Aria

Aria
Un pianista dotato di una spiccata sensibilità artistica, ha lottato a lungo con la bivalenza della sua natura: uomo nel corpo ma donna nell'anima. Tuttavia, nella sua vita giungerà il momento di rischiare tutto pur di seguire ciò che la sua vera natura gli impone.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: MONICA E MELANIA IEZZI PER TRUGLI E LA BEFFA PRODUZIONI FILM
  • Distribuzione: LA BEFFA DISTRIBUZIONE SRL
  • Data uscita 20 Marzo 2009

CRITICA

dalle note di regia: "Dietro ogni segreto c'è sempre una verità."

"Tutto l'andamento del film è immerso in una particolare penombra ed è costruito da movimenti di macchina che non possono trarre in inganno, così frequente è il movimento di camera da destra a sinistra, come in una elaborazione dell'andare a ritroso, del ricordo, della regressione: stiamo assistendo alla messa in scena di una lunga e dolorosa serie di sedute analitiche (il cinema ha una grande tradizione in questo senso, cinema e psicanalisi sono nate allo steso tempo, lavorano sui simboli, sui sogni e le parole). Ambientato a Trieste, città adatta a questo tipo di elaborazioni, città di confini non solo territoriali (qui il confine a cui si allude è tra il maschile e il femminile), attraverso il mezzo amniotico della musica si effettua il transfert tra racconto e spettatore dove emergono via via gli episodi rimossi, i sensi di colpa, la madre cattiva, trasgressione e regressione, sogni, padre da uccidere, creatività e conquista dell'identità, portati fino alla fine (liberatoria) delle sedute. Manca forse la praticità e l'umorismo delle triestine, qui rappresentate in grande
stile da Galatea Ranzi, Olivia Magnani, Agnese Nano. Qualcuna di loro avrebbe dovuto tagliar corto con qualche proverbio ad hoc e andare avanti." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 20 marzo 2009)

"Per un pubblico adulto il film è insostenibile. Didascalico, patetico, lento e poco congruente alla realtà (va bene lo scandalo nel passato, ma oggi? Nemmeno uno dei familiari che sia pronto ad accettare?), 'Aria' ha dalla sua solo lo sforzo interpretativo di Herlitzka, grande attore che anche qui dà il massimo, ma non riuscendo nel miracolo. L'approccio di d'Annunzio al tema fa terra bruciata di tutto ciò che sino a qui il cinema e anche la televisione ha proposto ed elaborato per 'alzare il livello di osservazione' e anche per problematizzare la questione dei generi sessuali, riprecipitandoci a un grado zero. Il rischio - certo - è di fare più male che bene, nel riproporre l'immagine del diverso che, poverino, c'è nato. Siamo andati tutti avanti, grazie al cielo. D'Annunzio evidentemente era altrove. Le musiche di Giovanni Allevi si disperdono, prive d'aria." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 20 marzo 2009)

"È la versione tragica di 'Diverso da chi?' là tutto happy hour, qui faticosa rinascita con espiazione massima e sacrificio. Non confondere mai il trans di fassbinderiana memoria e la commedia gay. L'autore sceglie la via intimista alla Fabio Carpi, ma resta a debita distanza emotiva nonostante la seduzione musicale (Allevi alla colonna sonora), la bravura di Herlitzka e un ottimo trio femminile con Magnani, Ranzi e Nano."(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 marzo 2009)
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