Arrivano i bersaglieri

ITALIA - 1980
Roma, il 20 settembre 1870, cade sotto l'avanzata dei bersaglieri di La Marmora. Lo zuavo Don Alfonso dell'Aquila d'Aragona, ignaro che i papalini hanno innalzato la bandiera bianca, uccide il bersagliere Urbano, della nobile famiglia dei S.Agata, quindi, ferito, va a rifugiarsi proprio nella casa del principe Don Prospero di S.Agata. Nella casa patrizia vivono, oltre al principe, sua moglie Costanza, la principessina Olimpia, la domestica Nunziatina e lo zio di Costanza, il prelato Don Pietro. Don Prospero, fedele al potere temporale e apparentemente fanatico, accoglie il ferito Don Alfonso. Costanza, poi, gli riserva esplicite quanto illecite attenzioni. Ma nella stessa casa arriva il tenente Gustavo Martini, di Desenzano del Garda, militante nel 34º Reggimento Bersaglieri come Urbano, il quale, avendo assistito alla morte del commilitone, intende portarne notizia alla famiglia e, soprattutto, alla giovane Olimpia, di cui l'amico gli ha sempre parlato. Il bersagliere finisce per trovarsi di fronte all'assassino e si confida con Olimpia e con Nunziatina; poi inizia un duello con Don Alfonso che, però è costretto a continuare, senza sparare, con Don Prospero. Il principe ha un collasso e, prossimo a morire, svela i suoi segreti mentre gli viene riferita la morte del figlio. Olimpia e Gustavo rimarranno soli, sotto gli occhi benevoli di Nunziatina.

CAST

CRITICA

"Con più evidenza che nei due film precedenti, rivela i limiti ma anche i pregi di Magni. Il quale è un bozzettista a volte arguto e a volte meno, un discreto animatore di figurine (...), un annotatore diligente che riempie con appunti i margini di dimenticate cronache di vita romana. Se si limitasse a mettere insieme un trrattenimento garbato, come quei musical sui cari tempi andati che si replicano per anni a Broadway, non ci sarebbe nulla da dire. Peccato che, procedendo di scherzo in scherzo, pretenda anche di scrivere la storia. (...)
A Magni, insomma, difetta la capacità di sintesi, di tirar fuori una morale dai fatterelli che viene raccontando, di inserire nel suo trattenimento un giudizio storicamente motivato." (Francesco Bolzoni. "Avvenire", 1 novembre 1980)
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