Bakroman

ITALIA - 2010
3/5
Bakroman
Ouagadougou, Burkina Faso. Centinaia di bakroman (in lingua moré: ragazzo di strada) vivono senza niente da mangiare, né un tetto sotto cui dormire. Tuttavia, ben decisi a difendere i propri diritti e a coltivare le proprie speranze, si sono uniti in una specie di sindacato che potrebbe, un giorno, cambiare finalmente la loro difficile condizione.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: HDV
  • Produzione: ALESSANDRO BORRELLI PER LA SARRAZ PICTURES

RECENSIONE

di Gabriele Diverio

I gemelli De Serio – Gianluca e Massimiliano – sono un vero e proprio punto di riferimento per la cinematografia indipendente piemontese. Durante la loro carriera sono riusciti ad ottenere tre Nastri d’Argento e diverse nomination ad altri premi nazionali ed internazionali. Nello stesso anno che li ha visti presentare Dialoghi de Lys, i due registi presentano al TFF, nella sezione Italiana.doc, Bakroman, documentario girato nel Burkina Faso. Il titolo è il termine con cui vengono indicati i “ragazzi di strada”, bambini ed adolescenti costretti a vivere senza un tetto sopra la testa; nella capitale Ouagadougou sono più di seicento i disperati che trascorrono le proprie giornate tra prostituzione, abusi, furti e consumo di droghe (altissimo il consumo di colla da sniffare).
Per cercare di arginare questa piaga sono nate delle associazioni che, attraverso incontri di gruppo, spingono i giovani a pretendere qualcosa di più per le loro esistenze: un lavoro e una casa sono diritti fondamentali di tutti. I De Serio (Maria Jesus, 2003, Mio fratello Yang, 2004) realizzano un documentario minimalista, denso d’esperienze vissute e di persone che aprono il proprio cuore al prossimo, raccontando le proprie drammatiche esperienze e le frustrazioni dovute ad una situazione che non sembra mai poter migliorare. In Bakroman non c’è spazio per la sperimentazione e per le escursioni nella videoarte che contraddistingue molti dei lavori di Gianluca e Massimiliano. Il documentario ha i ritmi del Paese in cui è stato girato, dove le giornate sono lunghe e possono diventare interminabili se non si ha uno scopo, una meta da raggiungere. Pur eccedendo in durata – ma l’osservazione antropologica dei registi non poteva che obbligarli a ricercare una varietà di facce e di storie – questo film ha il merito di lasciare la parola ai bakroman, ragazzi di strada che sognano una vita lontano da essa.

NOTE

- 'MIGLIOR DOCUMENTARIO ITALIANO' AL 28. TORINO FILM FESTIVAL (2010).
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