Avalon

USA - 1990
Avalon
Nel 1914 emigra a Baltimora dalla natìa Polonia un baldo giovane ebreo: è Sam Krichinsky che, insediatosi nel quartiere di Avalon, comincia a lavorare tappezzando pareti di carte a fiori. L'America appare come la terra promessa: tutti gli immigrati europei si fanno appena possibile raggiungere da mogli, figli e cugini e ben presto anche i Krischinsky sono numerosi, sempre attaccati alle loro tradizioni e validi lavoratori. Gli anni trascorrono: Sam, il più conservatore, si trasferisce con la moglie Eva da Avalon in periferia, dapprima un pò squallida, poi sempre più curata e ricca di verde, per vivere con il figlio Jules, il quale è diventato un bravissimo giovane, con la nuora Anna ed il simpatico nipotino Michael. Tutta la "famiglia" si incontra spesso e nessuno manca nel "giorno del ringraziamento" per la rituale tavolata: ci sono Hymie, William, Gabriele e Nathan (fratelli di Sam e i loro parenti). I più giovani, sia pur rispettosi delle tradizioni, intraprendono nuove attività: anericanizzati i loro cognomi, Jules comincia ad entrare in affari insieme al cugino Izzy. I due mettono su un negozio di televisori; poi Izzy - più svelto e spregiudicato - suggerisce di affidarsi allo slogan ed alla pratica commerciale della garanzia del prezzo più basso, per battere la concorrenza. In seguito, malgrado mutui e debiti, i giovani hanno un grosso magazzino zeppo non solo di televisori, ma di elettrodomestici (che cominciano a tirare sul mercato). I nonni si occupano volentieri del nipotini, Eva borbotta un pò, finchè un giorno arriva a Baltimora Simka, fratello sconosciuto della donna, con moglie e bambina, polacche anche loro, tutti già in un campo di internamento tedesco. I nuovi immigrati scelgono, però, di lavorare in una "farm", ma alle riunioni del Krichinsky sono presenti anch'essi. La vita scorre nei suoi ritmi quotidiani, con piccoli eventi anche semplici, gioie, a volte battibecchi e contrattempi vari. Anna è incinta di David e, quando questi vedrà la luce, Sam ed Eva se ne andranno da soli in un altro alloggio. In occasione della festa del 4 luglio, Jules e Izzy inaugurano il loro nuovo negozio, ma questo va a fuoco. Il piccolo Michael e il cugino Teddy, molto amanti il primo dei fiammiferi e l'altro dei petardi, erano andati negli scantinati per fare uno dei loro giochetti imprudenti. Egli, consigliato dal nonno, trova il coraggio d'accusarsi con il padre del disastro. In realtà si è trattato di un corto circuito al quarto piano, ma intanto tutto è andato distrutto nel rogo. Jules e Izzy, superate le difficoltà con il duro lavoro, riprendono la loro attività mentre Eva ha un semplice malore e muore quietamente. Sam, ormai solo si trasferisce in un cronicario, dove Michael - ormai uomo fatto - porta un bimbetto, suo figlio, a conoscere il bisnonno. Ha il nome di Sam, lo stesso del vecchio polacco emigrato negli Stati Uniti, che ora vive di ricordi.
  • Durata: 122'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMIA A COLORI
  • Produzione: MARK JOHNSON, BARRY LEVINSON
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA (1991) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

CRITICA

"Avalon è un film elegante e nostalgico cui manca forse un centro drammaturgico preciso. Per dar corpo ai fantasmi del passato il regista ha preferito evitare le star, privilegiando il criterio della somiglianza con i personaggi reali. E proprio gli interpreti, di eccezionale bravura, sono il punto di forza del rapsodico film". (Alessandra Levantesi, La Stampa)


"Una serie di incertezze e una certa freddezza hanno nuociuto alla sceneggiatura, episodica e poco fresca". (Gabriella Giannice, Il Giornale)


"In una storia di sottotoni, di ripicche e di ricatti, di espressivi silenzi, di poesia buttata all'angolo; ai confini con la banalità, e qui l'applauso va generalizzato a tutto il cast". (Maurizio Porro, Il Corriere della Sera)

"Il film è da vedere per la sensibilità e la perizia tecnica con cui ricostruisce i costumi di mezzo secolo, per la commozione e lo spasso che suscita, per la colorita sveltezza dello stile, per le belle musiche, per le ricche scenografie e per i suoi bravi attori". (Giovanni Grazzini, Il Messaggero)
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