Australia

AUSTRALIA, USA - 2008
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Australia
Alle soglie della II Guerra Mondiale, Lady Sarah Ashley, un'aristocratica inglese, si trasferisce nel Maryland, in Australia, per raggiungere suo marito e costringerlo a vendere una proprietà considerata ormai improduttiva e che è entrata nelle mire di un suo connazionale. Tuttavia, quando arriva a Darwin, Lady Ashley ha un'amara sorpresa: suo marito è stato ucciso mentre cercava di chiudere un grosso affare per una fornitura di 1.500 capi di bestiame destinata al sostentamento dell'esercito in partenza per la guerra. Nonostante la sua scarsa conoscenza nel campo dell'allevamento e del trasporto delle mandrie, la donna decide di condurre lei stessa in porto sia l'affare che la consegna e per riuscire nell'impresa si avvale dell'aiuto e dell'esperienza di Drover, un affascinante mandriano dai modi piuttosto grossolani ma che non tarderà a conquistare il suo cuore. I due, sfidando le convenzioni, le malelingue dei benpensanti e le continue insidie messe in atto dai concorrenti per mettere loro il bastone tra le ruote, riusciranno a chiudere l'affare che permetterà anche di riportare la proprietà al suo antico splendore. Nel frattempo, Lady Ashley porterà avanti anche una dura battaglia per impedire che le venga portato via Nullah, un ragazzo meticcio, figlio di una donna aborigena e di un bianco, cui lei si è affezionata e che sta crescendo come un figlio ma che per legge è destinato ad essere parte della 'generazione rubata'. Quando tutto sembra andare per il meglio, però, Drover accetta un incarico che lo farà stare via a lungo, Nullah viene preso dalle autorità e i giapponesi, che hanno già sferrato il duro attacco a Pearl Harbor, bombardano la città di Darwin...
  • Durata: 165'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA, AVVENTURA, ROMANTICO
  • Produzione: BAZ LUHRMANN, CATHERINE KNAPMAN, G. MAC BROWN E CATHERINE MARTIN PER BAZMARK FILMS, TWENTIETH CENTURY-FOX FILM CORPORATION
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 16 Gennaio 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Alla vigilia della seconda guerra mondiale, l'artistocratica inglese Lady Ashley (Nicole Kidman) lascia l'Europa per recarsi a Darwin, Australia. La donna vuol riportare a casa il marito, che da tempo si è ritirato nella tenuta di Faraway Downs ad occuparsi di mucche, "donzelle" aborigene e cavalli. Scortata da un rude mandriano (Hugh Jackman), scoprirà con orrore che il consorte è stato ucciso e il ranch rischia la rovina... Progetto inseguito per anni, l'Australia del genialoide Baz Luhrmann (Romeo+Giulietta, Moulin Rouge!) è un omaggio debordante ai monumenti hollywoodiani - kolossal alla Via col vento e alla Lawrence d'Arabia - da cui saccheggia filosofia (il film come impresa totale), struttura narrativa, archetipi e linguaggio. Sulla carta un'occasione unica: l'impianto scenografico (del premio Oscar Catherine Martin) offre al romanticismo kitsch del regista l'ideale cornice per dispiegare tutta la sua esuberanza immaginativa, mentre la capacità di (ri)maneggiare i generi può esaltarsi nel "film dei film" (in una sola pellicola: la commedia, il western, il melodramma, il musical e il war-movie). Peccando di prudenza invece, Luhrmann si accomoda sulla sua costosissima macchina del tempo - 130 milioni di dollari di budget (un record per il cinema australiano) - senza mai scendere, fiducioso che un decalco della mitica epopea del cinema basti e avanzi. Ritroviamo così lo stesso gigantismo produttivo, una travolgente storia d'amore sullo sfondo di un affresco storico-sociale (la seconda guerra mondiale, e pure la vergogna della "generazione rubata": i bambini aborigeni strappati dallo Stato ai loro genitori naturali), due smaglianti protagonisti (bravi la Kidman e Jackman, ma Vivien Leigh e Clark Gable erano un'altra cosa), i paesaggi mozzafiato e i tramonti di fuoco. Tutto come allora ad eccezione del pubblico che rischia - con mezzo secolo di cinema alle spalle - di prendere il giocattolone di Luhrmann come un classico riveduto. Ma non corretto.

