Atlantis

USA, UCRAINA - 2019
4,5/5
Atlantis
Ucraina orientale, in un futuro prossimo. Un deserto inadatto alla presenza umana. Sergiy, un ex soldato affetto da disturbo da stress post traumatico, ha difficoltà ad adattarsi alla sua nuova realtà: una vita a pezzi, una terra in rovina. Quando la fonderia in cui lavora chiude, l'uomo trova un modo inaspettato per tirare avanti come volontario per la missione volontaria Tulipano Nero, specializzata nel recupero dei cadaveri di guerra. Lavorando al fianco di Katya, Sergiy capisce che un futuro migliore è possibile. Imparerà a vivere senza la guerra e ad accettarsi così com'è?
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.39)
  • Produzione: IYA MYSLYTSKA, VALENTYN VASYANOVYCH, VLADIMIR YATSENKO

RECENSIONE

di Cristina Matteucci
Ucraina orientale, anno 2025: la guerra contro la Russia è appena terminata. Atlantis, tra le visioni più intense della sezione Orizzonti di Venezia 76, mette in scena un percorso tarkovskijano nell'impero perduto del Donbas, un tempo tra i territori più ricchi e sviluppati del paese, ora trasformatosi in un deserto inadatto alla vita, tra distese di cimiteri e corpi da dissotterrare.

Ogni cosa ha un inizio e una fine, ci avverte Vasyanovych con le immagini a raggi infrarossi poste a prologo ed epilogo del film. In mezzo, serve una strada sicura da percorrere attraverso la "zona" (i riferimenti a Stalker, tematici e lessicali, sono una costante all'interno dell'opera).


 

È quello che tenta di fare Sergeij (Andriy Rymaruk), ex soldato colpito da una grave forma di stress post-traumatico. In un paese in rovina è impensabile un ritorno alla vita di un tempo: le fabbriche chiudono, il lavoro non c'è, tanti cercano la liberazione nel suicidio. Ma Sergeij trova una possibilità di salvezza: si unisce a una missione volontaria di recupero dei cadaveri di guerra. Scavare, ritrovare e dissotterrare i corpi. Dare degna sepoltura ai difensori dell'Ucraina "temporaneamente non identificati". È questa la terapia che permette al protagonista di restituire parziale significato alla propria vita e di trovare, lungo un percorso sicuro, il calore umano di Katya.

C'è dunque via di uscita dal conflitto tra Russia e Ucraina? Vasyanovych si dichiara ottimista, ma denuncia l'urgenza di porre fine alla guerra. I problemi più gravi non sono quelli politico-economici, bensì quelli umani ed ecologici. L'acqua inquinata degli stabilimenti abbandonati sta avvelenando la terra, i campi rimangono incolti, nulla nasce più.

Di Atlantis rimangono indimenticabili i lunghi piani sequenza delle autopsie, con inquadrature geometriche e fisse, dominati dal realismo più crudo e potente. Una visione non certo facile, ma necessaria. D'altra parte il regista ucraino, già produttore e responsabile della fotografia di The Tribe, film scandalo di Cannes 2014, non è nuovo a questa tipologia di cinema: feroce e crudele, ma non per questo privo di speranza sul futuro.

NOTE

- PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM ALLA 76. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2019).

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: UKRAINIAN STATE FILM AGENCY, INTERNATIONAL CHARITABLE FUND OF OLEKSANDR PETROVSKY ''SOLIDARITY''.
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