Barbagia (La società del malessere)

ITALIA - 1969
Barbagia (La società del malessere)
Graziano Cassitta giovane pastore barbaricino, educato, secondo il costume della sua gente, a considerare l'onore più importante della vita, ha vendicato la morte di uno dei suoi fratelli uccidendone l'assassino. Arrestato, riesce a evadere per ben tre volte: l'ultima, dal carcere di Sassari in compagnia di uno spagnolo, Miguel Tienza, col quale si rifugia sul Supramonte, l'aspra e boscosa catena di montagne nel cuore stesso della Barbagia. Spalleggiato da Spina, un disonesto avvocato, Graziano e la sua banda cominciano a dedicarsi a una fruttuosa attività: il sequestro di persone da liberare in cambio di cospicui riscatti. Mentre la polizia e i reparti speciali dei carabinieri gli danno inutilmente la caccia, Graziano - che giustifica le proprie gesta col fine di riparare, togliendo soldi ai ricchi, le secolari ingiustizie subite dai pastori - sogna, diventato estremamente popolare, di porsi addirittura alla testa di un movimento separatista. Spaventati dalla sua megalomania, Spina e gli altri decidono di liberarsi di lui inducendolo a commettere un errore: il sequestro di Nino Bedetto, un onesto uomo tutt'altro che ricco. Il gesto suscita indignazione in tutta l'isola; la stessa popolazione si unisce ai carabinieri per cercare di stanarlo mentre il malcontento serpeggia tra gli stessi uomini della sua banda, non più disposti a ubbidirgli ciecamente. Durante un attacco dei carabinieri, Miguel, l'unico che gli sia rimasto amico, muore. Graziano riesce ancora una volta a sottrarsi alla cattura, ma non per molto.
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: TECHNISCOPE TECHNICOLOR
  • Tratto da: liberamente tratto daL libro "La società del malessere" di Giuseppe Fiori (ed. Laterza)
  • Produzione: DINO DE LAURENTIIS CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: PARAMOUNT
  • Vietato 14

CRITICA

"Un pamplet avvincente e utile: un saggio di buon giornalismo ricostruito." (Tullio Kezich)

"L'asciutto ritratto del bandito si carica sulle spalle frustrazioni e sogni, sconfitte e passioni di altri come lui diseredati e tagliati fuori da un vivere civile [...]. Il Mesina 'cinematografico' è perciò il mediatore tra una realtà attentamente inquisita e sufficientemente documentata nei suoi dati fondamentali ed il personaggio di cui ha largamente parlato la cronaca. [...] I dati anagrafici della Barbagia sono offerti a chi voglia leggere la storia di una regione italiana lontana le mille miglia da una vantata condizione industriale del nostro paese". (C. Bertieri, 'Film Mese', 33, ottobre 1969).

"Pur non mancando momenti di sobrio ed efficace realismo, il film risulta complessivamente debole sul piano drammatico e squilibrato nel ritmo, mentre le cause stesse del banditismo, di carattere sociale, appaiono solo enunciate e non costituiscono uno sfondo autenticamente reale e presente della vicenda". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 67, 1969).
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