Atlantic City, USA

Atlantic City

FRANCIA, CANADA - 1980
Atlantic City, USA
I sogni di Sally, una giovane di provincia aspirante croupier, si trasformano ben presto in incubo. Tra i tavoli verdi di un'Atlantic City sul viale del tramonto, Sally finisce nei guai per via dell'ex marito Dave e di una storia di droga. Braccata dalla mala, trova un inaspettato alleato in Lou Pasco, un vecchio gangster ormai in disarmo, che sogna una rivincita.
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, POLIZIESCO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85) - PANORAMICO
  • Produzione: SELTA FILMS, CINE-NEIGHBOR, FAMOUS PLAYERS LIMITED, INTERNATIONAL CINEMA, MERCHANT FILMS, CANADIAN FILM DEVELOPMENT CORPORATION (CFDC)
  • Distribuzione: GAUMONT VALE (1980) - CENTER VIDEO, PLAYTIME

NOTE

- LEONE D'ORO (EX AEQUO CON "GLORIA" DI JOHN CASSAVETES) ALLA XXXVII MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (1980).

- PREMIO DAVID DI DONATELLO (1981) PER MIGLIORE ATTORE STRANIERO A BURT LANCASTER.

- BAFTA AWARDS DEL 1982: MIGLIOR ATTORE A BURT LANCASTER E MIGLIOR REGIA A LOUIS MALLE.

CRITICA

"Atlantic City, città degli USA, sull'Atlantico, New Jersey, fino alla fine dell'800 rinomata stazione balneare, poi, col proibizionismo, capitale dei 'booleggers', contrabbandieri d'alcol. Dopo la crisi del '29 diventa sede di incontri mondani e perfino dell'elezione di Miss America. Ma le più attrezzate e celebri Las Vegas e Miami le tolgono il primato dei lussi e degli spassi, fino a quando, nel '78, la legalizzazione del gioco d'azzardo la riporta in auge tra un passato ormai fatiscente e uno sregolato presente fatto di miserie e di ambigui fulgori. Di questa emblematica città, Louis Malle ha fatto il fulcro del suo film (di produzione franco-canadese), per esulcerare un modo di vivere impostato sul rischio, sul cinismo, sulla longanimità a doppio taglio (per cui chi riceve prima o poi deve dare). L'uomo vince o perde come alla roulette in un gioco che si chiama vita, e se perde spesso finisce ammazzato. Chi non sta al gioco o non ha l'impudenza necessaria, è bersaglio di infamante dileggio o è un emarginato. Così come è il vecchio Lou protagonista del film, scagnozzo per scommettitori da strapazzo e cavalier servente per una vecchia dama artritica. Ma gli capita un'occasione per uscire dall'anonimato e diventar ricco allorchè entra casualmente in possesso d'un pacco di droga. Si fa tanti bigliettoni e può togliersi tante soddisfazioni, ma è anche inseguito dai veri spacciatori che rivogliono il loro malloppo. Lou si decide così a un gesto estremo, che lo 'riscatta' da un'esistenza pavida e incolore [...]. Parabola dura in un mondo squallido e amorale, il film di Malle pastella tuttavia con dolente pietà la figura del protagonista (l'incisivo 67enne Burt Lancaster), anima in pena in un mondo di bruti, 'spostato' hustoniano in cui ricorrono echi degli avventurieri poveracci visti in 'Saint Jack' di Bogdanovich e in 'L'assassinio di un allibratore cinese' di Cassavetes (tutt'e due interpretati da Ben Gazzara, anche lui un déraciné, uomo alla deriva nella giungla della città)." (Franco Colombo, 'Eco di Bergamo')

"(...) Scritto dal commediografo John Guare, accompagnato dalla musica sempre efficace di Michel Legrand e da una canzone del redivivo Paul Anka, 'Atlantic City, USA' documenta sino a un certo punto l'americanizzazione di Malle. Reso il debito omaggio all'Altman di 'Nashville' (ma c'è anche chi lo paragona a Casablanca), ci sembra osservare con sguardo ancora europeo, sensibile più al grottesco che al lirico, la storia intrecciata di due fantasie: l'una volta alla resurrezione di antiche prepotenze, l'altra diretta all'avvento di una facile carriera, ed entrambe nutrite dal mito della ricchezza di cui vive la città. Malle è comunque ancora una volta, lontano dal realistico. Mandando insieme malinconia e humour (si veda il tenero incontro d'amore fra due simboli del passato e del futuro) colloca il presente in uno spazio fantastico intriso d'ironia. La tristezza del tempo perduto si accompagna al mesto presagio d'un sogno americano che tenta di realizzarsi a Montecarlo, e n'esce un accorato marameo. Gli stereotipi del film sono hollywoodiani, ma l'aria che vi circola ha l'irrealtà del Malle più francese e ricorda semmai ' Black Moon'. Gli attori hanno una quota pregevolissima di professionalità. Cominciando da Burt Lancaster, che regge da gran signore dello schermo le sfumature del suo personaggio, proseguendo con Susan Sarandon, alla quale si dischiude un bell'avvenire, e finendo con Kate Reid, caratterista coi fiocchi." (Giovanni Grazzini, ' Il Corriere della Sera')

"Alla sua seconda esperienza di cinema americano, il regista francese Louis Malle, esponente tra i più noti della 'nouvelle vague', ha saputo con 'Atlantic City, USA' esprimersi ad un livello tale da meritare il Leone d'oro a Venezia ex aequo con il film 'Gloria' di Cassavetes. Ma tale risultato - del resto come è caratteristico del suo modo di fare cinema - Malle l'ha saputo ottenrere ricorrendo al suo bagaglio tecnico di creatore di atmosfere ambigue, di situazioni insolite, di personaggi mediocri, di non-eroi, di ambienti ove prospera la malavita. L'equilibrio narrativo drammatico, la capacità di disegnare personaggi ed il ritmo compatto che il regista riesce a dare alla sua opera non si sposano con contenuti validi, con scelte significative e con sia pur minime esperienze positive, riscattattici. Insomma questo mondo denso di rovine collettive ed individuali che egli così bene descrive non è mai capace di redimersi, di operare - sia pure a distanza, facendo nascere pietà e dolore per chi sbaglia - una scelta tra bene e male. E non operando questa scelta finisce alla lunga con il prevalere il male. Come in questo 'Atlantic City, USA', nel quale la città in decadenza con la droga, il banditismo, le miserie, la gente delusa sa esprimere alla fine solo il deludente riscatto di un personaggio millantatore e fasullo che approda, dopo aver sempre fatto credere di averne già commessi chissà quanti, al delitto mediante pistola. E poi c'è la grave leggerezza di lasciare credere che con lo smercio della droga ci si possa tranquillamente arricchire, senza rimorsi o condanne. A Malle non mancherebbero certo le qualità per mettere le dita nelle piaghe con l'ironia, il ricorso alla beffa; ma egli preferisce utilizzare tali doti per demitizzare falsi miti, finendo invece con l'alimentarli: come il banditismo alla Al Capone o il gioco d'azzardo (...)". (Ivo Molè, 'Città nuova')
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