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2009 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Se le ambizioni sono titaniche - raccontare la Storia e l'Identità di un continente - e le aspettative crescono in proporzione, il rischio è che vadano di pari passo anche le attese. E, proporzionalmente, le possibili delusioni. 'Australia' è un film di quasi tre ore, dove il melodramma si mescola alla ricostruzione storica, il marketing allo star system, il kitsch alla cinefilia. E le ambizioni - ahimè - alla banalità. Nei suoi film precedenti, specie 'Romeo+Giulietta' e 'Moulin Rouge!', Luhrmann aveva trovato in una personalissima 'banalizzazione' dei temi del post moderno la chiave per conquistare i gusti del pubblico: lo scontro amore/morte che riverbera dalla storia di coppia alla società ostile era vivificato da una colonna sonora volutamente accattivante, che accentuava una lettura distaccata e in arte autoironica dei due film. Deciso a raccontare le contraddizioni della terra australiana, dove si mescolavano l'orgoglio e la superbia dei coloni (e padroni) inglesi con l'emarginazione o addirittura lo sradicamento della cultura aborigena, Luhrmann punta più sul cinema (e la sua storia) che sulla musica per aggiornare una trama che racconta sempre la stessa storia, quella di una donna costretta a smettere i propri pregiudizi di straniera per scoprire e accettare i valori dell'uomo (e della cultura) locale." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 16 gennaio 2009)

"Siamo fra 'Via col vento' e 'Indiana Jones' ma in chiave camp, con scazzottate da Bud Spencer, mandrie sterminate, strapiombi da brivido, stregoni ubiqui. Lo spettacolo c'è, ci mancherebbe, e non per sbagliare Buz cita 'Il mago di Oz', ormai più abusato di 'Casablanca'. Ma il peggio è la seconda parte; che intreccia il sequestro del piccolo aborigeno ai bombardamenti di Darwin, la 'Pearl Harbour' australiana, come se di colpo ci dovessimo vergognare di esserci divertiti. Intempestivo, ipocrita, confuso, ricattatorio, abbastanza assurdo. Un cattivo servizio a una buona causa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 gennaio 2009)

"Il western si presenta sotto varie forme. In fondo è un western anche 'Australia', di Baz Luhrmann: un dichiarato remake di 'Via col vento' che nella prima parte racconta una transumanza di bovini che vorrebbe sfidare 'Il fiume rosso'. Peccato che la scena della mandria sbandata sia forse la più brutta della storia del cinema, e che il film sia di rara assurdità. Persino la protagonista Nicole Kidman ha dichiarato di essersi 'vergognata' rivedendosi. Ma sarà vero?" (Alberto Crespi, 'LUnità', 16 gennaio 2009)

"Tramonti mozzafiato, scenari naturali da pieghevole turistico, buoni e cattivi separati da un colpo d'accetta per evitare malintesi, 'Australia' si dilunga per due ore e mezzo nel raccontare storie già viste, non solo quella dell'amore tra i due protagonisti così diversi e così simili, ma anche quella della generazione rubata, affrontata con ben altro piglio da letteratura, cinema e storia. E forse il limite di tutta l'operazione è proprio questo; voler mettere nel calderone un po' troppo. La segregazione, i magnati criminali, gli aborigeni che sanno magie a noi ignote, il rapporto con la lontana madrepatria imperiale, la guerra, il tutto intriso di nostalgia per i western d'altri tempi. Riproporre oggi il western in versione southern suona stravagante ma soprattutto stridente, un dejà vu senza sorprese, che annulla qualsiasi pathos. Lo stupore di Nicole Kidman di fronte al canguro saltellante è degno del miglior cinepanettone, così come la fucilata che lo abbatte per trasformarlo in cibo sgomentando la signora. Ma forse si spiega così l'uscita dopo le feste del film, qualcuno avrebbe potuto fraintendere con un 'Natale in Australia' pretendendo il rimborso del biglietto all'uscita perché qui le risate sono poche e involontarie." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 16 gennaio 2009)

"La banda degli australiani (il regista e la Kidman sono pure coproduttori del film) non si è privata di nulla: amore di lei senza figli per un orfano semiaborigeno, disprezzo di lui per i ricchi oziosi, arroganze, incontrarsi perdersi e ritrovarsi, smarrimento e ritrovamento del bambino, rancore di lui verso la società razzista che gli ha impedito di far curare in ospedale la moglie aborigena portandola alla morte, disprezzo di lei verso i rozzi ricchi locali. 'Australia' si è così dilatato sino a una notevole lunghezza, ideale per chi ama il genere." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 16 gennaio 2009)

"Niente a che vedere con la folle bellezza del precedente 'Moulin Rouge!' Nicole Kidman ha perso lo shining e procede attonita e inespressiva verso il proprio destino, che sarebbe il rude Hugh Jackman, bello sì, ma in versione pubblicità del bagnoschiuma con cascate e cavallo. In questi casi o ci si salva con lo humour o con il messaggio: il primo difetta, il secondo è flebile e dejà vu, perché sul dramma della 'generazione rubata', quella dei bimbi aborigeni strappati alle famiglie per servire i bianchi, abbiamo visto racconti ben più intensi ed efficaci. Peccato." (Piera Detassis, 'Panorama', 22 gennaio 2009)
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