Aspettando il sole

ITALIA - 2007
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Aspettando il sole
Nell'Hotel BelleVue, sotto lo sguardo vigile del concierge Santino, si incrociano i destini di vari personaggi: una troupe di film osé, un uomo in attesa della fidanzata, due balordi nullafacenti, un telebanditore di gioielli, due rapinatori, una coppia di amanti.
  • Altri titoli:
    Waiting for the Sun
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, NOIR
  • Produzione: LUCA FANFANI, CECILIA MAZZÀ E FRANCESCO PISTORIO PER LACASA, ROBERTO CICUTTO, LUIGI MUSINI, FRANCESCO MELZI D'ERIL E ALESSANDRO USAI PER MIKADO FILM
  • Distribuzione: MIKADO (2009)
  • Data uscita 20 Febbraio 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Vanessa Incontrada e Corrado Fortuna attori porno, Raoul Bova per ore in attesa della fidanzata che non tornerà più, Gabriel Garko (con la zeppola) e Raiz - frontman degli Almamegretta - rapinatori agli antipodi, Claudio Santamaria e Michele Venitucci balordi nullafacenti alle prese con il concierge Giuseppe Cederna, Massimo De Lorenzo telebanditore per una vendita di gioielli, Thomas Trabacchi amante di Claudia Gerini. Tutti uniti nello stesso arco di tempo (2 ore, raccontate in tempo reale) e luogo, seppur slegati e, di fatto, quasi mai ravvicinati. In un hotel ai confini del mondo, nei primi anni '80, una notte che per tutti finirà - letteralmente - con il botto.
Esordio al lungometraggio di Ago Panini (all'attivo molti video musicali e spot pubblicitari, musicista e fondatore della band "Ottantottotasti"), Aspettando il sole è (o vorrebbe essere) una commedia nera composta da un insieme di storie che rappresentano come è fatta l'umanità. Questo, almeno, nelle intenzioni degli autori (script firmato da Enrico Remmert e Gero Giglio, insieme al regista), perché quello che resta è sì un insieme di storie, ma lontane anni luce - come il sole del titolo - da una qualsivoglia idea di rappresentazione: ogni caratterizzazione sbiadisce sotto i colpi di una struttura che anziché assemblare finisce per smembrare, soffocando lo sviluppo sia dei personaggi sia della storia. E di stessa sorte perisce l'ironia alla base dell'intero lavoro, piatta e nichilista (nel senso meno filosofico del termine) come il nero che illumina le stanze del fatiscente hotel.

NOTE

- PROIEZIONE SPECIALE AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008).

CRITICA

"Debutto d'un autore di spot, questo film si svolge tutto in una notte in unità di tempo, luogo e azione nell'ora del lupo, tentando di incasellare diversi destini ('Magnolia' all'italiana, piovono termiti). su traiettoria sociologica '80. (...) migliori i cattivi Santamaria e Venitucci, Bova e Incontrada vanno controcorrente. Finale catastrofico in cui non solo tutte le vacche sono nere, ma le termiti ci mangiano le fondamenta. Ambiziosa fiaba dark, apologo con voce tonante che punta il dito contro l'omologazione: tante grazie già abbiamo i primi catastrofici esiti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 febbraio 2009)

"Se sia nato un nuovo regista aspettiamo a dirlo. Ma il caso merita attenzione. Panini ha già un corposo curriculum di spot commerciali e videoclip. (...) Complimenti al coro con una citazione speciale per Raoul Bova, Giuseppe Cederna, Bebo Storti. E al regista che, con qualche stucchevole scivolata cinéphile, tiene alta la bandiera dei professionisti (D'Alatri, Luchetti), che non hanno perso l'anima mettendo la creatività al servizio della vendita di automobili." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 20 febbraio 2009)

"Esordio di pretesa arty quello di Ago Panini che sembra ispirarsi al noir post moderno di Wenders, utilizzando un buon cast ma senza riuscire a trovare un ritmo interno, senza convincere, senza coinvolgere."(Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 20 febbraio 2009)

"Panini ha il merito di non buttarla in horror né in commedia, generi facili e abusati. Però a forza di mescolare registri e livelli, spunti ed interpreti, dialoghi e monologhi, suscita aspettative crescenti che poi finisce per lasciare inevase. Un'occasione colta a metà." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 febbraio 2009)

"Oggi c'è un gran fiorire di autori e collane (da Lucarelli a Dazzieri, da Carlotto a Fois), ma la sensazione è che (salvo taluni) fra qualche decennio di questa stagione del noir italiano rimarrà il calcolo editoriale, il luccichio sbiadito di una moda passata e qualche pagina importante di autori più necessari (vedi Carlotto e Fois). Se per la letteratura ancora c'è margine e legittimazione, nulla è venuto dal cinema. I film nati dalla moda 'noirista' sono spesso malriusciti tentativi di visualizzare un immaginario frainteso. 'Arrivederci, amore ciao' tratto da Carlotto, grida vendetta! Inefficace è 'La cura del gorilla' da Dazzieri. L'Infascelli di 'Almost Blue', tratto da Lucarelli, e 'Il siero della vanità' non ha fatto breccia, come anche il tentativo fallito del 'Quo Vadis Baby' di Salvatores. Chi si salva? 'L'imbalsamatore' di Garrone (che ha dietro il grande talento visivo di un regista unico), 'Romanzo criminale' di Michele Placido (non proprio un noir, bensì un romanzo storico), 'La ragazza del lago' di Andrea Molaioli. Il nero non si addice al cinema italiano... e la moda, come è noto, cambia ogni anno il colore dominante." (Dario Zonta, 'L'Unità', 20 febbraio 2009)
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