Arte mortale

A Grande Arte

BRASILE 1993
Il fotografo Peter Mandrake è a Rio de Janeiro per un servizio fotografico sulla vita per le strade, quando una delle persone da lui ritratte viene brutalmente uccisa. Peter si improvvisa detective per scoprire i colpevoli, ma viene assalito insieme alla sua fidanzata Marie. L'attacco scatena in lui un forte desiderio di vendetta, così decide di diventare un maestro nell'uso del coltello, grazie agli insegnamenti di Hermes, uno spacciatore a cui ha salvato la vita.
SCHEDA FILM

Regia: Walter Salles

Attori: Peter Coyote - Peter Mandrake, Tchéky Karyo - Hermes, Amanda Pays - Marie, Raul Cortez - Lima Prado, Giulia Gam - Prostituta, Cássia Kiss - Mercedes, Eduardo Conde - Roberto Mitry, Tonico Pereira - Rafael, Miguel Ángel Fuentes - Camilo Fuentes, Iza Do Eirado - Zelia, José René Ruiz - José Zakkal

Soggetto: Rubem Fonseca

Sceneggiatura: Rubem Fonseca

Fotografia: José Roberto Eliezer

Musiche: Peter Glass, Todd Boekelheide, Jürgen Knieper

Montaggio: Isabelle Rathery

Scenografia: Nico Faria

Costumi: Mari Stockler

Effetti: Eugene Cornelius

Altri titoli:

Knife Fighter

Exposure

High Art

Durata: 100

Colore: C

Genere: THRILLER

Tratto da: romanzo "High Art" di Rubem Fonseca

Produzione: ALPHA FILM

Distribuzione: VIP INTERNATIONAL - MULTIVISION, VIDEOPIU' ENTERTAINMENT

NOTE
- REVISIONE MINISTERO MARZO 1994.
CRITICA
"L'aspetto più curioso di questo thriller strampalato, diluito e sonnolento, è la sua fauna criminale. Siccome l'intreccio fa acqua e si dilunga inverosimilmente su particolari inutili, si ha tutto il tempo per osservarne gli aspetti marginali. Ambientato a Rio, mostra un'organizzazione del narcotraffico brasiliana capitanata da un gangster con un bel paio di basette alla Menem, da un nano in frac, infagottato nei lustrini, da un gigante boliviano trucidissimo, alto più di due metri, e da altri loschi individui che sembrano prestati dal circo Barnum. Riesce difficile lasciarsi impressionare da questa cupola criminale che, all'istante, riesce ridicola e grottesca. D'altra parte questo eccesso di colore locale, questo bric à brac del folklore sudamericano, è una componente essenziale del film. In questo bizzarro Brasile si uccide esclusivamente con il coltello e le gerarchie dell'organizzazione tengono conto dell'abilità dimostrata dagli affiliati: il grande capo è anche il maestro indiscusso di quell'arte antica, il duello con la lama corta." (Cristina Jandelli, 'La Nazione', 18 maggio 1993)

"La parte riservata al corso di high art è la più azzeccata e la più suggestiva del film. Meno netto e robusto è il capitolo dedicato alla caccia ai trafficanti dal Brasile alla Bolivia (dove un'altra innamorata del Coyote ci lascia le penne). E la resa dei conti a colpi di Randall 14 è meno emozionante del previsto. Anche per colpa del Coyote, bravo attore (chi lo nega, vada a vedersi 'Luna di fiele') ma del tutto implausibile come atleta (fisico da cassiere di banca, riflessi da impiegato del catasto)." ('La Notte', 9 agosto 1993)