Assalto al cielo

ITALIA 2016
Costruito esclusivamente con materiale documentario di archivio, il film racconta la parabola di quei ragazzi che animarono le lotte politiche extraparlamentari negli anni compresi tra il 1967 e il 1977 e che tra slanci e sogni, ma anche violenze e delitti, inseguirono l'idea della rivoluzione, tentando l'"Assalto al Cielo". Diviso in tre movimenti come fosse una partitura musicale, il film esprime il sentimento che oggi conserviamo di quegli anni, mescolando nelle scelte del materiale e di montaggio, memoria personale, storia, spunti di riflessione e desiderio di trasfigurazione.
SCHEDA FILM

Regia: Francesco Munzi

Soggetto: Francesco Munzi

Montaggio: Giuseppe Trepiccione

Durata: 72

Colore: B/N-C

Genere: DOCUMENTARIO

Specifiche tecniche: DCP

Produzione: ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA

Distribuzione: ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ (2017)

Data uscita: 2017-04-06

TRAILER
NOTE
- RICERCHE D'ARCHIVIO: NATHALIE GIACOBINO.

- MATERIALI D'ARCHIVIO: ARCHIVIO STORICO ISTITUTO LUCE CINECITTÀ, RAI TECHE, ASSOCIAZIONE ALBERTO GRIFI, ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO, FONDAZIONE CINETECA DI BOLOGNA.

- FUORI CONCORSO ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).
CRITICA
"Non ci sarà mai un film che possa veramente raccontare lo spirito di quegli anni che non sia il cinema underground: il racconto televisivo, la narrazione con personaggi e intrecci appartengono a un'altra epoca, quella precedente o quella molto successiva che ha cercato di catturarne qualche elemento. Una società come questa dalle immagini tanto frammentate ci sembra in sintonia il film di Munzi che è andato alla ricerca dei materiali meno manipolati dai commenti, il più possibile girati dagli stessi cineasti (pochi e ben conosciuti) che partecipavano al movimento. Utilizza senza voce fuori campo, materiali spesso inediti del Movimento operaio e democratico, Luce, Cineteca di Bologna o della Fondazione Alberto Grifi per il Parco Lambro (girati in videotape mentre i tre rulli in pellicola dovrebbero essere presto restaurati) e delle teche Rai che lì aveva i suoi operatori. Potrebbe sembrare impossibile raccontare dieci anni di movimento in un'ora di montaggio, ma i diversi spettatori ne faranno un uso differente, dal ricordare i volti conosciuti o quelli scomparsi, a collegare le scene mancanti a stupirsi di fronte a tanto fervore oggi che domina il disgusto per la politica." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 7 settembre 2016)

"Il film presuppone la conoscenza dei fatti, non spiega e non giudica, rifiuta i facili legami narrativi e la mera cronologia per raccontare cosa c'era, non tanto nelle teste, quanto nei cuori di quei ragazzi." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 7 settembre 2016)

"Dopo il successo del dramma 'ndranghetista 'Anime nere' e in attesa di perfezionare la sua prima avventura americana, Francesco Munzi, classe 1969, s'immerge negli archivi (...) e ritorna al decennio 1967-1977, realizzando un saggio audiovisivo dal movimento sinfonico e l'intermediazione ridotta al lumicino. Solo repertorio, nessuna narrazione aggiuntiva, ma l''Assalto al cielo' per quel che fu: gioia e rivoluzione, violenza e utopia. Un come eravamo che però sa guardare, e interrogare, al futuro: non mancherete, per esempio, di osservare come ci fu un'epoca in cui i social network erano fatti di persone, passioni, piazza e vita vissuta. Bei tempi andati." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 6 aprile 2017)