Bad Roads - Le strade del Donbass

Pohani Dorogy

UCRAINA - 2020
3/5
Bad Roads - Le strade del Donbass
Quattro storie ambientate lungo le strade del Donbass, durante la guerra. Non ci sono luoghi sicuri e nessuno riesce a dare un senso a ciò che sta accadendo. Sebbene intrappolati nel caos, alcuni riescono lo stesso a esercitare la loro autorità sugli altri. Tuttavia, in questo mondo dove il domani potrebbe non arrivare mai, non tutti sono indifesi e infelici. Anche per le vittime più innocenti può arrivare il turno di prendere il controllo della situazione...
  • Altri titoli:
    Bad Roads
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: omonima pièce teatrale
  • Produzione: YURIY MINZYANOV, DMITRIY MINZYANOV PER KRISTI FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON UKRANIAN CULTURAL FOUNDATION
  • Distribuzione: TRENT FILM (2022)
  • Data uscita 28 Aprile 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

È vero, di fronte alla guerra in Ucraina ci siamo trovati impreparati, scoprendo i nostri limiti principalmente sul piano geopolitico, e allora in queste settimane il mondo dei media ci ha offerto analisi storiche per capire meglio le origini del conflitto, reportage dalle viscere polveriera, punti di vista dall’interno e non solo.

Se il mercato editoriale si è subito lanciato nel filone proponendo instant book e classici ritrovati (pensiamo al successo Stalingrado di Vasilij Grossman), il cinema ha recuperato alcuni film che probabilmente sarebbero rimasti nell’oblio senza questa tragica contingenza, dal dittico composto da Atlantis e Reflection di Valentyn Vasyanovych ai documentari di Sergei Loznitsa.

Fa parte di questo gruppo Bad Roads – Le strade del Donbass, presentato nel 2020 alla 35a Settimana della Critica alla Mostra di Venezia e selezionato dall’Ucraina agli Oscar 2022 come Miglior film internazionale, che segna l’esordio sul grande schermo di Natalya Vorozhbit, le cui riprese del secondo film sono state bloccate proprio a causa dello scoppio della guerra.

A partire da una pièce tuttora allestita in molte piazze d’Europa, è un’opera prima che, con tensione morale e afflato poetico, riesce a restituire sia il riflesso di un passato che non passa sia una drammatica aderenza con l’attualità e i suoi contraccolpi, portando i pezzi della macchina teatrale nell’orizzonte asfittico di una terra ferita che si fa palcoscenico e laboratorio.

Bad Roads – Le strade del Donbass si struttura in quattro episodi che costeggiano l’assurdo, non eludono l’orrore, scandagliano la ferocia umana, indagano l’odio civile. Un’esplorazione nella banalità del male all’interno di un tempo fermo, congelato in uno spazio che sembra appartenere all’incubo, e che si affida al potere della fiction nella misura in cui lo spirito documentaristico si presta quale veicolo di un viscerale ripensamento.

Ambientate nella regione dell’Ucraina orientale in guerra da ormai otto anni, il film funziona soprattutto come antologia narrativa su temi spesso inediti per gli sguardi occidentali, con un approccio anche scomodo nell’evocare un inquietante sarcasmo, una tragicità grottesca che ricorda i paesaggi desolanti dei racconti di Gogol, una visione cruda che mette in campo gli effetti della violenza su un eccezionale diventato quotidiano.

Le quattro storie di Vorozhbit si concentrano su un insegnante fermato a un posto di blocco, due adolescenti in attesa dei partner in una piazza decrepita, una giornalista tenuta prigioniera e violentata dal suo aguzzino, una donna che chiede perdono agli anziani vicini. A parte qualche spiraglio nel frammento finale, è un film che non dà speranza, sa di essere disturbante e, suo malgrado, si rivela ancora attualissimo.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 35. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA (VENEZIA, 2020).
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