Bambole russe

Les poupées russes

FRANCIA, GRAN BRETAGNA - 2005
Bambole russe
Xavier e il gruppo di coinquilini dell' 'Appartamento spagnolo' si ritrovano dopo cinque anni in occasione del matrimonio di uno di loro. E saranno proprio gli amici ad aiutare l'aspirante scrittore Xavier a mettere ordine nella sua vita lavorativa e sentimentale divisa tra Londra, Parigi e San Pietroburgo...
  • Altri titoli:
    The Russian Dolls
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, SENTIMENTALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: BRUNO LEVY PER CE QUI ME MEUT MOTION PICTURES, LUNAR FILMS
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 28 Ottobre 2005

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Dopo la temporanea e convincente esperienza del poliziesco Autoreverse, il francese Klapisch torna a raccontarci di quei ragazzi che, poco prima, avevano affollato il multiculturale Appartamento spagnolo: il trentenne Xavier (Romain Duris) si barcamena come ghostwriter e come autore di melensi sceneggiati televisivi, facendo la spola tra Parigi e Londra. Fieramente single, anche se la sua migliore amica è l'ex ragazza Martine (Audrey Tautou), vive con leggerezza e scarsa partecipazione ogni rapporto occasionale. L'improvviso viaggio a San Pietroburgo, in occasione del matrimonio di uno degli ex coinquilini barcellonesi, servirà - oltre a ritrovare il vecchio gruppo – a comprendere la portata di un amore dapprima sottovalutato. Sequel poco convincente del già sopravvalutato, comunque meno mediocre, prototipo, Bambole russe distrae gli sguardi ancora una volta grazie al simpatico talento del suo protagonista (quel Romain Duris già tzigano e maghrebino per Tony Gatlif, in Gadjio Dilo ed Exils), ma dimostra in progressione tutti i suoi limiti: eccesso di scrittura, giochini paracinematografici e metatelevisivi, intrecci impossibili e sviluppi da soap opera (paradossalmente scherniti per tutta la narrazione) asserviti ad una regia tanto brillante quanto, alle lunghe, sopra le righe. Logorroico nei tempi (123') e - pur furbamente senza farsene accorgere – nei modi.
Ultima considerazione sul titolo della pellicola che, oltre a voler rappresentare la spendibilità del prodotto anche al di là della sua origine, sembra dapprima riecheggiare i fasti di pruriginosi soft-core d'annata per poi rivelarsi, miseramente, quale metafora più banale ("le donne sono come le bambole russe"…) della stessa banalità che il protagonista vorrebbe sconfiggere per l'intero corso del film. Profondamente frivolo.

NOTE

- PREMIO CESAR 2006 PER LA MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA A CECILE DE FRANCE.

CRITICA

"Al regista Cédric Klapisch importa più la globalizzazione dei sentimenti che quella economica. Avverte il suo eroe dell'usa e getta, lo sfacciato Xavier dell''Appartamento spagnolo' che non si può continuare incastrando ragazze da bamboline russe. (...) Meno vero e ispirato del primo film sull'Erasmus, il sequel è borghese e banale, va andata e ritorno tra Parigi, Londra, Pietroburgo, facendo il verso a Truffaut che amava le donne: gag prevedibili, ripicche e sconforti dal tinello alla camera alle scale. Scompare la paura del futuro, l'angoscia del lavoro, tutto finisce a letto, non si piange e non si ride. Déja vu, già dato." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 ottobre 2005)

"Il personaggio di Xavier fa un po' da filo conduttore assumendosi spesso il ruolo, anche buffo, di voce narrante, mentre attorno gli si avvicendano gli altri personaggi non più nel chiuso di un appartamento di vacanza ma, addirittura, su e giù per l'Europa, fino, appunto, a San Pietroburgo e, dato che ci sono, anche a Mosca. Con una indubbia vitalità di situazioni e di caratteri, in cifre che tendono spesso a sfiorare l'umorismo anche quando, ora sospiroso ora invece aggressivo, si fa avanti l'amore come tema da non dimenticare. Tra gli interpreti si impone di nuovo Romain Duris come Xavier, ora comico ora triste; con misura. Lo affiancano, ancora una volta, quelli dell?Appartamento spagnolo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 4 novembre 2005)

"Il film è movimentato, accelerato: moltiplica i giochetti già in uso nel precedente (schermo suddiviso, accelerazione), si dà un tono spensierato e un po' cinico. Sotto la buccia, però, la polpa è più amara. L'Europa si è dilatata, ma i suoi abitanti hanno perduto qualsiasi carattere nazionale: sono tutti uguali. Come sono uguali, appunto, gli amori, ovunque e a tutte le età. Ci s'incontra, ci si ama, si esita; poi ci si lascia, ci si rimpiange, si ama qualcun altro. Amori che non saranno mai quel che avremmo voluto e che ci depositano dentro una malinconia, una nostalgia indefinita. Mentre la vita fugge via, quasi alla chetichella."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 novembre 2005)
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