Baby Gang

ITALIA - 2019
2/5
Baby Gang
n una cruda e attualissima Roma, una baby gang vuole prendere il controllo del suo quartiere e fare soldi. Le vite dei suoi componenti si intrecceranno inevitabilmente con quelle dei coetanei che svolgono, invece, una vita da normali sedicenni. Ispirato a fatti realmente accaduti.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: CALVAGNA
  • Distribuzione: LAKE FILM
  • Vietato 14
  • Data uscita 17 Luglio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini
Non c’è solo una baby gang al centro del nuovo film di Stefano Calvagna, ma c’è anche il fenomeno delle baby squillo. Non quelle dei Parioli, ma quelle della Tuscolana e della Roma di periferia.

Per intenderci, siamo lontani dai quartieri bene della Capitale e anche da un racconto stile Baby, la serie italiana in sei episodi di Netflix che lo scorso anno ha affrontato il tema della prostituzione minorile. Il regista nato e cresciuto nelle borgate romane, a Capannelle per la precisione, ci mostra una Roma cruda e violenta e lo vuole fare nel modo più veritiero possibile, mostrando la realtà dei fatti.

Per questo Calvagna sceglie di raccontare e fa diventare protagonisti non degli attori, ma dei veri e propri ragazzi di strada in stile neorealista che recitano senza copione.

Ed è proprio quel cinema neorealista e le poetiche pasoliniane, nonché il grande Caligari e il suo esempio di cinema-verità sui giovani delle borgate romane, che il regista vuole riproporre e abbracciare. Non edulcora. Non addolcisce. Anche nell’uso di un linguaggio desunto dalla strada appunto, pieno di parolacce, che definirlo greve o volgare sarebbe poco.

Non c’è scampo e non c’è alcuna via di fuga per questi ragazzi di borgata. Senza valori e senza morale, delinquono per guadagnare soldi. Tutto è possibile pur di avere il dio denaro dalle carte di credito clonate alle rapine fino alle amiche della comitiva coinvolte in un giro di prostituzione minorile.

Ogni cosa è lecita per questi giovani fatti di cocaina e prigionieri di quella “Maledetta noia” che cantava il grande Califano, altro immancabile riferimento della filmografia di Calvagna.

Il regista aveva infatti già dedicato un intero lungometraggio intitolato Non escludo il ritorno (2014) al grande cantautore e qui è presente nel finale del film con la sua mitica canzone Tutto il resto è noia. Nelle canzoni del Califfo, come nel cinema neorealista e in quello di Pasolini e di Caligari, c’era però sempre la poesia. Proprio quella che manca a questo film dalla fotografia e dai toni troppo cupi.
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