i guardiaboschi. Molte cose sono cambiate: la polveriera è stata abbandonata e i contrabbandieri sembrano scomparsi. Non gli resta che accettare di fare il guardiano alla vecchia caserma. Un giorno, tornano i contrabbandieri e Barnabo è il solo ad accorgersene. Sale in alto sulle rocce, li aspetta e sono costretti a passare sotto il suo tiro. I suoi nemici sono, come lui, segnati dal tempo, stanchi, pieni di affanni. Punta il fucile pronto ad ucciderli, si aspetta solo la fucilata che possa riscattare la vecchia colpa. Ma il colpo sembra non arrivare mai. I contrabbandieri passano e se ne vanno. In cima alla roccia il posto di Barnabo è vuoto. Barnabo non ha sparato.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1994.

CRITICA

"Nel 1974 Mario Brenta, veneziano, girò 'Vermisat', in Italia passato nel più assoluto silenzio. I francesi invece lo accolsero con un'attenzione tutta particolare, al punto che Mario Brenta poté continuare la sua attività grazie alle offerte di Antenne 2 e La Sépt. La stessa cosa rischia di ripetersi oggi con 'Barnabo delle montagne', che lo stesso regista ha tratto dal primo romanzo di Dino Buzzati, edito nel 1933. (...) Allievo-collaboratore di Ermanno Olmi (che a sua volta da Buzzati ha tratto 'Il segreto del bosco vecchio'), con 'Barnabo delle montagne' Mario Brenta ha realizzato un film ieratico, suggestivo, lirico, dove il silenzio ha il valore di una meditazione e la natura acquista il significato di una contemplazione mistica." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 29 maggio 1994)

"Cinema di volti e di gesti, di respiri pesanti e di ruvidi affanni, di colpe e di coscienza, di riscatto e di espiazione, 'Barnabo' è anche il risultato d'uno sforzo tecnico collettivo mirabile. Marco Pauletti - il bravissimo protagonista - è un guardiaboschi per davvero e Angelo Pasquini (co-sceneggiatore), Vincenzo Marano (direttore della fotografia), Roberto Missiroli (montatore) e Stefano Caprioli (musiche) son tutti artisti-artigiani già affinati all'ombra e sui pendii del nuovo cinema Italiano." (Fabio Bo, 'Vivilcinema')

"Austero, lento, solenne, 'Barnabo delle montagne' è dominato dal silenzio: per due ore tre o quattro paginette di dialoghi. Facili da immaginare le reazioni dello spettatore comune (esiste?): non succede mai niente - bellissimo ma noioso; film da festival, di quelli che piacciono soltanto ai critici (non a tutti). Qualcuno, più sottilmente, parlerà di terrorismo della purezza: un'orgia di ascetismo al rallentatore. (...) Ambientato negli anni successivi alla guerra 1915-18, è un film sullo scorrere del tempo e fuori dal tempo, anche stilisticamente. Frutto di una lunga pazienza (22 settimane di riprese in due anni, Dolomiti di Lavaredo in alta quota e la bassa alle foci del Po), esige pazienza, abbandono, attenzione agli incanti minimi e alle minacce della natura, ai trasalimenti muti del cuore." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 23 maggio 1994)
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